Nuovi e vecchi media pullulano di guru, coach e specialisti del brain power che ci esortano a diventare più forti, ad inseguire il successo esteriore, a sgomitare per affermarsi, a razionalizzare e ottimizzare il nostro tempo per centrare obiettivi freddamente predefiniti e così raggiungere i vertici delle gerarchie sociali. Si enfatizzano il darwinismo sociale, il carrierismo e l'esibizione di uno status elevato. Anni addietro un noto dopobarba si pubblicizzava con l'eloquente slogan "l'uomo che non deve chiedere mai".

La forza, la durezza, la prepotenza, l'arroganza, la spietatezza nei confronti dei concorrennti sembrano qualità molto apprezzate dalla società occidentale, almeno da quella contemporanea. Ego ipertrofici camminano in mezzo a noi, indifferenti alla sorte dei loro simili, motivati soltanto dalla propria presunta illimitata autoaffermazione.
Nessuno nega che la forza, l'energia, la risolutezza siano qualità necessarie in molte circostanze della nostra vita. Tuttavia rischiamo così di trascurare altri aspetti della nostra personalità almeno altrettanto importanti, anzi che connotano più specificamente la nostra stessa umanità.

In un rapporto dialettico con la forza si pone la nostra inevitabile e irriducibile fragilità. Gettata in un mondo spesso imprevedibile, priva di fondamenti certi, esposta a mille pericoli, incertezze, insicurezze la nostra esistenza di esseri umani è caratterizzata dalla vulnerabilità. La fragilità, la vulnerabilità non sono necessariamente dei difetti, delle debolezze, ma delle qualità "troppo umane", che ci rendono esseri completi, capaci di sensibilità, compassione, empatia, creatività, solidarietà.

Proprio attingendo ai nostri limiti, malattie, sofferenze, paure, ferite interiori, angosce, dubbi, errori, inadeguatezze, fallimenti noi possiamo diventare individui responsabili, dotati di elasticità mentale, in grado di cambiare e di affrontare realisticamente i problemi, che la nostra esistenza e quella della società in cui vivamo, ci pone davanti.

Non è la rigidità dell'uomo sempre sicuro di sé la caratteristica che ci fa progredire come individui, come società e come specie, ma la disponibilità all'ascolto di se stessi e degli altri, la capacità di cambiare con flessibilità atteggiamenti, visioni del mondo e opinioni, l'apertura mentale tesa a superare pregiudizi e conformismi, il coraggio di diventare chi siamo, con le nostre luci e le nostre ombre.

Il meglio della letteratura universale di tutti i tempi ha per protagonisti individui problematici, mai a proprio agio né con se stessi, né coi valori dominanti della propria epoca, personaggi vulnerabili caratterizzati da conflitti e da tormenti esteriori ed interiori. Allo stesso modo, l'impresa più fulgida dei nostri tempi, la scienza, deve il suo costante progresso non già all'acquisizione di immutabili certezze, di verità incontrovertibili, bensì al dubbio sistematico, alla messa in discussione di ogni autorità e di ogni teoria, alla provvisorietà dei risultati raggiunti.

Se oggi consultiamo i cataloghi delle librerie più frequentate, fortunatamente troviamo un numero cospicuo di pubblicazioni dedicate alla valorizzazione della fragilità, quale caratteristica fondamentale e positiva della condizione umana. Per esempio la timidezza, la vecchiaia, l'insicurezza adolescenziale fonte di tanti pericoli, ma anche foriera di incredibili sviluppi, la contemplazione, la meditazione, il silenzio e la solitudine contrapposti all'attivismo frenetico, la cooperazione in antitesi alla competizione spietata e distruttiva, i passi falsi, gli inciampi e la lentezza in opposizione ad un'esistenza lineare e troppo razionalizzata (e dunque alienata), la tristezza come modalità alternativa allo stordimento generato da chiassosi quanto vacui divertimenti sono aspetti dell'esistenza sempre più apprezzati negli scritti di filosofi, psicologi ed eminenti saggisti.

Non vergogniamoci dunque delle nostre fragilità e dei nostri limiti. Accettiamoli, rendendoli in tal modo formidabili leve della nostra evoluzione ed autentica autorealizzazione.

Riferimenti bibliografici:
V. Andreoli, L'uomo di vetro. La forza della fragilità, Milano, Rizzoli, 2008
E. Borgna, La fragilità che è in noi, Torino, Einaudi, 2014
B. Brown, La forza della fragilità. Il coraggio di sbagliare e rinascere più forti di prima, Milano, Vallardi, 2016
M. Marzano, Cosa fare delle nostre ferite? La fiducia e l'accettazione dell'altro, Trento, Erickson, 2012