Stiamo vivendo tempi frenetici, convulsi. La nostra esistenza quotidiana cambia rapidamente. Le nostre abitudini subiscono, nel giro di pochi anni, turbinosi mutamenti. Solo qualche decennio fa, la televisione pubblica dominava incontrastata. Nei salotti di casa tutta la famiglia si riuniva ritualmente per assistere ai programmi serali della tv pubblica. Poi sono arrivate le televisioni commerciali. In Italia l'ha fatta da padrone Silvio Berlusconi, con le sue reti Mediaset. In seguito è stata la volta degli home video, delle tv satellitari, della pay tv (più tardi on demand), con la preminenza di Blockbuster e di SKY. L'avvento di internet ha di nuovo scombinato tutto.

Quelle che sembravano trasformazioni epocali - i grandi network televisivi pubblici e privati -  pur occupando ancora una larga fetta di mercato, fanno ormai parte del mondo di ieri. Oggi un nuovo modo di produrre materiale video si va affermando, incarnato da Netflix e YouTube. Ed è di quest'ultimo fenomeno che vorrei parlare.

YouTube è una società informatica fondata nel 2005, di proprietà di Google dal 2006. È una piattaforma digitale che permette la condivisione di filmati in Rete. Va ricordato che YouTube non è l'unica piattaforma di condivisione video. È soltanto la più nota, ma ne esistono molte altre: mentre scrivo si vanno affermando Twitch, TikTok, Messenger.

Chiunque può produrre video e caricarli su YouTube. Grazie a questa piattaforma innovativa, quelli che qualche decennio fa si limitavano alla fruizione passiva di programmi televisivi, si sono trasformati in creatori di contenuti audiovisivi essi stessi. Attorno ai vari canali realizzati dai singoli youtuber, si agglomerano gruppi di persone interessate, talvolta molto numerosi, che non solo visualizzano i video, ma si iscrivono al canale, costituendo nel tempo delle vere e proprie community, che non si limitano a commentare quanto prodotto, ma spesso intervengono direttamente durante la messa in onda (le cosiddette "live streaming").

Si tratta di un fenomeno non soltanto tecnologico, ma anche sociale di ampia portata. Le statistiche parlano chiaro: ogni giorno vengono caricati su YouTube più di 500mila video e le visualizzazioni giornaliere sommano a quasi 5 miliardi. L'avvento degli schermi smart collegati tramite wifi alla Rete, ha modificato radicalmente l'esperienza di chi produce e di chi guarda i programmi televisivi.

I video caricati su YouTube sono eterogenei e si occupano di argomenti che riguardano ogni attività umana: si va dai tutorial di cucina, giardinaggio, meccanica, informatica, make-up, alle videoconferenze accademiche, agli scherzi tra amici, alle news, al gaming, alle recensioni di prodotti, ai video comici e a quelli dedicati alla crescita personale. Privati cittadini espongono la propria visione del mondo, trasformando la comunicazione mediante strumenti digitali in un immenso Speakers' Corner di Hyde Park.
La qualità dei video trasmessi è la più varia. Si va dalla spazzatura più abietta alla seria trattazione di temi filosofici. Ce n'è davvero per tutti i gusti.

Quello che è importante sottolineare è il lato innovativo della faccenda. Youtube permette a molte persone che sino a ieri non avevano mezzi per comunicare, di coltivare le proprie passioni, di creare contenuti, di diffonderli, di ricavarne del denaro, sfruttando inserzioni pubblicitarie, affiliazioni, promozioni dirette di prodotti, contratti con aziende interessate, partecipazione ad eventi. Di trasformarsi da spettatori in protagonisti, di sviluppare l'iniziativa personale, di diventare piccoli (o grandi) imprenditori.

Particolarmente interessante è quella porzione di YouTube che si occupa di educazione, istruzione, formazione. Molti canali sono generati da insegnanti che cercano di applicare metodi pedagogici evoluti, aggiornati all'epoca in cui viviamo. Molte case editrici diffondono su YouTube contenuti didattici elaborati. Ma moltissimi canali vengono creati da appassionati che generano esperienze di apprendimento alternative alle scuole tradizionali. Che svolgono una preziosa opera di divulgazione, che alimentano il dibattito culturale, che fungono da pungolo per le istituzioni tradizionali.

Per averlo esperito personalmente ritengo che apprendere guardando video sia meno faticoso che leggere manuali, saggi o libri in genere, ma forse altrettanto formativo. Solitamente impiego le mattine libere guardando i video degli edutuber, mentre il pomeriggio, quando il mio bioritmo è più favorevole, lo dedico alla lettura approfondita di libri e articoli.

Alcuni autorevoli commentatori hanno descritto la nostra epoca come l'"ora del dilettante", cercando di sminuire sprezzantemente chi produce contenuti per la Rete. Purtroppo per loro, a mio avviso non è così: lungi dall'essere un luogo frequentato soltanto da velleitari principianti, YouTube, per esempio, sta diventando uno dei canali di comunicazione privilegiato di professionisti, accademici, giornalisti, formatori.

Tuttavia ancor oggi se un ragazzo decidesse di intraprendere l'attività di youtuber, andrebbe incontro, come minimo, alla disapprovazione di "parenti e genitori". Parafrasando un famoso detto del pubblicitario e scrittore francese Jacques Seguela: "Non dite a mia madre che faccio lo youtuber, ... mi crede pianista in un bordello". 
Quella dello youtuber, invece, sta diventando una professione a tutti gli effetti, uno dei cosiddetti possibili "lavori del futuro". Un'occupazione a tempo pieno per molti giovani. Immagino che produrre video di qualità comporti un duro lavoro, richieda un'applicazione costante, costi fatica. E non è detto che porti al successo. Accade spesso infatti che nella vita, in qualsiasi ambito, vengano premiati non l'impegno e il merito, bensì l'approssimazione e la volgarità.

Fare lo youtuber professionalmente significa esporsi al giudizio del pubblico, mettersi alla prova, trovare sempre nuove idee e nuovi spunti da proporre ai visitatori. E scontrarsi con il potere escludente delle vecchie istituzioni. Non credo sia un lavoro alla portata di tutti. Resistere per anni, accontentando i gusti del pubblico ritengo sia un'impresa titanica. I ragazzi non devono perciò illudersi che lavorare usando i nuovi strumenti tecnologici digitali, riuscendo a produrre nel contempo un reddito che permetta loro di mantenersi, sia facile.

Per moltissimi è ancora meglio battere le vecchie strade (anch'esse oggi lastricate di ostacoli, incertezze e difficoltà) delle carriere convenzionali. Studiare all'università e laurearsi non è quasi mai una cattiva scelta. Qualcuno però, magari più anticonformista e creativo, potrebbe accettare la sfida e, da grande, con soddisfazione... fare lo youtuber.