Per secoli, la nostra esistenza di umani è stata segnata dalla scarsità. Beni e opportunità erano limitati e i cambiamenti avvenivano in tempi lunghissimi, talvolta nell’ordine dei secoli. Negli ultimi decenni, però, il mondo ha subito un'accelerazione senza precedenti. Internet ha rivoluzionato le nostre vite, mantenendoci connessi 24 ore al giorno con tutto il mondo. Le nostre vite non sono più confinate al villaggio o alla piccola città; ora viviamo in una dimensione globale.

Il modo di educare i bambini è cambiato radicalmente. La disciplina che per secoli ha imposto limiti e represso istinti è stata sostituita da un'educazione più permissiva, forse eccessivamente. Dal motto "Non rimandare a domani quello che potresti fare oggi", siamo passati al "tutto e subito", dalla gratificazione differita al soddisfacimento istantaneo di ogni desiderio.

Cresciamo i ragazzi in una bolla iperprotettiva, facendogli credere che tutto sia dovuto, evitando loro ogni difficoltà e disagio, e riempiendoli di false lodi per sostenere la loro autostima.

Abbiamo bandito la noia dalle nostre vite, quando invece è proprio la noia che favorisce la consapevolezza, la trasformazione e la creatività. Abbiamo elevato l'intrattenimento e il divertimento a ideali di vita, a scapito dell'impegno, dell'etica e della riflessione.

Viviamo all'insegna dell'edonismo, del piacere a tutti i costi, invece di cercare una "buona vita" e sviluppare le virtù necessarie per ottenerla. "Faccio ciò che voglio, quando voglio" sembra essere il mantra di molte persone delle nuove generazioni. Se un'attività procura piacere, viene perseguita, indipendentemente dalle conseguenze negative a lungo termine.

Alla base dei nuovi e talvolta dannosi sistemi educativi sta la distorsione di idee nate all'inizio del secolo scorso, a partire dalla psicoanalisi di Sigmund Freud, che ha diffuso l'idea popolare che la repressione degli istinti e quindi del piacere generi malattia mentale, idee sviluppate e poi ulteriormente elaborate da altri pensatori, come ad esempio il filosofo Herbert Marcuse, che vedeva nel prevalere del principio di realtà (e di prestazione) sul principio del piacere la causa dell'alienazione contemporanea. Naturalmente, le teorie degli autori citati erano molto più complesse e articolate, e assolutamente critiche nei confronti dell’attuale società dei consumi, ma dobbiamo considerare che la diffusione delle idee a livello collettivo ne determina spesso una semplificazione eccessiva.

Il risultato è stato un aumento vertiginoso delle dipendenze. Sempre più persone lottano contro la dipendenza fisica e psicologica da sostanze varie: dallo zucchero (con un'epidemia mondiale di diabete), al cibo spazzatura (l'obesità dilaga nel mondo), dall'alcol al fumo di sigaretta, dalle droghe illegali alla dipendenza da farmaci, in particolar modo quelli psicotropi.

Ma la dipendenza non riguarda soltanto le sostanze; si manifesta anche attraverso i comportamenti. Si tratta delle cosiddette dipendenze comportamentali e delle new addiction, generate dalle nuove tecnologie: gioco d'azzardo, shopping, videogiochi, smartphone, social media, serie TV, lavoro, relazioni affettive, sesso e pornografia. Qualsiasi attività protratta nel tempo e che finisce col nuocere al soggetto che la pratica può diventare fonte di dipendenza.

Le conseguenze delle dipendenze possono manifestarsi in problemi di salute, legali, familiari, lavorativi, relazionali, psicologici ed economico-finanziari.

Alla base delle dipendenze, i neuroscienziati hanno identificato una molecola, la dopamina, un neurotrasmettitore scoperto nel 1957, che crea sensazioni di piacere e gratificazione. Più dopamina viene rilasciata in seguito a un'attività o all'uso di una sostanza, più ne siamo potenzialmente dipendenti. Naturalmente, la dopamina non è l'unica molecola implicata nelle sensazioni di piacere, ma è la più importante. Altri neurotrasmettitori coinvolti in alcuni processi di dipendenza sono la serotonina, l'adrenalina e l'ossitocina.

Il problema delle dipendenze è che il soggetto ha bisogno di intensificare progressivamente l’assunzione di sostanze o l'attuazione di certi comportamenti per ottenere lo stesso effetto. Si definisce tecnicamente questo fenomeno "tolleranza". Arrivando al punto che la persona deve mettere in atto il comportamento compulsivo non più per ottenere piacere, ma soltanto per evitare il dolore, il disagio, la sofferenza. Questo accade a causa di complessi meccanismi neurali omeostatici.

Non di rado le dipendenze si associano a malattie psichiatriche e quasi in tutti i casi diventano un mezzo, fallimentare, per combattere l'ansia e lo stress cronici.

Di frequente, l'astinenza prolungata da sostanze e comportamenti compulsivi, sul modello delle terapie condotte dagli Alcolisti Anonimi, guarisce dalle dipendenze. Importante è il sostegno emotivo comunitario alle vittime di dipendenza e talvolta si rende necessario ricorrere alla psicoterapia individuale o di gruppo.

Affrontare le dipendenze richiede un approccio integrato che coinvolga supporto medico, psicologico e sociale. A livello collettivo, combattere le dipendenze significa promuovere cambiamenti educativi, culturali e politici. Un lavoro significativo, un alloggio sicuro, un'istruzione di qualità, un'assistenza sanitaria accessibile e l'uguaglianza di fronte alla legge, indipendentemente da razza e classe sociale, potrebbero influire profondamente sulle cause dirette delle dipendenze.