copertina libroEmanuele Trevi scrive libri che mi piacciono. Non ostenta sicurezze, non ha una risposta a tutte le domande, ma quasi in ogni riga propone riflessioni che sorprendono il lettore. Mi sembra particolarmente bravo nel leggere le persone, nell’individuare le caratteristiche salienti di ciascuna persona di cui si occupa. Soprattutto nel restituirne la complessità. Forse ha assimilato l'influsso del padre psicologo.

In questo libro, Trevi parla del poeta di corte Metastasio, vissuto nel XVIII secolo e ingiustamente bistrattato dai critici letterari e di Arturo Patten, un amico di professione fotografo ritrattista, in ultima analisi un artista dotato di talento, cultura e grande sensibilità. Trevi accenna anche a se stesso, ma con pudore, affermando di non conoscersi, di avere scarsa consapevolezza di sé.

Descrive il suo incontro e la successiva frequentazione con Cesare Garboli, insigne critico letterario, dotato di una forte e impossibile personalità. Prende in considerazione la figura di una poetessa di grande valore, Amelia Rosselli, con cui lo scrittore romano ha un rapporto saltuario e che vive nel delirio paranoico. Un incontro che rivela una personalità fragile e allo stesso tempo protettiva. Il filo conduttore del libro è un sonetto di Metastasio, che dà il titolo al libro di Trevi e che sottolinea l'illusorietà della vita, la sua assenza di significato. Metastasio sottolinea, a giudizio di Trevi:

“l’assoluta mancanza di significato, la consistenza di delirio, l'illusorietà di ogni singola esistenza trascorsa in questo mondo.”

Trevi si sofferma, a proposito di Garboli e di Arturo, sul processo creativo. La maledizione della creatività è la mancanza di tempo. Annota Trevi, con un'illuminazione degna di un maestro zen:

“noi sopravviviamo in tutto quello che non siamo riusciti a fare, nel tempo che non ci è bastato, nei rimpianti, nelle imprese interrotte.”

Quando la vita sembra volgere al termine, diventa evidente “la differenza tra le cose importanti e quelle transitorie, tra l’essenziale e l’effimero”. La necessità porta a vivere intensamente. Il tempo, divenuto man mano che passano gli anni una risorsa scarsa, non più illimitata come in gioventù, diventa prezioso.

La sostanza del libro di Trevi è ben sintetizzata da quanto affermato nel risvolto di copertina: si tratta di un "libro strano", a metà tra il romanzo autobiografico e la divagazione saggistica.

Nato a Roma nel 1964, Emanuele Trevi è considerato uno dei maggiori scrittori e critici italiani contemporanei.