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Nelson Mandela e la fine dell'apartheid

Alla commemorazione funebre di Nelson Mandela, celebrata il 10 dicembre 2013 allo stadio di Johannesburg, era presente una folla oceanica di decina di migliaia di persone, tra le quali i principali leader della politica internazionale e l'elite del mondo dello sport, della musica, dello spettacolo e della cultura.

Nato nel 1918, Nelson Rolihlahla Mandela viene adottato da un capotribù del Trenskel. Lavora in miniera, studia giurisprudenza, diventa avvocato e, nel 1945, aderisce all'African National Congress (ANC), un movimento di liberazione che, messo fuori legge, abbandona la nonviolenza e la disobbedienza civile per rendersi artefice di attentati e sabotaggi nelle principali città del Sudafrica.
Mandela viene arrestato nel 1962 e condannato all'ergastolo nel 1964. Trascorre in carcere 27 anni, principalmente a Robben Island.
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urante la sua carcerazione sono in molti a chiederne il rilascio. L'opinione pubblica internazionale è particolarmente scossa dai metodi brutali adottati dall'apartheid in Sudafrica nei confronti della popolazione nera. Il National Party, che governa il Sudafrica nel nome degli afrikaner, la minoranza bianca di origine olandese che detiene la ricchezza e il potere nel Paese, segrega, emargina, sfrutta e umilia la maggioranza nera.
Nel 1976, a Soweto, la polizia soffoca nel sangue una manifestazione pacifica di studenti. Sempre più personalità e i gruppi di opinione in ogni parte del mondo si schierano con la causa nera e con Mandela. Si organizzano a favore di Mandela persino dei concerti rock, famoso quello allestito allo stadio Wembley di Londra. Un gruppo musicale molto famoso, i Simple Minds
, dedicano a Mandela una canzone.

Nel frattempo, sono numerose le potenze mondiali (USA, Gran Bretagna, Unione europea) che decretano sanzioni economiche nei confronti del Sudafrica. Le autorità sudafricane offrono a Mandela la scarcerazione in cambio della rinuncia ai propri ideali, ma il leader nero rifiuta.

E' con l'avvento al governo di Frederick de Klerk che si giunge a un radicale cambiamento nella politica sudafricana e ad una maggiore apertura verso i diritti della popolazione nera. De Klerk negozia la trasformazione del Paese con Mandela, che viene liberato dopo diecimila giorni di carcere, l'11 febbraio 1990, all'età di 71 anni. A de Klerk e a Mandela le autorità svedesi conferiscono il Premio Nobel per la Pace nel 1993. Nel 1994 Mandela viene eletto Presidente di un Sudafrica, finalmente liberato e democratico.

Madiba (come veniva affettuosamente chiamato Nelson Mandela) è diventato una delle icone popolari più rappresentative del nostro secolo, l'emblema della lotta di liberazione dei neri e degli oppressi, il simbolo dell'antirazzismo. Molto sensibile alle esigenze della propria gente, egli fu, come scrisse  Nadine Gordimer, l'amica bianca scrittrice, Premio Nobel per la Letteratura nel 1991, "un leader rivoluzionario di enorme coraggio, [...] un negoziatore politico di talento e saggezza straordinari, uno statista che si adopera per un cambiamento pacifico". Soprattutto un uomo che, una volta vinta la propria battaglia politica, non pronunciò mai una parola di vendetta verso gli avversari, ma che aspirava ad un Sudafrica unito e riconciliato, dove tutti potessero vivere dignitosamente in maniera indipendente dal colore dalla pelle. Ancora detenuto disse: "Nutro l'ideale di una società democratica e libera in cui tutte le persone vivano insieme in armonia e possano avere delle opportunità. E' un ideale per cui spero di vivere e che spero di conseguire. Ma, se necessario, è un ideale per cui sono pronto a morire".

Una volta al governo, il compito di Mandela non fu dei più facili. Si trattava non solo di sopire gli odi delle opposte fazioni e scongiurare la guerra civile, ma di combattere la povertà, la carenza di abitazioni, la disoccupazione e la scarsa istruzione del popolo. Occorreva inoltre trasformare l'esercito e la polizia, dediti per decenni alla repressione feroce e sanguinaria dei moti popolari, in istituzioni degne di un paese democratico. Obiettivi di impressionante responsabilità, per il raggiungimento dei quali Mandela invocò la collaborazione di tutti.

Nel giovane Sudafrica di oggi, liberato dall'apartheid, nonostante le grandi risorse naturali di cui gode, i problemi non mancano. Esistono ancora la povertà, la disoccupazione (specialmente giovanile) e l'acuto divario fra ricchi e poveri. La corruzione è diffusissima e riguarda anche i neri che sono arrivati alle leve del potere. Persino la censura non è del tutto morta. Tuttavia siamo in molti a nutrire la fondata speranza che il testamento politico, l'esempio ricco di umanità, dignità e integrità di Mandela, aiutino il suo popolo a raccoglierne l'eredità e a superare gli attuali problemi. Che, a conti fatti, non sono, purtroppo, molto diversi dai nostri e, con le dovute proporzioni, da quelli di quasi tutte le democrazie occidentali.

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Pagina aggiornata il 10.06.14
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