Il sapere autentico nasce dai perché...

Come afferma Evandro Agazzi nell'opera Le rivoluzioni scientifiche e il mondo moderno, l'uomo è un animale ragionevole. In ogni essere umano è cioè insita l'esigenza di voler comprendere e spiegare ciò che lo circonda, ciò che accade intorno a lui. In ognuno di noi è presente lo stimolo che ci spinge alla ricerca della verità, la quale non è un'opinione, non un punto di vista, bensì un fatto oggettivo.

L'insieme di un determinato numero di verità rappresenta la base del nostro sapere che i Greci chiamavano scienza, nel senso più generale del termine. Essi sottolineavano un altro punto inoltre: non bastava un insieme di verità per dar vita ad un sapere autentico, sarebbe stato bensì necessario saper esplicare il perché una determinata proposizione venisse etichettata come vera.

Questa particolare condizione introdotta dalla civiltà classica è giunta sino ai nostri giorni: per ottenere un vero sapere bisogna essere in grado di individuare la causa che rende vera quella che è di per sé una verità.

Rifacciamoci alla vita quotidiana per comprendere meglio questo concetto; guardiamoci attorno, interroghiamoci, mettiamoci in gioco: possiamo racchiudere, catalogare sotto il termine sapere (visto alla luce di quanto introdussero i filosofi greci) ciò che noi credevamo davvero di conoscere?

Immaginiamo un pomeriggio estivo, una limpida giornata di sole; alziamo lo sguardo e chiediamoci se SAPPIAMO davvero di che colore è il cielo. Blu? Azzurro? Celeste? Non è questo il punto, scegliamo uno di questi tre termini, per comodità blu. Che il cielo (in una giornata di sole) è di questo colore è un dato di fatto, è una verità, perché noi così chiamiamo quella determinata tonalità di colore percepita dai nostri occhi.

Per inserire questa affermazione ("Il cielo è blu´) nel nostro bagaglio di conoscenze (e quindi di sapienza), dobbiamo però chiederci il perché di ciò e solo quando avremo trovato una risposta, potremo dire di SAPER davvero che il cielo è blu. Come faccio a rispondere a questo quesito?

In questo caso non devo indagare, fare ipotesi, verificare, perché è stata già trovata una risposta: il cielo è blu in determinate ore della giornata poiché, in queste, i raggi del sole giungono perpendicolari all'atmosfera e a subire il fenomeno della diffusione è principalmente quella radiazione a determinata lunghezza d'onda, cui corrisponde il colore blu.

Per spiegare questo fenomeno parto da preconcetti come potete vedere: parlo indirettamente del moto di rotazione/rivoluzione della terra, parlo di atmosfera, di radiazione, parlo di colori. Questo poiché per spiegare una qualsiasi cosa, come fecero notare i Greci, è necessario partire da premesse vere di per sé, ossia evidenti al nostro intelletto.

Per ottenere un vero sapere, condizione necessaria ma non sufficiente è chiedersi perché: solo quando saremo in grado di rispondere a questa proposizione interrogativa, potremo affermare di conoscere un determinato argomento.

Questa voglia di sapere, questa sete di conoscenza, è presente negli uomini soprattutto in principio. Appena si riesce a comunicare correttamente con un linguaggio (l'esigenza umana più grande), scatta automaticamente come una reazione a catena, l'esigenza di conoscere, di capire, di sapere.

Quest'ultima necessità,col passare degli anni, persiste solamente in quelle persone che hanno il coraggio di porsi domande, di confrontarsi, che hanno la tenacia di apprendere, che "osano sapere" (come dicevano gli Illuministi).

Queste persone sono gli scienziati, i ricercatori, più in generale coloro che ogni giorno si mettono in gioco e affrontano una nuova sfida per cercare di capire. Sono loro che meglio di altri riescono a far tacere i bambini rispondendo ai loro quesiti con risposte motivate, che anche se non vengono davvero comprese appieno, li portano a capire che per placare la propria curiosità bisogna studiare, documentarsi; e se nemmeno così si riuscirà nell'intento, bisognerà osservare, fare ipotesi, verificare, sperimentare, sbagliare, rifare nuove ipotesi... perché solo così si potrà tendere verso la conoscenza dell'ignoto.

È questo il metodo scientifico introdotto da quel grande individuo che fu Galileo Galilei, circa quattrocento anni fa e che è ancora valido tutt'ora.

Quando un vostro fratellino, un vostro figlio, un vostro nipotino vi chiederà: "Perché fuori piove?", non rispondetegli subito, guardatelo in viso, ammirate per un istante i suoi occhi, gli occhi di chi vuol conoscere e nei quali brucia un sacro fuoco; ditegli piuttosto: "Perché secondo te può succedere?". Vi guarderà indispettito forse, fategli una carezza e, prima di provare ad annullare i suoi dubbi, ditegli: "In questo momento tu sei quasi uno scienziato!..."

Agostino Iafano
(testo pubblicato con l'autorizzazione dell'autore il 01.05.2011)

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