Non c'è dubbio che viviamo in un'epoca in cui le informazioni rivestono un ruolo molto importante. Non a caso la nostra è denominata "la società della conoscenza" e, soprattutto, "dell'informazione". Al punto che il filosofo Luciano Floridi (Roma 1964) ha concentrato le sue riflessioni intorno al termine di "infosfera", intesa come la globalità dello spazio delle informazioni, che comprende sia il cyberspazio che i media tradizionali. Dopo la rivoluzione digitale e la rapida diffusione di Internet, la mole di dati e informazioni a cui siamo esposti è aumentata in misura esponenziale. Oggi si parla con sempre maggiore insistenza di sovraccarico informativo (information overload), di sovraccarico cognitivo e di infobesity.

Non sono un esperto, per cui non mi avventuro nelle definizioni e nelle sottili distinzioni tra l'una e l'altra denominazione. Prababilmente l'information overload non è un fenomeno completamente nuovo. Esisteva già quando le notizie, in epoca pre-internet, circolavano sulla carta stampata, con un numero di quotidiani e riviste cartacee esorbitante rispetto ad oggi.
Ancora prima, nell'Ottocento, Gustave Flaubert (Rouen 1821 - Croisset 1880), il sommo scrittore francese, ritrae in uno dei suoi più importanti romanzi, l'omonimo Bouvard e Pécuchet, due copisti alle prese con il progetto di assimilare un sapere enciclopedico, proposito che li porterà alla confusione e al fallimento. Possiamo pertanto tranquillamente sostenere che un certo grado di sovraccarico informativo esiste almeno dall'invenzione della stampa a caratteri mobili ad opera di Gutenberg (Magonza tra il 1394 e il 1399 - ivi 1468), quindi da alcuni secoli.

Certo, l'avvento di internet ha accelerato il processo. Partendo dalla mia personale esperienza, posso affermare che anch'io mi sento spesso soffocato da questa esplosione di informazioni. È davvero impossibile seguire tutte le novità sia in campo artistico, filosofico e letterario, che in quello tecnico e scientifico, per non parlare delle vaste paludi dell'intrattenimento. Tra libri, film, articoli di giornale, serie tv, documentari, programmi televisivi, articoli scientifici, e-mail, messaggini, post e video sui social è una rincorsa continua e faticosa che si conclude inevitabilmente con una sconfitta.

Neppure la specializzazione mette più i soggetti al riparo dal sovraccarico cognitivo. Per esempio, riferendosi all'ambito sanitario, si stima che vengano pubblicati su Pubmed - la più accreditata banca dati biomedica - due nuovi articoli ogni minuto: "Per un medico, un infermiere, un farmacista restare aggiornati è davvero complicato" conclude Luca De Fiore in un suo pezzo sul tema. Probabilmente a un medico coscienzioso non basterebbero due vite per tenersi perfettamente al corrente su tutto quanto di nuovo produce (e pubblica) la ricerca.

La febbre da informazione, il sovraccarico cognitivo sta diventando una vera malattia con i suoi sintomi caratteristici: irritabilità, ansia, insonnia, mal di stomaco, cefalea, paralisi decisionale. Esiste un modo per uscire da questa spiacevole situazione? Va subito premesso che il nostro cervello ha bisogno di stimoli per funzionare correttamente e procurarci benessere. Anzi, una dose adeguata di stimoli può renderci piacevolmente euforici. Il problema sorge quando le sollecitazioni sono eccessive. Diventa un po' come quando studiamo una materia, in vista dell'interrogazione, in un tempo compresso. Leggiamo, studiamo, ma alla fine non capiamo quasi niente e non riusciamo a memorizzare i concetti. Il nostro cervello va in tilt.

Per sopravvivere all'information overload dobbiamo quindi per prima cosa essere consapevoli del problema: riconoscere che non possiamo dominare completamente alcuna area del sapere, almeno in tempi brevi. Dobbiamo cioè accettare i nostri limiti e la nostra imperfezione. In un secondo momento dobbiamo imparare a filtrare le informazioni e soffermarci soltanto su quelle che riteniamo importanti per noi, sincerandoci che provengano da fonti attendibili. Oltre alla razionalità, conta in questo caso l'intuito. Avendo l'accortezza di esercitare un dubbio metodico e mettendo sempre in discussione quanto ci viene proposto.
Si deduce da ciò l'importanza di coltivare il pensiero critico, di pensare con la propria testa, contro ogni pregiudizio e conformismo, senza sopravvalutare nello stesso tempo le nostre conoscenze e capacità.

Fondamentale poi è stabilire delle gerarchie e delle priorità, che siano nel contempo permeabili e flessibili. Per esempio, a mio avviso, diamo troppa importanza all'attualità e alle mode del momento. I giornali, le riviste, molti siti internet, i social media, film e serie tv, moltissimi programmi televisivi popolari divulgano sciocchezze, comunicano messaggi banali, di cui possiamo fare tranquillamente a meno. Informazioni che il giorno dopo già non ci interessano più, luoghi comuni, orientamenti di pensiero e interpretazioni del mondo che, alla prova dei fatti o del tempo, si rivelano clamorosamente erronei. Per tacere degli autentici deliri che si leggono o ascoltano quotidianamente sul web.
Basta scorrere qualsiasi onesta storia delle idee, in qualsiasi ambito dello scibile umano e della vita quotidiana, per accorgersi a quante pericolose idiozie (e ideologie) l'umanità ha creduto nei secoli. Rappresentazioni del mondo che hanno provocato massacri, morte, violenza e un surplus evitabile di infelicità. In Madame Bovary, altro grande romanzo del succitato Flaubert, il farmacista Homais, prototipo del borghese bonario e progressista, dispensatore di noiose opinioni stereotipate, è - guarda caso - un accanito lettore di giornali. Figuramoci un Homais di oggi che frequentasse soltanto i social media.

Senza voler interferire con i gusti legittimi di ciascuno - ognuno ha il sacrosanto diritto di occuparsi di ciò che gli piace e di credere a ciò che vuole - tuttavia va rimarcato che lo studio dei classici e degli insegnamenti dei saggi di tutte le epoche e latitudini fornisce un formidabile nutrimento alla nostra mente e arricchisce la nostra umanità, guidando con mano sicura il nostro modo di pensare, le nostre decisioni e le nostre azioni. In fondo i saggi di tutti i tempi hanno detto o scritto le medesime cose, pronunciando quelle che potremmo definire verità eterne. Potremmo discuterle, ma è necessario, prima, che prestiamo loro attenzione e che le esaminiamo con cura. Magari facendo nostre soltanto quelle affermazioni che sentiamo più in sintonia con il nostro Sé più profondo. Tra l'altro, i grandi libri colmano di bellezza anche le nostre giornate più grigie.

Proseguendo, un beneficio lo possiamo senz'altro trarre prendendo una salutare pausa dalle nostre sfiancanti routine. Stare disconnessi per qualche (preferibilmente prolungato) intervallo di tempo, immergersi nella natura, osservare piante e animali, riposarsi sono tutte scelte che non potranno che ritemprarci.

Da ultimo, ritengo importante mettersi alla prova, fare esperienza, uscire dalla logica di un sapere unicamente teorico e libresco. Si parte dai libri e dalle lezioni dei maestri, ma poi la parola deve farsi carne, occorre osservare, provare, eventualmente fallire, riprovare, fallire di nuovo, cadere e rialzarsi, misurarsi in prima persona con la concretezza del mondo, sentendo sulla propria pelle la resistenza che ci oppone la dura e opaca realtà, provare le sensazioni talvolta amare, talaltra entusiasmanti che questo scontro ci procura. In tal modo possiamo maturare e acquisire una maggiore fiducia, nel sempre impervio e incerto cammino esistenziale.

Riferimenti bibliografici:
De Botton, A., News. Le notizie: istruzioni per l'uso, Parma, Guanda, 2014
Floridi, L., Infosfera. Etica e filosofia nell'età dell'informazione, Torino, Giappichelli, 2009

sitografia:
Maria Galantucci, Information Overload - Sovraccarico informativo
Stress da sovraccarico informativo: come possiamo sopravvivere?, www.psicologi-italia.it