copertina libroPur in possesso di una mente brillante, alla protagonista non piace la scuola. Irrequieta, ha la confusa aspirazione a “vivere molte esistenze” e “a sperimentare stili di vita diversi”. A sedici anni interrompe pertanto il regolare corso di studi per andare a convivere con un ventenne. Sennonché la storia sentimentale finisce e Christie si trova allo sbando. In precedenza ha fatto ogni tipo di lavoretto. Perciò non si spaventa e trova occupazione in un centro residenziale dove aiuta i disabili a lavarsi, mangiare e vestirsi. Ha modo di osservare con attenzione il lavoro degli infermieri e decide di iscriversi ad un corso professionalizzante dove le garantiscono una borsa di studio e un posto in cui vivere.

Ha così inizio il suo percorso di infermiera, che si snoderà attraverso i reparti e le branche della medicina più diverse, osservando centinaia di casi clinici, o meglio di persone ammalate, ciascuna con la propria storia unica e personale. Principalmente la Watson lavorerà nelle unità di terapia intensiva pediatrica e nei reparti di emergenza, ma seguirà un tirocinio anche nei reparti di medicina, geriatria, chirurgia e oncologia.

L'autrice descrive con efficacia la complessità e il caotico avvicendarsi di attività che caratterizzano un ospedale moderno. La babele di persone, culture, condizioni fisiche e psicologiche che convivono in un medesimo spazio, medici, infermieri, farmacisti, informatori scientifici, traduttori, poliziotti, paramedici, tecnici, addetti alle pulizie e malati. È tutto un susseguirsi di porte che si aprono, ascensori, barelle ferme o in movimento, carrelli, monitor, apparecchiature medicali, tunnel, reparti, letti, coperte, scambi di consegne, appunti scribacchiati su foglietti di carta, diagnosi di vari morbi, annotazioni di dati anagrafici e parametri vitali, scale di valutazione, interventi da pianificare, farmaci da somministrare.

Le vicende raccontate sono inframmezzate da excursus storici sulle origini e l'evoluzione della professione infermieristica. In tutti i reparti, ogni studente infermiere ha in Gran Bretagna (ma attualmente anche da noi) un mentore (o tutor) che può essere empatico e gentile oppure approfittare del proprio ruolo gerarchico. Il mentore supervisiona, sostiene e valuta lo studente infermiere. L’autrice ci ricorda come il nursing - l'assistenza infermieristica moderna - fu fondato da Florence Nightingale che, cresciuta nell’ambiente privilegiato delle classi medio-alte, si iscrisse all’istituto dell'ordine protestante delle diaconesse di Kaiserwerth, in Germania, dove apprese le basi dell'infermieristica, per poi recarsi nel 1854 a Scutari a curare i soldati feriti nella guerra di Crimea. Successivamente si dedicò alla formazione dei futuri infermieri.
La Nightingale è quindi la prima vera teorica del nursing, seguita, un secolo dopo, da figure piuttosto note nel campo dell’assistenza, come la Henderson, la Peplau, la Orem, ecc. Christie Watson non crede molto nelle teorie del nursing. Secondo lei si contraddicono, oltre che essere formulate “in una lingua arida e accademica difficile da comprendere”. Come assistere le persone si impara, secondo lei, molto di più sul campo.

La professione infermieristica è a tutt'oggi parca di riconoscimenti sociali. È un'attività ancora profondamente sottovalutata. Anche nel Regno Unito è considerata una delle professioni più umili e perciò largamente appannaggio delle donne. In Gran Bretagna gli infermieri di sesso maschile sono soltanto l’11% del totale, mentre in Spagna, Italia e Portogallo si attestano al 20%. Ciò non toglie che oggi molte studentesse provengano dalle classi medie.

Si tratta, comunque, di una professione tutt’altro che facile. Misurarsi con la malattia e la sofferenza umane è angoscioso e spesso intervenire in situazioni critiche è ansiogeno. Il carico di fatica e tensione è grande. Bisogna muoversi con estrema prudenza, l’errore è sempre possibile, le situazioni spesso sono incerte e difficili da interpretare.

Pur apprezzando l'evoluzione tecnologica della professione infermieristica che, in tempi di razionalizzazione economica e di contenimento dei costi, porta spesso l’infermiere a svolgere compiti delicati un tempo riservati soltanto al medico, la Watson considera fondamentale “offrire gentilezza, empatia, compassione e dignità. E’ questo che fa un buon infermiere”. “La sofferenza e perfino la sensazione di dolore possono essere mitigate dalla gentilezza”, sottolinea l'autrice.

Lavoro duro quello dell'infermiere, che deve misurarsi con odori di ogni tipo: vomito, sangue, feci, sacchetti delle colostomie che vanno cambiate, sacchetti delle urine da svuotare, liquidi infetti che fuoriescono da ogni orifizio corporeo e talvolta dalle ferite chirurgiche, secrezioni che escono dalle tracheostomie, piaghe da decubito da detergere e medicare, ulcere, reperti chirurgici da smaltire. E poi lo sforzo fisico di mobilizzare i pazienti che non riescono a muoversi da soli, dispendio energetico mitigato solo in parte dalle tecniche appropriate e dagli ausili meccanici.

Esiste anche un logorio psicologico non inferiore a quella fisico. La fatica (ma nello stesso tempo la gratificazione) di stare vicino a coloro che soffrono, per ore, per giorni, per mesi, per sostenerli fisicamente e psicologicamente. E non si tratta solo dei malati. Quasi sempre l'assistenza si estende ai familiari che ti tempestano di domande, angosciose, drammatiche, quelle che non hanno avuto tempo di rivolgere ai medici. Gli infermieri vengono esposti a stress di ogni tipo, a situazioni di estrema criticità, senza disporre di una supervisione clinica o la possibilità di giovarsi di un sostegno psicologico.

Qualcuno va in burn-out, qualcun altro accusa disturbi da stress post-traumatico. L'infermieristica, in estrema sintesi, consiste per la Watson nell'aiutare qualcuno che ha bisogno di aiuto. Non occorrono astruse teorie. Ciò che conta sono soprattutto, oltre all’abilità tecnica, concetti e virtù come la dignità, il supporto, la premura, la tenerezza e il rispetto. Una professione usurante in cui, tuttavia, si impara moltissimo sulla vita e gli esseri umani e sulla loro infinita forza e vulnerabilità.

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