Virus e batteri sono ovunque
Senza che ce ne rendiamo conto, viviamo circondati da microrganismi, più comunemente denominati microbi: protozoi, miceti (o funghi), batteri e virus. Si tratta di organismi visibili soltanto al microscopio, ma capaci di causare malattie importanti, infettando piante e animali, compreso l'uomo.
Come ho detto viviamo letteralmente sommersi da microrganismi, che popolano l'aria, l'acqua e il suolo. Molti di essi sono innocui o addirittura benefici: pensiamo alla flora batterica intestinale, di cui ogni giorno scopriamo funzioni salutari o ai virus che limitano lo sviluppo dei batteri e vengono impiegati in laboratorio proprio per allestire rimedi per sconfiggere le malattie infettive. Tra uomo, specie animali e vegetali e microorganismi esiste un delicato equilibrio che garantisce la possibilità della vita nel nostro pianeta.

Definizione di pandemia
Si parla di pandemia quando una malattia, generata da un agente infettivo, in genere un microrganismo, colpisce un'intera popolazione e si diffonde in tutto il globo. Il termine pandemia è ritornato di attualità dopo che un coronavirus, il SARS-CoV-2, a partire dal 2029, ha causato una malattia, la COVID-19, in taluni casi letale, mettendo in ginocchio l'economia di interi continenti e obbligando miliardi di persone a severe limitazioni della vita quotidiana (lockdown, distanziamento sociale, uso di mascherine, ripetuti tamponi microbiologici di laboratorio).

Epidemie e pandemie del passato
In verità, la Storia della medicina ci ricorda che numerose epidemie - malattie che hanno una diffusione territoriale più limitata rispetto alle pandemie - hanno colpito l'uomo anche nei secoli passati. Già lo storico greco Tucidide ci parla nei suoi resoconti di una pestilenza (probabilmente si trattava di una febbre tifoidea) che causò ad Atene migliaia di morti, 2000 anni orsono. Tipiche epidemie (e talvolta pandemie) erano quelle causate dal batterio della peste, soprattutto in epoca medioevale. D'altronde, riferimenti documentali alla peste sono contenuti in alcuni capolavori della nostra letteratura: dal Decamerone di Boccaccio ai Promessi sposi di Manzoni.

Per inciso - per rimanere in ambito letterario - ricordiamo la tubercolosi, originata dal cosiddetto bacillo di Koch (più propriamente Mycobacterium tebercolosis), di cui abbiamo ampia testimonianza nella più alta letteratura novecentesca, dalla Montagna incantata di Thomas Mann alla Diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino. In realtà si tratta di una malattia infettiva molto diffusa che ha interessato la storia dell'umanità in tutte le epoche.

Non solo il batterio della peste era dunque in grado di generare epidemie e di decimare intere popolazioni. Si pensi al virus del vaiolo, che ha provocato milioni di morti nel corso dei millenni. O alle pandemie originate dal virus del colera. Un discorso a parte meritano i virus influenzali. L'influenza è spesso considerata - e lo fu anche in epoche storiche passate - una malattia banale, quasi innocua. Ma si tratta di un'idea sbagliata: nel 1918, la cosiddetta "spagnola" (che però non ebbe origine in Spagna) falcidiò milioni di giovani vite in tutto il mondo e rimane ancora oggi uno dei capitoli più funesti della Storia della medicina e della memoria collettiva.

Negli anni '50 l'influenza "Asiatica" causò più di un milione di morti. Nel 1969, anno dello sbarco del primo uomo sulla Luna, l'influenza "Hong Kong" (ridenominata "spaziale") raggiunse l'Italia causando 20mila morti, ma in tutto il globo fece un milione di vittime.

Le pandemie recenti
Veniamo ai giorni nostri: nei primi anni Ottanta il virus dell'Aids genera una pandemia che mette a dura prova i sistemi sanitari di tutto il mondo; i coronavirus colpiscono duramente il pianeta nel 2002 e nel 2012 con la Sars e la Mers; nel 2009 la pandemia di "influenza suina" causa centinaia di migliaia di decessi; nel 2015 allarmano le organizzazioni sanitarie numerosi focolai di influenza "aviaria".
Ma non è tutto: attualmente pericoli infettivi, potenzialmente pandemici, provengono da malattie come Ebola, Chikungunya, la febbre emorragica di Marburg, la febbre di Lassa, l'infezione da virus Zika, mentre tubercolosi, malaria, Aids e febbre Dengue sono sufficientemente sotto controllo, ma ben lungi dall'essere debellate.

Desta inoltre allarme lo sviluppo di microrganismi resistenti ai chemioterapici. Molte persone muoiono a causa delle cosiddette infezioni nosocomiali, contratte durante un ricovero in ospedale e resistenti alle terapie. Il fenomeno dell'antibiotico-resistenza è sempre più al centro della preoccupata attenzione della comunità scientifica internazionale.

Come prevenire le prossime pandemie
Le minacce infettive provengano dunque da microrganismi vecchi e nuovi. Particolarmente temuto è il cosiddetto "salto di specie" (spillover), quando cioè un virus o un batterio passano da una specie animale all'altra, compresa la specie umana. Un microrganismo nuovo, sconosciuto, provoca stragi perché appunto le nostre difese immunitarie sono impreparate all'assalto, non possiedono cioè gli anticorpi e gli altri meccanismi fisiologici per difendersi. Soltanto con il tempo si può sperare in una sorta di armistizio fra aggressore e ospite.

Esistono tuttavia delle misure preventive che la specie umana può mettere in atto, per proteggersi dalle future minacce pandemiche. Prima fra tutte il rispetto per l'equilibrio dell'ecosistema in cui vive. La sovrappopolazione, per esempio, favorisce la diffusione della malattie infettive, così come il cambiamento climatico altera l'ecosistema spingendo molte specie animali alla migrazione verso aree geografiche diverse da quelle originarie, trasfomandole in vettori di possibili nuove epidemie.

L'urbanizzazione, la deforestazione e la desertificazione inducono l'uomo a erodere spazio alla Natura e lo portano a stretto contatto con specie selvatiche un tempo inaccessibili, inavvicinabili. Si rompono così equilibri biologici millenari, mentre si riduce la biodiversità.

La globalizzazione con la necessità frenetica di viaggiare rapidamente e frequentemente favorisce il contagio interumano. L'inquinamento danneggia le nostre difese naturali e aumenta pertanto la virulenza degli agenti infettivi.

L'uomo, nei confronti della Terra, si sta comportando come un virus patogeno. La vera prevenzione di una possibile nuova pandemia sta quindi nel cambiare il nostro modello economico di sviluppo, nell'elaborare un nuovo concetto di salute come equilibrio circolare uomo - animale - piante - ambiente, nel pensare cioè diversamente da ora, non più per compartimenti stagni, ma in modo complesso, globale, olistico. Un pensiero che superi l'egoismo di specie per considerare come prioritario l'equilibrio armonico dell'intero pianeta.