copertina libroLeggere il Borges critico letterario è una delizia.

Il libro in questione raccoglie numerosi articoli, pubblicati tra il 1936 e il 1940 per la rivista "El Hogar". Pur essendo prose giornalistiche, esse cullano il lettore e gli permettono al di abbandonarsi con fiducia al giudizio sicuro del sommo scrittore argentino sulla produzione letteraria, contemporanea e passata. Si tratta di brevi prose, sintetiche recensioni, voci enciclopediche, lapidarie biografie che raccontano di vite avventurose e sconnesse (quelle degli autori recensiti), scritte con una raffinatezza e uno stile ammalianti.

Leggere Borges è uno dei più dolci piaceri dell’esistenza. I riferimenti ai mille libri e autori, magari ignoti al lettore comune, costituiscono un’esperienza appagante e formativa, un intrattenimento affabulatorio che vorresti non terminasse mai. Leggendo le pagine critiche di Borges e quei titoli di libri sconosciuti, il lettore è portato a fantasticare su testi che - ne è quasi certo - gli avrebbero rivelato appieno il significato della propria esistenza e forse cambiato o addirittura salvato la vita.

È una conversazione leggera ed intelligente quella con cui Borges nutre le nostre anime e ci permette di conoscere la letteratura universale nelle sue voci canoniche e più acclamate e in quelle meno note.
Ricordo di aver letto anni fa il giudizio di un poeta e critico italiano, il quale sosteneva che la cultura di Borges non era poi così ampia. Ma basta questo suo testo minore per smentire tale affermazione. I riferimenti a libri ed autori (soltanto il numero dei nomi citati nell’indice supera i 500), e le relative argomentazioni, sono una moltitudine e penso basti a malapena una vita per fare spazio a letture così varie e approfondite, che si diffondono da Kafka a Ellery Queen, dal romanzo psicologico al racconto poliziesco, dalle opere classiche al genere distopico.

Un Borges indipendente dalle ideologie alla moda e che perciò non si lascia sedurre, per esempio, dalla psicoanalisi, che proprio in Argentina conoscerà ampia diffusione: di uno scrittore dirà: “non cade in chiacchiere da psicoanalisi”; commentando i racconti dei un altro autore scrive: “Non aspirano neppure all’esame solenne dei ciarlatani della psicoanalisi”; di un altro ancora: “L’autore annienta le facilmente annientabili teorie di Bergson e di Freud”.

Oscar Wilde (tra gli autori recensiti da Borges) scrisse un saggio dal titolo esplicativo: il critico come artista. Borges è sicuramente quel critico.

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