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“Mi parve che tutta la mia vita fosse stata come su una giostra: fin dall’inizio m’era toccato il cavallo bianco e su quello avevo girato e dondolato a mio piacimento senza che mai - me ne resi conto allora per la prima volta - , mai qualcuno fosse venuto a chiedermi se avevo il biglietto. No. Davvero il biglietto non ce l’avevo. Tutta la vita avevo viaggiato a ufo! Bene: ora passava il controllore, pagavo il dovuto e, se mi andava bene, magari riuscivo anche a fare… un altro giro di giostra.”

Giunto alla soglia dei sessant'anni, Tiziano Terzani (Firenze 1938 - Orsigna, Pistoia, 2004), scrittore di indimenticabili reportage e corrispondente per testate importanti come Der Spiegel, la Repubblica e L’Espresso, scopre di avere un cancro. Per curarlo sceglie la medicina ufficiale. Si rivolge a una clinica di New York all'avanguardia e si sottopone a tutto l’armamentario previsto dalla medicina tecnologica: interventi chirurgici, chemioterapia, radioterapia, Tac, risonanze magnetiche, endoscopie. New York sembra una garanzia. È la metropoli al centro della globalizzazione e la capitale culturale e finanziaria dell’Impero Americano.

Nel frattempo sperimenta le procedure della medicina alternativa, in luoghi che Terzani ha già avuto modo di conoscere durante il suo peregrinare nei posti più esotici. Ecco quindi che esamina le soluzioni offerte dalla medicina complementare: dall’omeopatia alla naturopatia, dalla medicina ayurvedica alla sapienza indiana, dal reiki alla medicina tibetana, dal qi gong allo yoga alla fitoterapia. Conosce maestri, guru, medici, maghi e guaritori ispirati dalle principali filosofie e pratiche orientali e cerca di far tesoro dei loro consigli. In Thailandia si sottopone al digiuno e al lavaggio del colon. Nelle Filippine si interessa ai guaritori locali.
Rimedi certamente non risolutivi, considerati con scetticismo dallo stesso autore, ma buoni forse per affiancare le terapie della medicina ufficiale, allopatica, nel trattamento di alcuni disturbi secondari.

La malattia diventa per Terzani occasione, oltre che di vivace curiosità, di riflessione profonda, sulla vita e sulla morte, sulla società e sui suoi stili di vita. E quale miglior osservatorio di New York per analizzare capillarmente lo stile di vita occidentale, con tutte le sue contraddizioni e violenze schermate appena in superficie dalla cordialità dei rapporti?

Per Terzani la vita americana non ha segreti: donne che vogliono sempre più assomigliare agli uomini e che si ritrovano poi, da anziane, sole e malinconiche; gli immigrati che con la loro vitalità riescono a rinnovare e sostenere la società, perché disposti a sforzi immani per affermarsi; l’indifferenza e la sfiducia delle persone, le une con le altre; l’avidità di guadagno che ha la meglio su ogni remora morale; un regime di vita che non rispetta i ritmi naturali e i bisogni umani elementari; aria, acqua e cibo inquinati; un’attenzione spasmodica al corpo-macchina che relega in secondo piano la vita interiore; l’esattezza di una scienza che, concentrata riduttivamente sul particolare, non riesce a cogliere l’intero, la complessità del reale.

Lo stile di vita americano, improntato al materialismo e al consumismo, modello per tutto l'Occidente, secondo Terzani può costituire una delle cause che portano ad un incremento esponenziale dei casi di cancro. Si ha l’impressione che, nonostante i miglioramenti introdotti dalla tecnologia, molto si sia perso, in termini di umanità e spiritualità, percorrendo la strada che porta verso lo sviluppo economico.

Terzani è (giustamente!) critico anche verso la psicanalisi e l’economia. Entrambe sistemi di pensiero totalizzanti e falsamente scientifici. Le due discipline si sono “mangiate” intere epoche storiche con la loro visione parziale e distorta della realtà. Ed è critico verso ospedali, scuole, carceri, ospizi, a suo avviso “soluzioni fallimentari” dei principali problemi del nostro tempo.

Durante il suo lungo periplo nelle terre estreme del globo, stanco del materialismo che, come un morbo, sta intaccando la vita del pianeta, Terzani, più che una cura definitiva al cancro, sembra incessantemente alla ricerca di una spiritualità matura e responsabile, di una liberazione dell’uomo da maschere e da ideologie che attualmente lo incatenano e producono infelicità e violenza.

Arriva a ritirarsi in un’abitazione sull’Himalaya, in completa solitudine, a parte qualche dialogo con un Vecchio Saggio che abita lui stesso in quei luoghi isolati. Cerca di trovare un contatto con il proprio Sé, di liberarsi dal fardello di un Io troppo ingombrante. Sporadicamente fa ritorno in Italia. La sua salute, nel frattempo sembra migliorata: solitudine, silenzio e la sincera ricerca di se stesso sembrano avergli fatto bene.

Sennonché, a cinque anni dalla prima diagnosi di cancro, durante una visita di controllo a New York, i medici (gli “aggiustatori” americani come egli li chiama) gli comunicano che il tumore si è di nuovo ripresentato. Gli consigliano un intervento chirurgico, ma lo specialista incaricato di estirpare la neoformazione incide e richiude, perché il problema di salute del paziente è talmente grave che la chirurgia non può nulla.
Gli viene allora prospettata la chemioterapia, ultima speranza di fronte a una prognosi infausta. Terzani si oppone a questo ennesimo tentativo terapeutico e torna a vivere nel suo eremo di montagna, in armonia con se stesso e con i suoi valori più profondi.

Per i "viaggiatori sedentari" come me, la lettura dei libri di Terzani permette di compiere quei viaggi che non si sono mai intrapresi, per pigrizia o timore, e di aprire uno spiraglio più ampio sul mondo e le sue vicende, avvalendosi di occhi più accorti e intelligenti dei propri.
Nel caso di Un altro giro di giostra, il viaggio, pur toccando località insolite, è soprattutto un viaggio immateriale, in cui l’autore accompagna il lettore alla ricerca di se stesso e all'esplorazione della propria anima.

Un altro giro di giostra è un libro denso, impreziosito da aneddoti, apologhi, aforismi e sentenze provenienti dalla sapienza e dalla filosofia orientali. E pieno di riflessioni e di interrogativi che forse tutti prima o poi nella vita, sarebbe bene ci ponessimo. Ricco anche di nuove prospettive, di un progetto di esistenza estremamente seducente: rifiutare la violenza e le guerre, ridurre i propri desideri e bisogni, spendersi per gli altri, limitare il consumismo e il materialismo per esaltare la spiritualità; ridimensionare il potere della razionalità in favore dell’intuizione, dell'esperienza e soprattutto del mistero che aleggia su ogni istante delle nostre esistenze. Vivere pienamente il tempo che ci è dato di trascorrere su questa terra. Un compito esistenziale immane, difficile, se non impossibile, da portare a termine. Ma a cui sarebbe dannoso rinunciare.

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