copertina libroFinalmente un libro che non associa la vecchiaia alla mestizia, alla desolazione, all'attesa rassegnata della morte. Ma neanche indulge - se è per questo - all'ingannevole ottimismo terapeutico, all'immortalità futura promessa dalla scienza medica e dal transumanesimo.

Pascal Bruckner (Parigi, 1948), filosofo, romanziere e polemista francese, che da decenni fa dell'originalità e dell'anticonformismo la sua cifra stilistica, ci guida in un'avvincente disamina della senilità, attraverso una concatenazione di idee, riflessioni, frasi che avvincono il lettore e talvolta lo entusiasmano.

Nell’ultima secolo la speranza di vita nei Paesi più ricchi è aumentata di venti-trent’anni. Un fenomeno che stravolge il modo con cui i contemporanei si rapportano all’esistenza. Per Bruckner la vecchiaia odierna è un regalo delle migliorate condizioni di vita della maggioranza della popolazione, oltre che delle conquiste della medicina.

Si profila quindi per molti una stagione della vita supplementare - “l’estate indiana” la definisce lo scrittore francese- , un periodo tutt'altro che di quiescenza esistenziale, ma aperto alle sorprese, alla rinascita, alla creatività, a nuovi progetti, nuovi amori, nuove identità, alle ripartenze in ogni ambito esistenziale. Una vitalità che si esprime se si gode ancora di buona salute, ma non di rado anche in caso di qualche accenno di declino fisico. Sono molti ormai coloro che nella vecchiaia osano rimettersi in gioco.

L'anziano di oggi non è quindi una persona ossificata nelle proprie abitudini, ma un soggetto che, accumulando esperienza e sapere, è capace di concepire visioni nuove, prospettive inedite, soluzioni complesse e rivoluzionarie. Una risorsa da valorizzare più che un problema o un peso di cui liberarsi. Tanto più che sono molti gli anziani che soffrono proprio perché non si sentono più utili.

Dopo un avvio spumeggiante, a dir la verità il testo di Bruckner si spegne un po' nella sua parte centrale. Soprattutto quando, esaltando il desiderio, prende le distanze dall'etica degli antichi e dal loro elogio di una vita libera dalle passioni e dalla ricerca degli onori e dei piaceri forti.

La vecchiaia - rimarca soprattutto l'autore - come ogni altra età della vita, rimane aperta all'inopinato, al rischio, all'avventura, a nuovi destini. "Fino alla fine bisogna dire sì alla vita", conclude Bruckner.
Insomma, forse aveva capito tutto Oscar Wilde quando scriveva: "Il dramma della vecchiaia è che si resta giovani".

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