La convivenza tra esseri umani, la condizione esistenziale stessa generano problemi a cui gli individui e le comunità cercano di trovare soluzioni. Poiché i problemi sono complessi e nessuno possiede la verità assoluta, ma soltanto delle approssimazioni alla stessa, le soluzioni trovate sono quasi sempre provvisorie e passibili di miglioramento. Non solo: le soluzioni, anche quando sono soddisfacenti, generano esse stesse nuovi problemi da risolvere.

"La perfezione non è di questo mondo", recita un vecchio adagio. Ed è una realtà che dobbiamo accettare se, come scriveva Immanuel Kant, "da un legno così storto come quello di cui è fatto l'uomo non si può costruire nulla di perfettamente dritto".

La democrazia, cercando di dare rappresentanza agli interessi e alle idee di tutti, tentando di mediare e contrattare tra visioni, esigenze e valori talvolta opposti, si è dimostrata, pur considerandone i mille difetti,  il sistema politico più adatto per tentare di migliorare la qualità della vita delle persone sulla terra.

Esiste un altro modo per accostarsi ai problemi: quello di intervenire radicalmente sugli stessi imponendo una soluzione definitiva. Di sciogliere il nodo con un netto colpo di spada. È quanto è avvenuto più volte nella Storia e, in special modo, nel Novecento, che ha visto l'avvicendarsi di rivoluzioni e totalitarismi, i quali hanno determinato lo sterminio di milioni di persone. Lo stalinismo, il fascismo e il nazismo rappresentano il funesto esempio di cosa accade quando la teoria, l'ideologia, l'assoluto prevalgono sulla vita.

Non era andata molto meglio nel Settecento, nel corso della Rivoluzione francese che, in nome di una concezione adamantina della libertà, della fratellanza e dell'uguaglianza, fece non meno di 200mila vittime, molte delle quali fra gli stessi rivoluzionari.

Il rivoluzionario è un idealista che ritiene di possedere la verità assoluta e che ha in mente un modello di società perfetta. Secondo le sue intenzioni, la società perfetta va realizzata a qualsiasi costo. Il fine giustifica i mezzi e le morti in massa di milioni di persone non sono altro che un prezzo ragionevole da pagare per il bene dell'umanità futura. Il rivoluzionario è quasi sempre un fanatico, che vuole il bene degli altri anche a dispetto delle loro opinioni e delle loro preferenze.

Per evitare dunque futuri lager, gulag, camere a gas e genocidi forse è bene che coltiviamo un modello di società aperta, propugnato da filosofi come Karl Popper e Isaiah Berlin, in cui il conflitto tra opposte visioni venga accettato e in cui si cerchi sempre di trovare un'armonia e una sintesi tra le diverse esigenze e i diversi valori, quali la libertà e l'uguaglianza, la giustizia e la misericordia, la competizione e la solidarietà.

All'assoluto è meglio preferire il relativo, alle soluzioni definitive le riforme progressive, al fondamentalismo fanatico la tolleranza, alla dittatura il pluralismo.

Riferimenti bibliografici:
Berlin, I., Un messaggio al ventunesimo secolo, Milano, Adelphi, 2015
Marcuse, H., Popper, K., Rivoluzione o riforme?, Roma, Armando Editore, 2002
Popper, K., Alla ricerca di un mondo migliore, Roma, Armando Editore, 2002
Popper, K., La società aperta e i suoi nemici, Roma, Armando Editore, 2018