copertina libro

"In Italia, ogni giorno, cento ettari di terreno agricolo vengono persi per sempre, divorati dalle costruzioni.
[...] Il Paese ben coltivato, amato dal sole e prediletto dal clima, quello che forniva il meglio dei cereali, della frutta e della verdura a tutti gli altri Paesi d'Europa, riuscirà a cambiare rotta?"
Un viaggio attraverso l'agricoltura italiana, per incontrarne le realtà più interessanti e avanzate. Con una scrittura tranquilla, slow, ben temperata l'autore ci accompagna in una piacevole avventura tra campi coltivati, aziende ben organizzate, paesaggi mozzafiato, serre, masserie, bar, trattorie, hotel e ristoranti caratteristici. Un'avventura, quella attraverso la provincia italiana, densa di sorprese, ma nello stesso tempo rilassante, lontana com' è dal tumulto e dalla frenesia delle grandi città. Fragranze e sapori di un'Italia periferica eppure all'avanguardia, ancorata ai vecchi valori del lavoro duro e ben fatto e nello stesso tempo creativa e innovativa, capace di utilizzare al meglio le tecniche di marketing, il computer e gli altri strumenti digitali, per incrementare qualità, produttività e profitti.

Ma non si parla soltanto di coltivazione della terra nel libro: ci sono incursioni nella letteratura: Pavese e Calvino, Pasolini e Gramsci, D'Annunzio e Montale, Virgilio e Leopardi, Don Delillo, Nabokov et alii. Non mancano le digressioni filosofiche, quando per esempio l’autore ci richiama alle preziose regole di saggezza dettate dalla scuola pitagorica.
Si parla di scuola e formazione, conversando con appassionati dirigenti scolastici, capaci di instillare nei ragazzi la passione e l'amore per il lavoro che si sceglie. Scuole efficaci, che mischiano pragmaticamente teoria e pratica.

Boatti ci introduce alle coltivazioni di punta dell'agricoltura italiana: bergamotto e arance in Calabria, riso nella Lomellina, frutti di bosco nel Trentino, radicchio rosso a Chioggia, agricoltura biologica nelle Marche, basilico, olive e fiori in Liguria, l'aglio di Voghiera nel Ferrarese, il melone di Mantova, il pomodoro di Pachino, l'asparago bianco di Bassano (o di Albenga).
E ancora: le ciliegie e l'uva pugliesi, le fragole e i pomodorini della Basilicata, il mais di Arcevia.

A Giorgio Boatti (Zinasco, 1948) non piace l'aggettivo "bucolico", ma la pace, l'aria pura e la semplicità che si respirano nelle vitali pagine del libro costituiscono un'autentica boccata di ossigeno e un'oasi di relax agreste per il lettore.

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