La libertà nella società contemporanea

La libertà sembra essere una delle aspirazioni più profonde degli esseri umani. La libertà di poter vivere a modo proprio inseguendo i propri desideri, le proprie aspirazioni, i propri sogni. La libertà che si esercita nel momento della scelta, nell'autonomia individuale, nell'assumersi la responsabilità del proprio destino.

I filosofi, a dire il vero, riconoscono due tipi di libertà: la libertà, definita "negativa", di poter agire senza subire le interferenze di altri individui o gruppi e la libertà "positiva" di essere padroni di se stessi, soggetti attivi e non passivi, mossi dalla sola propria volontà. 

La libertà, però, è una condizione che non induce sempre esaltazione e senso di autorealizzazione e pienezza di vita. Talvolta ci procura, al contrario, turbamento e allora ci spinge a fuggire, perché essere liberi comporta ansia, rischio, possibilità di sbagliare, indipendenza di giudizio.

La libertà è stata alla base di due delle più importanti rivoluzioni del mondo moderno: quella americana e quella francese. A modo suo anche la Rivoluzione russa è stata compiuta in nome della libertà da restituire agli oppressi.

Certo, la libertà abbisogna di regole condivise da un'intera comunità. Altrimenti il fare come pare e piace degenera nella violenza, nell'arbitrio, nella mancanza di rispetto delle esigenze e dello spazio personale degli altri. "Dove non c'è legge, -sosteneva il filosofo inglese Locke -, non c'è libertà". Una società anarchica e felicemente funzionante non è stata ancora realizzata nel nostro pianeta.

La libertà è varietà, molteplicità, dissenso. Gli uomini hanno desideri e scopi diversi, che cercano di realizzare attraverso modi di vivere e strategie diverse. Spesso, proprio dal confronto di idee diverse, nascono nuove sintesi, nuovi modi di vivere e quello che qualche anno prima sembrava eccentricità può diventare qualche anno dopo un atteggiamento o un comportamento diffusi. Gli uomini, malgrado la "insocievole socievolezza" (la ungesellige Geselligkeit kantiana), si influenzano a vicenda, talvolta in modo positivo e benefico.

Ognuno, poi, ha il diritto di perseguire la propria felicità come meglio crede. Nessuno può ritenersi tanto potente e presuntuoso da credere di poter stabilire qual è il modo di vivere migliore per gli altri. Scrive Immanuel Kant: "nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo".

Inoltre, ogni individuo ha diritto di conservare un piccolo angolo di vita personale, libero dall'ingerenza degli altri, della comunità o dello Stato.

Oggi, nelle democrazie occidentali, ci sentiamo liberi e ciò mi sembra riflettere una condizione di fatto. I principali diritti umani vengono rispettati. Tuttavia, anche nei cosiddetti "paesi liberi", nelle democrazie di massa, esistono delle insidie che quotidianamente mettono in pericolo la nostra libertà personale.

Per esempio le potenti e sviluppate burocrazie, che pretendono di sapere tutto di noi e di standardizzare le nostre vite; il potere politico centralistico e il potere economico che cercano, in maniera paternalistica, di piegarci ai loro obiettivi. Il conformismo della maggioranza, che, diffondendo i propri stereotipi, ci vorrebbe tutti uguali e che stigmatizza chi si comporta in modo diverso: chi non consuma abbastanza, chi non va in vacanza in certi luoghi, chi ha gusti sessuali minoritari, chi non segue la logica dell'utilità economica, chi non si piega alla moda o non possiede certi status symbol. Insomma, quella esercitata dallo strapotere dell'opinione pubblica è una vera e propria forma di moderno dispotismo. 
Scrive John Stuart Mill nel suo ancora insuperato Saggio sulla libertà: "Una volta strati sociali, comunità locali, mestieri e professioni diversi vivevano in quelli che potevano essere definiti mondi diversi; oggi il mondo è in buona misura lo stesso per tutti. Relativamente parlando, oggi la gente legge le stesse cose, ascolta le stesse cose, va negli stessi posti, spera e teme le stesse cose [...]"

Anche il pregiudizio e il fanatismo sono atteggiamenti di massa che possono impedire, nelle odierne democrazie, l'esercizio della libertà individuale.

Infine, molto più subdole e forse più pericolose per la libertà dell'individuo, sono certe teorie filosofiche, certe tendenze culturali, certe idee che finiscono per caratterizzare lo spirito del tempo e permeare i comportamenti di un'intera epoca, provocando oppressioni e sofferenze. Parafrasando il poeta tedesco Heine, afferma Isaiah Berlin: "i concetti filosofici allevati nella quiete dello studio di un professore possono distruggere una civiltà".
Mi riferisco, per esempio, al riduzionismo scientifico, il meccanicismo che, per esempio, nella medicina contemporanea, ci disumanizza, trattandoci non come persone, ma come macchine rotte, da riparare o da rottamare. Oppure il determinismo, che attribuendo importanza soltanto ai condizionamenti esterni ed interni, nega che l'uomo posso essere libero di scegliere. O tutti quei sistemi filosofici perfettamente congegnati che sanno dare una risposta a tutte le nostre domande. Penso alla filosofia hegeliana, ma anche alle due filosofie che hanno dominato il ventesimo secolo: il marxismo e la psicoanalisi freudiana.

Pericolosi per la libertà sono "gli uomini di un solo libro", quelli per i quali la verità è già stata detta e a quella dobbiamo tutti uniformarci senza dissentire.

In ultima analisi, che ci piaccia o no, l'uomo non giunge mai, invece, a verità definitive, ma soltanto a verità provvisorie, a congetture spesso smentite dai fatti e quindi modificabili.

Riferimenti bibliografici:
Bedeschi, Storia del pensiero liberale, Roma-Bari, Laterza, 2004
Berlin, I., Libertà, Milano, Feltrinelli, 2005
Berlin, I., La libertà e i suoi traditori, Milano, Adelphi, 2005
De Ruggiero, G., Storia del liberalismo europeo, Roma-Bari, Laterza, 1995
Fromm, E., Fuga dalla libertà, Milano, Mondadori, 1994
Fromm, E., Marx e Freud, Milano, Il Saggiatore, 1968
Mill, J.S., Saggio sulla libertà, Milano, Il Saggiatore, 2009

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