Nell'epoca contemporanea lo sport occupa un posto di rilievo. Milioni di praticanti sparsi in tutto il mondo e milioni di spettatori che seguono gli avvenimenti sportivi dal vivo o in televisione testimoniano del ruolo che lo sport riveste nelle nostre vite. Fino a poco tempo fa in Italia c'erano ben quattro quotidiani sportivi. Poi è subentrato internet che ha causato la crisi dei giornali di carta. Tuttavia, le news sportive e i siti web dedicati allo sport continuano ad essere tra i più seguiti.

Viviamo nell'"era dello sport", sentenzia il titolo del libro di un docente universitario, Stefano Pivato, storico di professione, che ci ricorda come lo sport, da fenomeno agonistico si sia trasformato, nel corso del Novecento fino ai giorni nostri, in espressione significativa della cultura di un'intera società.

Quali sono i motivi per cui le manifestazioni sportive occupano uno spazio così grande nella psiche collettiva? Indubbiamente perché lo sport è un'attività umana che veicola dei valori. Quando è praticata - ma di riflesso il discorso vale anche per il pubblico che assiste - l'attività sportiva insegna il rispetto delle regole. Ogni disciplina sportiva ha un proprio regolamento che segna i confini invalicabili nell'osservanza dei quali si svolge la competizione. Lo sport possiede una dimensione ludica, rappresenta un momento ricreativo separato dalla vita ordinaria, in cui si può giocare, mantenendo tuttavia la massima serietà.

Quando è sana, l'attività agonistica promuove il rispetto dell'avversario e la lealtà. Aiuta a sperimentare e conoscere i propri limiti e talvolta a superarli. Insegna a competere (la competizione non significa distruzione dell'avversario), ma soprattutto a collaborare, con il proprio staff e la società sportiva di appartenenza e, soprattutto, negli sport di squadra, con i compagni, di cui si riconoscono qualità e limiti e a cui, a seconda delle circostanze, si chiede e si offre aiuto. Le manifestazioni sportive facilitano l'incontro tra i popoli e promuovono la pace.

Lo sport è meritocratico: nelle classifiche si sale soltanto in virtù del proprio impegno e del proprio talento. Istruisce a dare il massimo per ottenere i risultati sperati, perché quasi mai il talento da solo è sufficiente. Importantissima e altamente educativa è la sconfitta. Perdere in una gara non rappresenta la fine di tutto, non è una tragedia o una catastrofe. Quando si cade ci si rialza ed è molte volte dai fallimenti personali o collettivi che si prende l'abbrivio per traguardi ancora più elevati. Pertanto lo sport induce a sviluppare la tenacia, la forza di volontà, la grinta e l'energia per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Lo sport permette ai ragazzi di incanalare la propria aggressività e di dirigerla verso obiettivi accettati dalla società.

Impegnarsi in uno sport non dovrebbe significare l'essere ossessionati dal risultato e dalla vittoria, bensì implica soprattutto il saper trarre piacere dall'attività fisica, dall'estetica del bel gesto e della bella azione, dal proprio corpo che si muove armoniosamente. Testimonia il piacere di stare con gli altri in una dimensione di condivisione, appartenenza e lealtà.

Lo psicologo Howard Gardner riconosce, nella sua teoria delle intelligenze multiple, il valore dell'"intelligenza motoria", tipica degli sportivi più bravi. Per affinare l'educazione del corpo non scissa da quella delle mente, ideale che risale all'antica Grecia, sono state istituite negli ultimi anni delle scuole specifiche, per ragazzi che vogliono studiare e praticare al meglio l'attività sportiva.

Purtroppo anche il mondo dello sport ha i suoi risvolti negativi. Non di rado le dittature si sono servite e si servono dei successi sportivi dei propri atleti per manipolare il consenso delle masse e per riaffermare l'aggressiva volontà di potenza e di dominio dei tiranni. Per contro, va ricordato che la vittoria di un proprio campione ha scongiurato, in passato, drammatiche crisi politiche e ancor oggi il successo di un atleta o di una squadra in una competizione importante può contribuire a promuovere i prodotti nazionali sul mercato globale.

La nostra epoca di professionismo esasperato ha poi stravolto in parte gli ideali dello sport dilettantistico. Attorno allo sport ruota un giro enorme di quattrini: pubblicità, diritti tv, abbonamenti, incassi, sponsorizzazioni. I successi sportivi aumentano la popolarità e migliorano l'immagine di presidenti e dirigenti di club, che li usano per promuovere affari o avviare carriere politiche. La ricerca del risultato è diventata ossessiva, parossistica e per raggiungerlo si calpesta spesso ogni regola. Nasce così la condotta sleale, la corruzione, il doping, la vita dorata ma alienata di molti campioni, trattati come delle star, ma nello stesso tempo come merce da piazzare sul mercato, semplici rotelle di un ingranaggio, vincolate al principio di prestazione. La routine soffocante, gli allenamenti, i viaggi di trasferimento, i ritiri prima della competizione diventano occasione di noia e di stress, come ha confessato il tennista Andre Agassi nella sua bella autobiografia. Il problema è che il campione costituisce il modello che viene imitato da semplici praticanti, i quali si imbottiscono di sostanze proibite e affrontano allenamenti sfibranti e nocivi per la salute pur di raggiungere un determinato obiettivo, non di rado modesto. Per giunta, genitori assillanti avviano i figli alla pratica delle più svariate discipline sportive proiettando su di loro i propri sogni di gloria e di riscatto sociale, sottoponendoli così a pressioni indicibili che uccidono la piacevole dimensione conviviale dello sport.

Se un tempo lo sportivo di discreto successo, terminata la carriera agonistica si avviava più o meno mestamente su una sorta di viale del tramonto esistenziale, oggi non sono rari gli sportivi - e in maggior numero lo saranno in futuro - che continuano a lavorare presso importanti aziende, richiesti come singoli professionisti, come manager o come dirigenti nel settore delle risorse umane. Li vediamo di frequente nel ruolo di giornalisti e commentatori tv, oppure dispensare consigli non banali nelle vesti di coach, conferenzieri ben retribuiti o autori di biografie di successo. A riprova che un'esperienza nel mondo dello sport riveste nella nostra epoca un notevole rilievo e fornisce una garanzia di professionalità, serietà, maturità e tensione nel raggiungimento degli obiettivi. Esperienza esportabile pertanto anche nel complesso mondo del lavoro contemporaneo.

Per chi assiste negli stadi o seduto sul divano di casa alle competizioni sportive, lo sport costituisce occasione di evasione, svago, divertimento, una pausa dalle preoccupazioni della vita quotidiana. Ma prima di tutto lo sport è una grande narrazione, una sorta di intrattenimento infinito durante il quale ci si identifica con i personaggi, si traggono lezioni di vita e auspici per il futuro, si soddisfa il proprio bisogno di eroi e di gesta eroiche. Ecco, forse è questa una delle funzioni principali dello sport: finita la stagione dei miti e dei grandi racconti epici, lo sport ne ha preso con dignità il posto.

Riferimenti bibliografici:
Agassi, A. Open. La mia storia, Torino, Einaudi, 2015
Beha, O., Ferrarotti, F. All'ultimo stadio. Una Repubblica fondata sul calcio, Milano, Rusconi, 1983
Gardner, H. Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza, Milano, Feltrinelli, 2013
Pivato, S. L'era dello sport, Firenze, Giunti, 1994
Pivato, S. Dietschy, P. Storia dello sport in Italia, Bologna, Il Mulino, 2019