copertina libroLibro sensazionale. Un'autobiografia, firmata in collaborazione con Aniela Jaffé, avvincente e piena di vitalità, in cui lo psicologo svizzero squaderna ai lettori la propria esistenza in tutta la sua ricchezza, concentrandosi principalmente sulla dimensione dell'interiorità, che transita e si affina anche (soprattutto?) attraverso gli incontri decisivi con persone significative, ma non necessariamente illustri, con letture stimolanti, con idee trasformatrici, con i viaggi in terre lontane, con il raccoglimento generato dalla solitudine e dalla semplicità di vita.

Jung aveva un carattere introverso e solitario ("sono un solitario, perché conosco e devo trattare cose che gli altri ignorano, e di solito preferiscono ignorare"), con il quale solidarizzo e sento una certa affinità - fatte naturalmente le debite proporzioni e senza coltivare sentimenti di presuntuosa irriverenza. Tra l'altro si ipotizza che Jung fosse quello che oggi si definisce un INFP, seconda la classificazione Myers Briggs Type Indicator o MBTI, che è la mia medesima tipologia di personalità. Come lui, sono affascinato dai misteri dell'inconscio e credo nell'importanza di esplorare la psiche umana. Pertanto la lettura di questa sua autobiografia ha costituito per me il pretesto creativo per condurre una sorta di autoanalisi, per trovare nel grande teorico della personalità alcune percezioni, sensazioni, opinioni, atteggiamenti condivisi.

Rinvenire in un autore una conferma di alcuni propri pensieri, intuizioni, punti di vista sul mondo costituisce per il lettore un'esperienza gratificante e infonde una maggiore sicurezza in se stessi. È un po' come respirare un'aria famigliare, di casa. A questo d'altronde servono probabilmente i classici della cultura umanistica.

Nel libro, più importante dell'evocazione del cammino storico della psicoanalisi - Jung è stato l'allievo prediletto di Freud, prima di una definitiva rottura - , più degli avvenimenti esteriori, è importante la vita interiore dello scrutatore d'anime svizzero. L'aggettivo "interiore" e il sostantivo "anima" ricorrono decine di volte nel testo autobiografico di Jung.
Come sottolinea nell'introduzione la sua sensibile e colta collaboratrice, Aniela Jaffé:

"La scarsità di avvenimenti esterni è comunque ampiamente compensata dal resoconto delle esperienze interiori di Jung, e da una ricca messe di pensieri che, come egli stesso afferma, sono un fatto integralmente appartenente alla sua biografia".

E lo stesso Jung afferma:

"Tutti gli altri ricordi di viaggi, di persone, di ambienti che ho frequentati sono impalliditi di fronte a queste vicende interiori. [...]Anche le cose che mi venivano incontro, dall’esterno, nella mia giovinezza, o più tardi, portavano l’impronta dell’esperienza interiore. Presto sono giunto alla convinzione che, senza una risposta e una soluzione dall’interno, le vicende e le complicazioni della vita, alla fin fine, significano poco. Le circostanze esterne non possono sostituire le esperienze interiori: perciò la mia vita è stata particolarmente povera di eventi esteriori. Di questi non posso dire molto e, se lo facessi, avrei l’impressione di fare una cosa vana e inconsistente. Posso comprendere me stesso solo nei termini delle vicende interiori: sono queste che hanno caratterizzato la mia vita, e di queste tratta la mia «autobiografia»".

Ci sono anche parti del libro che mi sono piaciute meno. L'autobiografia di Jung contiene la descrizione di numerosi sogni personali e la relativa interpretazione. Per quanto suggestive siano le spiegazioni e le immagini evocate da Jung, personalmente non credo all'interpretazione dei sogni. So che gli psicoanalisti considerano i sogni la "via regia" per accedere ai contenuti dell'inconscio, secondo la classica definizione formulata da Sigmund Freud, ma io credo maggiormente, al fine di decifrare la personalità di un individuo, nell'importanza delle fantasticherie, dei vagheggiamenti, dei sogni ad occhi aperti. Perplesso sono rimasto inoltre dai richiami di Jung allo spiritismo e ai fenomeni paranormali, nonché all'astrologia.

Viceversa lo studio intensivo dell'alchimia, portato avanti da Jung per anni, mi pare affascinante e proficuo. Infine il rapporto stretto delle teorie junghiane con la religione mi sembra poco consono ai nostri tempi e a una disciplina laica come la psicologia.

Per il resto, un libro fluviale, un'opera ricchissima che offre al lettore una grande quantità di informazioni, spunti di riflessione e folgoranti illuminazioni. Ma soprattutto che ci richiama ad un rapporto più profondo con un concetto ampiamente trascurato dalla nostra epoca tutta incentrata sul materialismo e la tecnologia: la nostra anima. Ed è qualcosa di cui abbiamo tutti un grande bisogno.