Oggi molte imprese offrono lavoro, ma faticano a trovare lavoratori disponibili. Malgrado la disoccupazione sia elevata. Succede in Italia, cui appunteremo la nostra attenzione, ma anche altrove. Si tratta di un fenomeno nuovo, attuale, e quindi ancora di difficile e controversa interpretazione.

Ristoratori, agricoltori, hotel, stabilimenti balneari, strutture sanitarie, ma anche aziende d'avanguardia nel settore tecnologico, faticano a trovare la manodopera necessaria pur offrendo, a loro dire, retribuzioni interessanti. Aumentano nel frattempo, i lavori che gli italiani non vogliono più fare.

Molti di coloro che rifiutano i lavori offerti dal mercato sono giovani. Giovani non di rado istruiti che però, secondo alcuni sociologi, tendono drammaticamente a sopravvalutare le loro competenze.

È in corso tra i ragazzi un'epidemia di scarsa voglia di lavorare? Gli economisti, di norma, sono scettici nell'accettare tale genere di spiegazione.
Indubbiamente le nuove generazioni hanno una diversa forma mentis rispetto alle generazioni che le hanno precedute, per esempio quelle che, negli anni Sessanta del secolo scorso, hanno contribuito a produrre il boom economico italiano. Hanno meno spirito di sacrificio e minore tolleranza alla fatica. Sicuramente esprimono bisogni e aspirazioni esistenziali diverse.

Il mismatch tra domanda e offerta è probabilmente imputabile ad entrambe le parti: imprenditori e giovani lavoratori. Se molti ragazzi rifiutano di sporcarsi le mani con occupazioni che ritengono al di sotto delle aspettative, sostenuti non di rado economicamente dalle proprie famiglie, molti imprenditori sono rimasti mentalmente fermi a decenni fa, incapaci di cogliere il mutato atteggiamento verso il lavoro. Pochissimi sono infatti i giovani che oggi intendono il lavoro in modo totalizzante - vivere per lavorare - e chiedono quindi maggiore flessibilità di orari e una maggiore conciliazione tra vita e attività lavorativa. In molti settori, che riguardano principalmente i servizi, non è infrequente lo sfruttamento selvaggio della manodopera, con retribuzioni basse a fronte di un impegno lavorativo oneroso. Molti ambienti di lavoro sono poco attraenti. Il clima che vi si respira è autoritario e privo di prospettive.
Vigono ancora gerarchie anacronistiche.

I ragazzi sono oggi mediamente più istruiti di quelli di 50 o 60 anni fa. È davvero un peccato che l'economia nazionale non sappia far tesoro di tutta l'energia, il talento, l’entusiasmo e il potenziale di cui i giovani sarebbero capaci. Soltanto se venisse loro offerta la possibilità di venire coinvolti in organizzazioni meglio progettate. Se venisse riconosciuto il loro apporto, se si sapesse uscire da una logica di ruoli fissi e predeterminati. Occorrerebbe poi affiancare ai giovani servizi di formazione e orientamento al lavoro efficaci, mentre oggi molti ragazzi vengono lasciati soli, alla mercé della noia, dello sconforto e della depressione. La scuola, troppo teorica e isolata in una propria inaccessibile torre d'avorio, senza addentellati col mondo economico, ha le sue colpe.

Andrebbe compiuto ogni sforzo collettivo per recuperare un consistente numero di ragazzi. Il lavoro di una società tardomoderna andrebbe organizzato e progettato avvalendosi di psicologi e sociologi del lavoro e di manager illuminati. Si dovrebbe abbandonare la concezione che quel che conta è soltanto il profitto. Le imprese devono tornare ad avere una funzione nobilmente sociale, devono contribuire ad aumentare il benessere generale di una comunità. Sono troppi nel nostro paese i NEET, giovani che non studiano e non lavorano. Considerata la crisi demografica in atto non possiamo permetterci di perdere intere generazioni, per colpa di un'inerzia in merito alle politiche del lavoro, che rischia di affondare un intero Paese.

Riferimenti bibliografici:
G. Lauzier, Sono un giovane mediocre, Milano, Rizzoli, 2018
S. Massini, Lavoro, Bologna, Il Mulino, 2016
P. Mastrocola, L. Ricolfi, Il danno scolastico. La scuola progressista come macchina della disuguaglianza, Milano, La nave di Teseo, 2021
L. Ricolfi, La società signorile di massa, Milano, La nave di Teseo, 2019
R.A. Ventura, Teoria della classe disagiata, Roma, Minimum fax, 2017
C. Cerasa, I tabù da sfatare su salari, giovani e reddito di cittadinanza. Colloquio con Montezemolo, "Il Foglio", 4 giugno 2022
R. Maggiolo, Vittime o fannulloni? No, nel lavoro i giovani cercano il senso, "Huffington Post", 23 agosto 2020
M. Serra, Lavorare meno e meglio, "la Repubblica", 19 giugno 2022