copertina libroLe malattie infettive, che per alcuni decenni si è creduto di avere quasi definitivamente debellato, sono tornate a spaventarci.
L'uso degli antibiotici (e degli antimicrobici in genere), a partire dalla scoperta della penicillina nel 1943, aveva aperto l'orizzonte a sensazionali avanzamenti nel campo della medicina e soprattutto della chirurgia, consentendo interventi prima impossibili come l'impianto di protesi dell'anca o i trapianti di cuore. Secondo una statistica divulgata dal'OMS, l'impiego degli antimicrobici ha permesso di allungare la vita umana di almeno vent'anni.

Usati in modo scriteriato e irrazionale, però, gli antibiotici hanno prodotto la resistenza di molti microrganismi. Se continuiamo con questi nostri cattivi comportamenti, malattie oggi considerate banali torneranno nei prossimi decenni a mietere vittime. Il fenomeno dell'antibiotico-resistenza sta diventando un problema mondiale, tanto importante quanto il cambiamento climatico e il terrorismo internazionale. E che causa un numero di morti simile a quello provocato dagli incidenti stradali.

Durante la sua permanenza sulla Terra l'uomo ha conosciuto varie terrificanti epidemie, documentate anche dalla letteratura, dalla peste nera all'influenza spagnola. Gli antimicrobici ci hanno consentito di contrastare tali terribili malattie che, quando investono tutte le regioni del pianeta, prendono il nome di pandemie. Gli antimicrobici infatti si oppongono spesso efficacemente all'azione patogena dei più svariati microrganismi, dai virus, ai batteri, dai funghi ai protozoi.

Per inciso, occorre ricordare che i batteri possono svolgere, all'interno del nostro organismo, un effetto benefico: ci aiutano nel processo digestivo, producono le vitamine B e K, coadiuvano il sistema immunitario. Purché rimangono nella loro sede d'elezione: l'intestino e la cute. I batteri "buoni", detti pure "commensali", vanno a formare il microbioma umano, un vero e proprio organo aggiuntivo che conta migliaia di miliardi di microrganismi. Soltanto nell'intestino ospitiamo 1000 specie diverse di batteri, che pesano complessivamente due chilogrammi.

L'uomo possiede delle barriere fisiologiche contro l'attacco dei microrganismi patogeni: l'integrità della cute, l'acido contenuto nello stomaco, le ciglia delle vie respiratorie. Se questa prima linea di difesa fallisce, intervengono alcune sostanze chimiche, come ad esempio il lisozima, contenuto nelle lacrime e nella saliva, e soprattutto le cellule prodotte dal sistema immunitario. Se anche tale articolata difesa fisiologica fallisce, bisogna ricorrere a una terapia farmacologica antimicrobica mirata.

Onde evitare confusioni terminologiche, il termine "antibiotici" andrebbe riservato soltanto a "quelle sostanze naturalmente prodotte dai microbi che inibiscono la crescita, o uccidono, altri microbi".  L'insieme degli antimicrobici comprende invece molte sostanze chimiche di sintesi,  prodotte artificialmente in laboratorio. Gli antimicrobici si dividono in antivirali, antibatterici, antimicotici o antifungini.
Talvolta l'impiego degli antimicrobici può provocare degli effetti collaterali avversi anche gravi.

L'uso degli antibatterici ad ampio spettro può portare alla soppressione dei batteri "buoni", consentendo per esempio lo sviluppo di pericolose infezioni intestinali come quella provocata dal Clostridium difficile. Nel 2011 tale batterio ha portato al decesso, nel Regno Unito, di oltre 2300 persone.
Gli antivirali sono saliti alla ribalta negli ultimi decenni perché hanno permesso di contenere la pericolosità dell'infezione da HIV.
L'impiego degli antimicotici, invece, è complicato dalla somiglianza fra cellule umane e fungine.

Ogni giorno i medici prescrivono milioni di cicli terapeutici a base di antimicrobici. Tantissimi pazienti nemmeno portano a termine la cura, aprendo la porta al fenomeno della resistenza. Gli antimicrobici vengono usati in dosi generose anche negli allevamenti intensivi di animali: polli, mucche, pecore e maiali. Per scopi profilattici o più semplicemente per farli ingrassare. Antimicrobici vengono utilizzati anche nell'irrorazione degli alberi da frutto e nelle lavorazioni industriali.

Le malattie infettive continuano a causare nel mondo più di 50 milioni di morti ogni anno. Tuttavia è dall'inizio del XX secolo che assistiamo a un calo della mortalità per malattie infettive, specialmente in Europa e nel Nord America, cioè nella parte ricca del pianeta. Tale progresso non è dovuto soltanto al perfezionamento della medicina, ma alle migliorate condizioni abitative, igienico-sanitarie e alimentari delle popolazioni.

I progressi ottenuti sono però a rischio. I farmaci antimicrobici si stanno rivelando sempre meno efficaci. Replicandosi, molti batteri sviluppano sofisticati meccanismi di resistenza ai farmaci disponibili. La situazione si rende drammatica soprattutto negli ospedali dove è più intenso l'uso degli antimicrobici e dove è più facile la trasmissione delle infezioni. Si calcola che ogni anno, nell'ambito dell'Europa unita, quattro milioni di pazienti contraggano una infezione ospedaliera, presa dunque in ospedale, durante un ricovero.

Come contrastare allora il fenomeno dell'antibiotico-resistenza? Modificando il nostro comportamento. Cominciando da una più accurata e frequente igiene delle mani. Non assumendo antibiotici in caso di sospetta infezione virale: sarebbero del tutto inutili! Sviluppando la ricerca e inventando nuovi farmaci antinfettivi. Espandendo un'adeguata consapevolezza della gravità del problema della resistenza agli antimicrobici. Dobbiamo considerare gli antimicrobici, a livello internazionale, come un "bene comune". La minaccia globale della resistenza antimicrobica richiede perciò, per essere neutralizzata, uno sforzo collettivo, globale.

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Nata il 24 novembre 1949 a Birmingham in Inghilterra, Sally C. Davies,  l'autrice del libro, è un'esperta internazionale di resistenza antimicrobica. In questo testo divulgativo cerca di sensibilizzare il lettore comune a un problema di salute tanto diffuso quanto ancora misconosciuto.

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