copertina libroCi sono due tipi di tutor: il tutor professionale, o universitario o didattico e il tutor clinico. Il primo pianifica i corsi, organizza le lezioni, gestisce i tirocini e gli esami. Il tutor clinico, invece, affianca lo studente durante il tirocinio pratico.

Il tutor svolge la funzione di guida. Il suo compito è quello di proteggere lo studente, facilitarne l'apprendimento, impedire che l'allievo venga abbandonato durante il percorso di studi e durante il suo tirocinio pratico nei vari reparti e servizi. Egli aiuta lo studente infermiere, durante il tirocinio, a convertire in pratica quanto appreso nei corsi teorici.

Etimologicamente “tutor “ è un vocabolo inglese che corrisponde all’italiano “istitutore”. Storicamente, infatti, il tutor era quella figura che svolgeva il ruolo di precettore privato dei rampolli della nobiltà inglese.
Nelle università italiane si comincia ad accennare a “funzioni tutoriali” nel 1980. L'istituzione e il riconoscimento vero e proprio del tutor, nell'ambito universitario italiano, risalgono al 1990, legge 341. Tale provvedimento fu integrato e disciplinato da una serie di norme, leggi e decreti successivi.

Il tutor è un professionista esperto che si prende cura di un novizio cercando di fornirgli una formazione professionalizzante, guidandolo verso l'acquisizione di capacità e competenze specifiche. Il tutor accoglie lo studente, ne individua potenzialità e limiti, lo accompagna nelle attività da svolgere, ne monitora i progressi, aiutandolo a superare eventuali problemi ed ostacoli.

Il tutor cerca di predisporre un clima accogliente, favorevole all'apprendimento e rappresenta una sorta di ponte tra il mondo della conoscenza e quello dell'esperienza. Durante il tirocinio stimola lo studente a riflettere criticamente su procedure e comportamenti esperiti e sul proprio operato. L'apprendimento durante il tirocinio in reparto o nei servizi territoriali viene attivato in modo graduale: dall'osservazione si passa progressivamente alla collaborazione, all'esecuzione e all'autonomia.

È auspicabile che il tutor si distingua per conoscenze, capacità e qualità. In particolare il tutor clinico deve possedere competenze di base, competenze trasversali (capacità comunicative e relazionali, pedagogiche e decisionali), competenze tecnico-professionali (abilità pratiche che si esplicano nella progettazione, organizzazione delle attività, gestione delle risorse, valutazione, innovazione), competenze tecnico-professionali trasversali al settore sanità (tra le quali figura il coinvolgimento dei colleghi nel raggiungimento degli obiettivi di formazione stabiliti per lo studente).

L'assistente di tirocinio ha la responsabilità della condotta del tirocinante e funge da "garanzia nei confronti dei pazienti", proteggendoli da eventuali danni provocati dallo studente. Il tutor clinico, su cui concentriamo maggiormente l'attenzione, stimola l'apprendimento secondo quella modalità nota in pedagogia come "learning by doing".

Abbiamo visto come il tutor sia un facilitatore dell'apprendimento. Ricordiamo che la letteratura specialistica riconosce come facilitatori, in vari ambiti organizzativi e formativi, anche altre figure: il mentore, il coach, il counselor, il preceptor. Tutti questi ruoli hanno molti punti in comune con le funzioni del tutor, pur non coincidendo.

Lo studente infermiere è un giovane adulto per cui la sua formazione deve tenere conto di questa condizione. Da respingere è perciò il ricorso esclusivo a una didattica calata dall’alto. Più che sulla trasmissione di informazioni il suo percorso formativo dovrà far leva sulla motivazione, il coinvolgimento attivo, la concretezza, il problem solving, l'esperienza sul campo, secondo i principi già evidenziati da Malcolm Knowles nei suoi saggi sull'andragogia.

Il tirocinio clinico costituisce una parte fondamentale della formazione di un infermiere. Risulta quindi importante garantire allo studente un ambiente clinico stimolante e favorevole al suo sviluppo personale e professionale. Ricerche specifiche hanno stabilito che tale ambiente deve essere connotato da: personalizzazione, coinvolgimento dello studente, orientamento al compito (una buona organizzazione), innovazione (intesa come ambiente stimolante e caratterizzato da disponibilità al cambiamento). Una buona relazione con il tutor di tirocinio viene considerata essenziale dalla maggioranza degli studenti.

Essendo quello sanitario un ambiente caratterizzato dalla complessità, dall’instabilità e dall'incertezza e' bene che lo studente abbia modo di acquisire e sperimentare nuove abilità dapprima in un ambiente protetto. Ecco quindi l'importanza che assume il laboratorio, l'aula di simulazione, l'addestramento su manichini. E stato provato che la didattica basata sulla simulazione aiuta a sviluppare varie competenze: la consapevolezza della situazione clinica, la capacità di lavorare in team, la capacità decisionale, la capacità relazionale, le abilità psicomotorie e il pensiero critico. Oggi grazie alle tecnologie informatiche è possibile anche la simulazione virtuale, via web.

Per favorire l'apprendimento clinico si è sperimentato con successo un nuovo modello, che vede una sinergia maggiore tra mondo accademico e mondo clinico. Il modello è denominato Dedicated Education Unit (DEU). Esso prevede la presenza del tutor accademico nel reparto di assegnazione dello studente, coinvolge a vari livelli nel processo di formazione tutto lo staff, favorisce l'apprendimento tra pari (tra studenti), stimola tutti a mantenersi aggiornati, crea un ambiente veramente favorevole alla crescita personale e professionale.

Questa, a grandi linee, la sintesi del libro, interessante e innovativo. Integrano il volume un excursus storico-legislativo sulla evoluzione in senso professionale della figura dell'infermiere in Italia e la descrizione di alcune importanti esperienza tutoriali.

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