copertina libroTelai, caldaie, ingranaggi, ciminiere, attrezzi, lavorazioni, autocarri, rumori, ma anche ordini, decisioni, gerarchie, disciplina, regolamenti, cicli produttivi. Un'attività incessante e furibonda.

Un lavoro, quello industriale, diverso da quello agricolo.
La narrativa italiana ci ha raccontato per decenni con dovizia di particolari le vicissitudini di una società, quella italiana, quasi totalmente rurale: cafoni del Sud, braccianti, fattori, piccoli proprietari terrieri.
Meno rappresentata è la cosiddetta "letteratura industriale", quella che ci racconta delle trasformazioni che fabbriche, capannoni e industrie hanno prodotto nel nostro Paese.

Il libro di memorie di Vittorio Gregotti va a inserirsi, come tassello mancante, in questo secondo filone. La narrazione, interessante e garbata, mescola ricordi personali e familiari alla descrizione della vita dell'impresa di famiglia, diretta dal padre, ingegnere tessile, una sorta di teutonico imprenditore schumpeteriano o piuttosto "weberiano", come lo definisce Gregotti.

"Il suo profilo di direttore era fortemente, si direbbe oggi, orientato alla produzione: ciò che gli importava era che tutto procedesse senza incidenti verso una sempre migliore organizzazione e qualità delle cose prodotte. e per questo ci voleva una personale, autoritaria disciplina, principio che egli redistribuiva equamente tra fabbrica e famiglia"
Spirito di avventura e senso del dovere si mescolano nella personalità forte del padre.

La madre del protagonista, invece, tiene dalla fabbrica una sorta di distanza di sicurezza, rappresenta il mondo dei sentimenti e coltiva una passione per l'opera lirica italiana.

La campagna, nel suo sostanziale stato di quiete, rimane in sottofondo, al di là del recinto della fabbrica, realtà quest'ultima in dinamico e persistente divenire, a simboleggiare il trapasso tra la vecchia e la nuova società, con il lavoro che si è affrancato dall'alternarsi delle stagioni.

"Il mutare delle stagioni perdeva di significato contro il muro della fabbrica: al sole, alla neve, alla pioggia [...] la vita di fabbrica non dipendeva da loro"
La formazione diventa per Gregotti, formazione al lavoro di fabbrica.

Fortunatamente, in questa orgia di macchinismo, l'autore ricava tempo e spazio per la scoperta delle donne, degli amori e degli affetti.

L'autore, Vittorio Gregotti (Novara, 1927 - Milano, 2020) è uno dei più noti architetti italiani.