Giovanni Galli, La vita ai supplementari, Rizzoli, 2010

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copertina libroQuesto libro mi è stato regalato da una persona speciale, cui dedico questa recensione.

L'autobiografia di Giovanni Galli La vita ai supplementari è diversa da tutte le altre. Non parla esclusivamente delle gesta di un grande campione, che ha vinto tutto. Non è la consueta autocelebrazione, ma ci descrive un noto calciatore e personaggio pubblico che vive la sua vita di uomo e che, nella sua vita, oltre alle gioie, incontra anche il dolore. Ed è proprio attraverso il racconto di sé, che quel dolore Galli cerca di lenire e superare. Raccontandosi e nello stesso tempo prodigandosi per aiutare chi soffre.

La prima parte del libro è dedicata alla carriera sportiva dell'indimenticato campione, che inizia, come spesso accade nelle storie italiane di successo sportivo, sui campetti della parrocchia e lui, per una banale quanto frequente casualità, in porta ci finisce perché viene a mancare il portiere titolare. Da questo capriccio del caso (o segno del destino?) inizia la strada che lo porterà lontano, ai vertici del calcio mondiale, sul tetto del mondo.

L'argomento principale e ricorrente del libro rimane tuttavia la scomparsa del figlio Nicolò, calciatore anch'egli come papà, una giovane promessa che muore in un incidente stradale a Bologna, nel 2001.

Il campione toscano ci riferisce infatti gli episodi della propria carriera, filtrati alla luce dell'acuta  presenza della propria famiglia e soprattutto di Nicolò, figure amate che ritornano sempre, con forza, nel corso di tutto il libro. Sin da quando, nei primi anni alla Fiorentina,  Giovanni prende l'abitudine di portare i figli agli allenamenti, spiegando che, un tempo, lo spogliatoio era una sorta di famiglia allargata, dove ci si aiutava e si stava bene insieme.

Poi arriva il Milan dell'era Sacchi, stagioni ricche di vittorie e calcio spettacolo. Giovanni è un grande protagonista sul campo, che sa resistere però agli svaghi e alle tentazioni della grande città.

Dopo il Milan c'è il Napoli di Maradona, poi Torino, Parma, e Lucchese. Anche per raccontare queste tappe Giovanni si sofferma su episodi di spogliatoio e di vita familiare. Ormai i figli sono tre, un maschio e due femmine e la carriera agonistica volge al termine.

Galli non esce dal giro, ma continua l'avventura nel mondo del pallone facendo il commentatore, sia a Pressing accanto a Raimondo Vianello, sia nelle telecronache delle partite di Champions.

La scomparsa di Nicolò tocca molto Giovanni, ma lui racconta la sua esperienza e il suo dolore di padre in modo molto semplice, dai primi calci al pallone fra papà e figlio, fino all'esordio di quest'ultimo in Serie A, a soli diciassette anni, con addosso un cognome pesante da portare, ma anche con la stessa umiltà e semplicità del padre.

In onore di Nicolò è stata istituita una fondazione, http://www.niccoclub.it/ , gestita da Anna e Giovanni Galli, che si occupa di aiutare i ragazzi vittime di incidenti stradali e del sostegno di chi ha perso un figlio, oltre che di altre iniziative benefiche.

Questo è un libro prezioso e utilissimo, perché insegna come si possa essere, allo stesso modo, campioni su un campo di calcio quanto nella vita.

Pier Luigi Usai
(dicembre 2010)

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