L'incertezza ha da sempre caratterizzato la condizione umana, durante tutte le epoche storiche. Nell'attuale società tardomoderna, contrassegnata da una complessità crescente e da cambiamenti repentini e spesso imprevedibili, da un individualismo esasperato e da uno spietato edonismo, la sensazione di insicurezza e precarietà si è diffusa oltre misura, investendo tutti gli ambiti del vivere, dallo studio al lavoro, alla famiglia e alle relazioni interpersonali.

Per fronteggiare il caos, e reggere l'ansia e la paura generate dall'incertezza, molti di noi cercano delle ancore di salvezza nella tradizione, nelle ideologie, nelle abitudini ed idee ereditate dall'ambiente familiare. Trascurando che l'incertezza, invece di rappresentare un nemico da fronteggiare, può costituire un'opportunità di crescita personale.

Per trasformare l'incertezza da possibile causa di sofferenza fisica e psichica in strumento di autorealizzazione, occorre rifarsi a saperi antichi, a saggezze oggi trascurate, a filosofie occidentali, ma anche orientali.
A Socrate, filosofo della Grecia antica, è attribuito il motto "Io so di non sapere", che sottolinea l'incertezza totale che caratterizza la conoscenza e l'esistenza dell'uomo, e che stimola, allo stesso tempo, la ricerca infinita e mai conclusa della verità. Non di meno le filosofie orientali e in particolare il buddhismo offrono dei validi suggerimenti per un approccio positivo e fecondo all'incertezza. Segnatamente lo Zen ci richiama all'impermanenza come dimensione costante della vita.

Per rendere l'incertezza una nostra alleata e talvolta addirittura fonte di diletto, è fondamentale cambiare il nostro sguardo sulla vita, abbandonare vecchi schemi e condizionamenti, e cercare di conoscere a fondo se stessi, scoprire i propri desideri più autentici, le proprie aspirazioni più profonde, i talenti e le vocazioni che ci rendono unici.

Per vivere in maniera autentica occorre abbandonare le aspettative che genitori e ambiente familiare hanno proiettato su di noi e prendere le distanze anche dalle aspettative che la società stessa nutre nei nostri confronti. Per realizzare tutto ciò è necessario scandagliare il nostro mondo interiore. Non affidarsi unicamente alla logica razionale, ma ascoltare il nostro cuore e il nostro corpo, oltre alla nostra mente, per individuare il nostro vero Sé.

È necessario coniugare la razionalità con l'intuizione, il sentimento e l'immaginazione. Coltivare la creatività, il pensiero divergente, la fluidità associativa, i sogni ad occhi aperti, la curiosità, l'ascolto, l'attenzione. Insomma, è indispensabile liberarsi dal conosciuto, come propone uno dei pensatori più originali dell'ultimo secolo, l'indiano Jiddu Krishnamurti.

La logica cartesiana e il pensiero scientifico da essa generato hanno senz'altro valore e sono utili nel risolvere i problemi esteriori, senza fingere di ignorare che l'incertezza riguarda principalmente il nostro sentire interiore.
La scienza stessa, inoltre, è essa stessa in continua trasformazione, si basa sul dubbio sistematico, non rinnega dunque l'incertezza, ma ne fa in definitiva uno dei suoi fondamenti. In particolare riconosce che esistono gradi diversi di certezza e che la nozione di probabiltà sta progressivamnete sostituendo quella di verità incontrovertibile. Purtroppo i media (e ahinoi talvolta anche alcuni scienziati!) ci restituiscono un'immagine falsata della scienza, celebrano lo scientismo, che assume così le sembianze di ultima frontiera della fede dogmatica.

Se la consapevolezza di se stessi è il principale argine all'incertezza, per raggiungerla è essenziale isolarsi da un mondo sempre più rumoroso e rivalutare il silenzio. Eliminare il chiacchiericcio costante prodotto dalla società dello spettacolo, per favorire il silenzio interiore, è un metodo sicuro per accedere alla ricerca del Sé più autentico.

Per impedire che l'inceretezza paralizzi le nostre azioni, dobbiamo fare delle scelte, prendere delle decisioni. Decisioni che vanno maturate in base ai nostri valori e alla nostra consapevolezza. Dobbiamo essere aperti alla possibilità di sbagliare. Non dobbiamo temere il fallimento. L'errore, tanto biasimato dalla cultura ufficiale e dal nostro sistema educativo, è inevitabile e costituisce un'opportunità preziosa di crescita personale. Dai nostri errori impariamo infatti a migliorare, a perfezionarci.

Per trasformare l'incertezza da ansiogena a stimolante, bisogna liberarsi da aspettative e obiettivi rigidamente determinati e dall'ossessione del risultato. La vita è fluida e richiede da noi un atteggiamento flessibile. Più delle aspettative contano le intenzioni, partorite dal contatto con le fonti più autentiche del nostro mondo interiore.

Evitare di prendersi troppo sul serio e coltivare l'autoironia e l'umorismo costituscono altrettanti atteggiamenti che ci permettono di affrontare l'incertezza con maggiore serenità. Quasi ognuno di noi, sotto la pressione di condizionamenti culturali indotti dalla società contemporanea, ha sviluppato degli Ego eccessivamente ingombranti, che ci impediscono di muoverci più liberamente, con maggiore leggerezza, nella vita quotidiana.

Infine coltivare la perseveranza, l'integrità, la gentilezza, l'affabilità, la compassione, la solidarietà ci permetterà di perseguire la gioia, consci che la felicità personale non dipende dal denaro e dal successo esteriore, ma dallo sviluppo delle nostre qualità interiori.

Riferimenti bibliografci:
Z. Bauman, La società dell'incertezza, Bologna, Il Mulino, 2014
Platone, Apologia di Socrate, Bari-Roma, Laterza, 2019
Maestro Tetsugen Serra, L'incertezza è zen, Brescia, ED-Enrico Damiani Editore, 2021