copertina libroSi tratta di un libro che esalta il materialismo edonista, tipico delle civiltà pagane, in particolare della civiltà romana. Onfray perciò, sulla scia di Nietzsche, stigmatizza Platone, Paolo di Tarso e la dottrina del cristianesimo, nonché tutte le filosofie idealiste, per mettersi dalla parte del corpo, dei suoi bisogni e dei suoi desideri. I suoi idoli sono Lucrezio, Orazio, Ovidio e tutto il lascito epicureo, anche se Epicuro è lodato con riserva, in quanto la sua filosofia, un po’ troppo austera e pauperistica in materia di piaceri, è stata influenzata, secondo Onfray, dai problemi di salute del filosofo.

Il libro presenta una critica profonda e radicale delle istittuzioni e dei valori imposti dal cristianesimo: il matrimonio, la coppia, la coabitazione, la famiglia, la fedeltà coniugale, le identità statiche, i ruoli soffocanti, l’ascetismo e la negazione del corpo. Allo status quo, Onfray contrappone il libertinaggio e il nomadismo del desiderio, i piaceri del corpo e la liberazione dal conformismo sociale, l’autonomia e l’individualismo, “il piacere di esistere”. Nella concezione filosofica di Onfray il desiderio non è una mancanza, ma un eccesso.

“Il platonismo insegna teoricamente il crudele oblio dei corpi, il disprezzo della carne, l’esaltazione dell’Afrodite celeste, il disprezzo dell’Afrodite volgare, la grandezza dell’anima e la piccolezza degli involucri carnali; poi si dispiegano praticamente nella nostra civiltà occidentale ispirata da questi precetti idealistici, strani e velenosi fiori del male: il matrimonio borghese, l’adulterio che l’accompagna sempre come contrappunto, la nevrosi familiare e familista, la menzogna e l’ipocrisia, il travestimento e l’inganno, il pregiudizio monogamico, la libido malinconica, la feudalizzazione del sesso, la misoginia generalizzata, la prostituzione allargata, sui marciaèpiedi coem presso le famiglie assoggettate all’imposta sui grandi patrimoni.
[...] La morte trionfa come modello nella rivendicazione della fissità e immobilità: la coppia, la fedeltà, la monogamia, la paternità, l’eterosessualità e tutte le figure sociali che captano e imprigionano l’energia sessuale [...].”

Prendendo spunto dall’istrice (nel trattato di Onfray sono molti gli animali usati come simbolo o metafora), e dagli scritti di Schopenhauer, il filosofo francese introduce il concetto di eumetria, di giusta distanza nei rapporti umani:

“In campo amoroso, essa esclude sia il celibato forzato, imposto, obbligato e subito, quanto i legami familiari generati dalla coppia della famiglia monogamica. Essa rifiuta sia la castità non volontaria sia il perpetuo e consumistico vagabondaggio amoroso. Respinge la figura della suorina reclusa e della prostituta disperata, del monaco segregato e del libertino feudale. Scarta ugualmente la gelida solitudine e il nauseabondo matrimonio”.

La lettura dell’appassionato e originale testo di Onfray è avvincente, in quanto l’autore ha il merito di esporre i vari sistemi filosofici con grande chiarezza e piacevolezza letteraria. Tuttavia le sue tesi, per quanto seducenti, non mi hanno completamente convinto. Esse sembrano tagliare fuori dall’umano alcune dimensioni, come ad esempio la spiritualità (anche se l’autore richiama esplicitamente a compiere esercizi spirituali), a mio avviso estremamente importanti. La visione dell’essere umano, quale appare nel saggio-libello di Onfray, è riduttiva e non tiene conto della complessità delle persone, irriducibile al corpo e ai suoi piaceri.
Inoltre la sua esaltazione dell’amore carnale, da perseguire con giocosa leggerezza - l’Eros leggero propugnato dal filosofo francese - appare una visione utopica e quindi poco realistica, perché nega sostanzialmente le complicazioni, le sofferenze, i tormenti, le ambasce, le gelosie, gli affanni, gli inganni, le distruzioni inevitabili che l’amore stesso porta con sé e delle quali persino gli autori pagani esaltati nel libro erano consapevoli. Lungi dal promuovere l’atarassia e il piacere infinito, quell’Eros in grado di colorare le nostre vite sembra nello stesso tempo, forse nella maggioranza dei casi, imprimere dei risvolti tragici sulle nostre esistenze. Per cui, alla fine, al lettore l’”erotica solare” propugnata dallo scrittore francese sembra più un ossimoro che una via praticabile.

D’altronde lo stesso Onfray, nelle pagine conclusive del suo saggio, riconosce la necessità di regolare con un contratto liberamente scelto, il libertinaggio e il nomadismo del desiderio:

“Non prendo in considerazione i relitti incapaci di decidere una prospettiva comune [...] ; ricuso quelli che abitano una frattura, una follia, un malessere, un’incrinatura, una crepa, invalidanti per una sana intersoggettività; escludo i furbi, gli ipocriti, i mentitori, i mitomani, gli isterici; scarto i malati, gli indigenti, gli imbecilli dell’etica; non mi soffermo sugli specialisti del doppio linguaggio, del gioco falsato, della duplicità mentale; respingo ciò che i giuristi chiamano il delinquente relazionale [...].
Non riesco a immaginare come sia possibile il contratto se non tra persona leali e di analoghe capacità etiche.
[...] occorre che i due contraenti sappiano a che cosa si impegnano per produrre esultanza a due e scartare tutte le occasioni di sofferenza. [...] quando si è fatta una scelta, quando si è manifestata una volontà consapevole, il contratto impegna.
chiunque ha alienato la propria libertà in una storia in cui ha promesso fedeltà, ha l’obbligo di mantenerla; se non la si può mantenere, non la si prometta[...]. Il libertino come lo intendo io non contrae mai obblighi al di sopra delle sue forze [...]; non promette mai nulla che non possa mantenere”.
“Colpevole di infedeltà è solo l’ingenuo che promette fedeltà, e si lascia sedurre [...]; colpevole di inganno è l’ingenuo che giura di dire sempre la verità e manca alla sua parola; colpevole di spergiuro è il candido che dichiara solennemente, e poi rinnega, i propri impegni".

Il vero artefice dell’Eros leggero “evita assolutamente la condanna e il rimprovero di immoralità o di amoralità”. In linea con la filosofia epicurea, il contratto edonista dunque si propone di evitare che qualcuno abbia a soffrire.
Onfray conclude la sua dissertazione propugnando una coerenza tra le concezioni espresse dai filosofi e la loro vita, fra teoria e biografia, tra verbo e carne, fra discorso e azione.
Un saggio ormai quasi introvabile, che meriterebbe una ristampa.

Michel Onfray è un filosofo e saggista francese, nato a Chambois nel 1959. È considerato uno dei più importanti pensatori contemporanei, e le sue opere sono state tradotte in oltre 20 lingue.
Onfray ha studiato filosofia all'Università di Caen, e ha poi conseguito un dottorato di ricerca in filosofia morale. Ha insegnato filosofia nelle scuole superiori e nell'università, ma nel 2002 ha lasciato l'insegnamento per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura e alla divulgazione filosofica.
Le opere di Onfray sono caratterizzate da un approccio provocatorio e anticonformista. Si occupa di temi filosofici, storici, politici e sociali, e le sue opere sono spesso incentrate su una critica radicale delle istituzioni, delle religioni e delle convenzioni sociali.

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