copertina libroGreta Thunberg è senza dubbio il personaggio dell'anno 2019. Proposta per il premio Nobel per la Pace, in virtù del suo impegno contro il riscaldamento globale e il cambiamento climatico, l'adolescente svedese ha conquistato i cuori di un settore significativo dell'opinione pubblica mondiale. I media ricordano i suoi interventi contro la catastrofe climatica, tenuti in consessi internazionali. Famoso è poi il suo "sciopero dalla scuola per il clima", in cui ogni venerdì la giovanissima Greta si assenta dalle lezioni per protestare presso il Parlamento svedese.

Immancabile dunque esce la sua (auto)biografia, scritta in larga parte dalla mamma Malena, cantante lirica di caratura internazionale. Il libro non parla soltanto del cambiamento climatico e dei pericoli che comporta, ignorati dai potenti della terra, ma si schiera a favore di una qualità della vita che soppianti la visione quantitativa degli economisti.

Non si tratta quindi soltanto di gas serra, di emissioni di anidride carbonica, di inquinamento atmosferico, di accordi internazionali disattesi. Più in profondità la narrazione dei Thunberg argomenta contro il consumismo, l'apparenza, lo stress quotidiano, tutto uno stile di vita, quello occidentale, da riformare, a favore invece di ritmi vitali più umani e di una esistenza più sobria e autentica.

C'è forse nel libro, a mio avviso, un eccesso pericoloso di psichiatria, che sembra peraltro una caratteristica peculiare della vita svedese: a parte papà Svante, tutti in famiglia hanno ottenuto una diagnosi psichiatrica, dopo averla quasi lungamente inseguita. E' tutto un pullulare "psi" di servizi di salute mentale, psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, pedagogisti e insegnanti. Alla fine, a Greta viene attribuita la sindrome di Asperger e un disturbo ossessivo-compulsivo, mentre la sorella Beata e la madre Malena soffrono di Adhd.

"Sempre più persone hanno un motivo per indagare perché la loro quotidianità non è come quella degli altri.
Sempre più persone hanno bisogno di strumenti che certifichino la loro disabilità: li definiamo "diagnosi". Quindi le diagnosi sono una cosa buona, salvano le vite.
Il fatto che non sappiamo come funzionino e che si continuino ad alimentare stereotipi sbagliati, che molto spesso rischiano di fare più male che bene, è un'altra storia".

Una famiglia segnata dalla sofferenza, che però ha saputo reagire alle avversità con coraggio. Ne esce pertanto un libro che si legge volentieri, che arricchisce spiritualmente e che si rivela, alla fine, più che un manuale contro i disastri ecologici, una scuola di saggezza.

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