copertina libroIn occasione dell’uscita di un volume che celebra la sua carriera, un sessantenne professore universitario comprende che la propria vita è stata diversa da quella ritratta nel libro a lui dedicato e che di “ogni destino rimane impenetrabile la vera essenza”.

Racconta così i suoi anni della giovinezza, quelli che poi si rivelarono i più formativi. Figlio di un integerrimo rettore in una piccola città della Germania settentrionale, Roland - questo il nome del protagonista - è tutt'altro che uno studente modello. Già dal liceo mal sopporta la scuola. A ciò si aggiunge la classica (e naturale) rivolta generazionale: egli prende in odio tutto ciò che è caro al padre: i libri, lo studio dei classici, l'intellettualità. Pertanto finisce a stento gli studi liceali.

Prosegue gli studi universitari a Berlino. La grande città lo travia, o meglio egli è più interessato ai diversivi che offre una metropoli che non allo studio metodico e concentrato. Il padre gli fa una visita improvvisa e lo scopre, invece che a lezione, a letto con una ragazza. Amareggiato, il genitore invia il figlio a studiare in una piccola università di provincia. Qui il giovane fa la conoscenza, quasi fortuita, di un insegnante che cattura subito la sua attenzione. Si tratta di un professore piuttosto isolato, ma che sa infiammare i cuori della gioventù. Tiene a circoli ristretti delle lezioni entusiasmanti, in particolar modo sul teatro elisabettiano (Ben Jonson, Marlowe, Shakespeare).

Scocca in Roland la scintilla, nasce in lui una inaspettata passione per la cultura umanistica. I libri diventano la sua sola ragione di esistere. Si getta in uno studio matto e disperatissimo che ne mina la salute. Il suo mentore, pur lodando la passione come la principale molla per realizzare grandi imprese intellettuali, lo invita a prendersi qualche giorno di riposo. Durante una di queste giornate, Roland, che nel frattempo si è trasferito a vivere nella stessa casa del professore e ne conosce la giovane moglie, finisce per invaghirsi di lei e per avere con la donna un fugace rapporto.

Vergognandosi per il suo comportamento, che vive come un tradimento dell'oggetto della sua sconfinata ammirazione,  Roland vuole abbandonare la residenza del vecchio professore. Ma questi, che pur ha intuito quanto accaduto, mantiene una inspiegabile calma e intende raccontare al giovane come si è svolta la sua tragica vita. Rivelare se stesso come mai gli è capitato di fare.

Roland aveva già colto in precedenza, nel comportamento del professore, qualcosa di misterioso e contraddittorio. Per esempio, il suo mentore alternava dichiarazioni di apprezzamento ad altre di disprezzo nei suoi confronti. Lo attirava a sé e lo respingeva, riducendolo talvolta alla disperazione. Malgrado Roland fosse convinto delle grandi doti del suo insegnante e lo avesse persuaso e aiutato nel portare a termine un'opera sul teatro, che il professore elaborava da tempo senza trovare l'energia e il coraggio di portarla a termine. Inoltre il giovane studente aveva colto l'inquietante freddezza dei rapporti tra il professore e la moglie, una freddezza che, al di là della esibita correttezza, era venata di ostilità e disprezzo reciproco.

Roland quindi non si sorprende più di tanto quando il professore gli rivela la sua omosessualità, che gli è stata fonte durante tutta la vita di tormento e di esclusione sociale, anche in ambito accademico. Il professore si è innamorato del suo allievo e il racconto termina con un bacio che l'anziano accademico imprime sulle labbra del giovane. Nonostante il moto di disgusto che si impadronisce di Roland, egli conclude con un elogio commovente e appassionato della sua guida spirituale:

"Non l’ho mai più visto, non ho mai ricevuto una lettera o un messaggio. La sua opera non è mai apparsa; nessuno si ricorda più di lui tranne me. Ma ancora oggi mi sento come allora, quando ero solo un fanciullo: ebbi padre e madre prima di lui, moglie e figli dopo, ma a nessuno debbo quanto a lui; non ho amato nessuno più di lui".

Il racconto si segnala, oltre che per la finezza e sensibilità psicologica con cui Zweig tratteggia i suoi personaggi principali, anche per la focalizzazione sul rapporto docente-allievo, una relazione che va oltre la comunicazione di informazioni, ma che coinvolge la personalità più profonda di entrambi. Il racconto pone l’accento sulla passione come motivazione essenziale per uno studio fecondo. Il vecchio professore non si limita a riempire la testa dei suoi allievi di nozioni, ma cerca di accendere un sacro fuoco dentro di loro e lo fa comunicando il proprio sincero entusiasmo per la materia che insegna. L'insegnante ritratto in qualche modo richiama alla mente dei lettori contemporanei il professor Keating interpretato da Robin Williams nel celebre film L’attimo fuggente.

Gli altri temi del racconto sono i diversi stili cognitivi delle persone, la creatività intellettuale, l'usura cui vanno incontro nel tempo i rapporti matrimoniali e, naturalmente, l'omosessualità correlata all’ostracismo e alla condanna sociale cui è sottoposta (fortunatamente meno oggi che nel passato). La vita dell’anziano professore non può realizzarsi pienamente, causa i sensi di colpa e l’odio per se stesso che le proprie pulsioni gli generano e lo stigma e l’isolamento che la sua propensione (considerata un vizio) gli procura in società. Infine l mistero e il segreto che avvolgono le nostre esistenze, oscurandone l'autentica essenza

Nato a Vienna nel 1891, figlio di un industriale ebreo, Stefan Zweig emigrò nel 1935 a Londra per sfuggire alle persecuzioni naziste. Riparato in Sudamerica, si suicidò assieme alla giovane moglie nel 1942, durante il Carnevale di Rio. Autore di numerose raffinate e splendide biografie, Zweig è sempre stato fedele all’esaltazione dei valori dello spirito. La sua opera più famosa, Il mondo di ieri, rappresenta uno dei testi più significativi del Novecento, una testimonianza di alto valore letterario sul tramonto dell’impero asburgico e del mondo della vecchia Europa.

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