Nella vastità della letteratura, emergono figure enigmatiche che sfidano l'ordine sociale e i valori dominanti: l'"inetto" e l'"uomo superfluo". Questi personaggi, pur essendo spesso etichettati come negativi o insignificanti, incarnano in realtà una forma di ribellione sottile e potente.

Partiamo dall'"inetto", una figura che trova un'icona nella narrativa di Italo Svevo. In Una vita, il protagonista Alfonso Nitti è un uomo ingenuo e sensibile che lotta con l'ineluttabilità della vita quotidiana. Nitti esemplifica la mancanza di ambizione e la rassegnazione di fronte alle aspettative sociali. Il suo fallimento nel realizzare i propri desideri manifesta una forma di ribellione passiva contro le convenzioni che lo circondano.

Similmente, il personaggio di Oblomov, creato da Ivan Gončarov, incarna l'archetipo dell'uomo superfluo. Oblomov è un individuo pigro e apatico, immerso in una vita di ozio e letargia. La sua inattività non è solo una debolezza individuale, ma anche una protesta implicita contro le aspettative sociali di produttività e successo. Nel romanzo gli si oppone Stolz, dinamico, pratico, efficiente. Ma la simpatia del lettore, e dell'autore stesso, è tutta per Oblomov, molto più umano, nella sua imperfezione, dell'amico, completamente dominato invece dalla razionalità.

In opere come La coscienza di Zeno di Italo Svevo, il protagonista Zeno Cosini rappresenta un'altra sfumatura dell'inetto. Zeno è tormentato da ossessioni e fallimenti personali, incapace di rompere il ciclo dei suoi vizi. La sua narrazione-confessione riflette una lotta interiore contro le pressioni esterne e le proprie debolezze.

Anche Luigi Pirandello, in Il fu Mattia Pascal, offre un'interpretazione suggestiva dell’ “inetto”. Mattia Pascal è un uomo che, attraverso una serie di eventi fortuiti, si ritrova a reinventare la propria identità. Nella sua "vita seconda", Mattia si libera delle catene dell'identità convenzionale, diventando un "nessuno" agli occhi del mondo. Questa metamorfosi rappresenta una forma di ribellione contro le etichette e le aspettative sociali che opprimono la sua vera natura.

Ritornando alla tradizione russa, incontriamo Rudin, il protagonista del romanzo omonimo di Ivan Turgenev. Rudin incarna l'archetipo dell'uomo superfluo: un intellettuale brillante ma impotente di fronte alle sfide pratiche della vita. Il suo fervore idealistico è in contrasto con la realtà pragmatica e superficiale che lo circonda. In Rudin, Turgenev dipinge una figura di disillusione e fallimento, ma anche di sfida ai dogmi sociali dell'epoca.

Sempre Turgenev, con il suo romanzo Padri e Figli, ci presenta Bazarov, un giovane medico nichilista. Bazarov disprezza l'establishment aristocratico e i suoi valori. La sua mancanza di rispetto per le convenzioni sociali lo rende un personaggio radicale, ma al contempo una figura che mette in discussione le ipocrisie della società russa dell'epoca.

Inetto e superfluo nello stesso tempo è il Raskolnikov di Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij. Raskolnikov, il protagonista tormentato ed omicida del romanzo, si oppone alle convenzioni morali e sociali della sua epoca. Egli non è semplicemente un fallito o un debole, ma piuttosto un individuo che cerca una via alternativa alla rettitudine convenzionale. Il suo desiderio di sovvertire le norme riflette una forma di protesta contro un ordine che considera ipocrita e opprimente.

Infine - ma l'elenco è ben lungi dall'essere esaustivo - altra figura di “inetto” è Mersault in L'Étranger (Lo straniero) di Albert Camus, apatico e indifferente verso la società e la moralità convenzionale.

Questi esempi dimostrano che l'inetto e l'uomo superfluo, cugini stretti, non sono solo individui senza valore, ma incarnano una sorta di ribellione interiore. Essi sono i ribelli silenziosi, le voci dissonanti che minano le certezze dell'ordine dominante.

Tuttavia, bisogna anche notare che questa ribellione non è sempre eroica o trionfante. Talvolta, come nel caso di Raskolnikov, Bazarov, Zeno Cosini, Oblomov o Mattia Pascal, la loro sfida ai valori convenzionali li porta verso una tragica discesa o un isolamento doloroso. La loro lotta non è facile, né priva di conseguenze.

In conclusione, attraverso la lente della letteratura, l'inetto e l'uomo superfluo emergono come figure complesse e contraddittorie. Essi rappresentano la parte oscura della società, ma anche una voce di protesta contro un sistema che spesso soffoca la genuinità e l'individualità. Nella loro esistenza, troviamo la tensione tra il desiderio di libertà e la realtà opprimente dell'ordine sociale. Sono, in ultima analisi, le anime tormentate che rifiutano di piegarsi alla mediocrità e alla convenzione.