copertina libroIl caregiver è quella figura che si "prende cura di un'altra persona, in maniera continuativa e rilevante". Quasi sempre la persona di cui si prende cura non è più completamente autonoma. Il caregiver in genere svolge la propria onerosa attività senza fini di lucro, a differenza dell'assistente familiare ("badante") o dell' operatore sociosanitario.

Capita con estrema frequenza che la persona che abbisogna di cure sia un anziano fragile.
Affinché il caregiver sia effettivamente in grado di fornire un'assistenza efficace è necessario che sviluppi un'etica appropriata. In cosa consiste l'etica del caregiver? In quattro disposizioni particolari, tre attive e una passiva: attenzione, responsabilità, competenza e disponibilità. Disponibilità della persona assistita ad accettare e apprezzare le cure.

Va detto che non sempre è possibile guarire (to cure) le malattie dell'anziano. La demenza e le altre malattie croniche non possono al momento essere guarite dalla medicina contemporanea. Ma tutte le condizioni possono essere curate (to care), nel senso che possiamo farcene responsabilmente carico, nel tentativo di migliorare la qualità della vita della persona assistita e renderle l'esistenza il più possibile dignitosa e soddisfacente.

Se da un lato l'aumento dell'aspettativa di vita e l'invecchiamento della popolazione costituiscono degli splendidi traguardi raggiunti dalle società avanzate, non sempre l'aumento della vita media è però accompagnato dalla salute. Molti anziani non sono autosufficienti, non sono più in grado cioè di provvedere alla cura di sé e ad altre attività di vita fondamentali: hanno difficoltà a mangiare, vestirsi, muoversi, non riescono più ad usare in autonomia i servizi igienici, non riescono a telefonare, fare la spesa, occuparsi delle finanze personali ecc. Hanno bisogno che qualche familiare o altra persona li aiuti.
Il caregiver, in maggioranza appartenente al genere femminile, allora interviene, prestando la sua opera per una media, statisticamente calcolata, di 10-20 ore a settimana. Poiché in Italia il welfare riguardante gli anziani fragili è carente, lo Stato confida molto (troppo?) sulla collaborazione delle famiglie.

Per evitare di soccombere allo stress il caregiver deve individuare i propri bisogni e le persone a lui più vicine che lo potrebbero aiutare rendendogli meno gravosa l'assistenza. Se del caso, può rivolgersi ai Servizi sociali del Comune di residenza, dove potrà incontrare dei professionisti disposti ad aiutarlo. La figura di riferimento in questa circostanza è l'assistente sociale.

Dopo aver riflettuto sui propri bisogni, sarebbe opportuno che il caregiver facesse un bilancio dei propri punti di forza e delle proprie competenze. Assistere una persona anziana porta senza dubbio a sviluppare competenze e abilità e ciò è suffragato anche da ricerche scientifiche internazionali. Prendere consapevolezza dei propri punti di forza aumenta l'autostima e la gratificazione personale ed aiuta ad evitare il burnout ("esaurimento").
Mantenere un discreto livello di benessere personale consente al caregiver di espletare al meglio il proprio lavoro di cura.

Fa parte dei compiti del caregiver anche il misurarsi con le incombenze burocratiche e amministrative che l'accudire un anziano fragile comporta.
A tal fine risulterà opportuno raccogliere tutta la documentazione inerente il proprio caro e cercare di mettere ordine fra le tante carte raccolte. Ci si può aiutare con un raccoglitore, rispettando magari un ordine cronologico dei documenti raccolti.

Un altro aspetto molto importante è la gestione della terapia farmacologica. Essenziale sarebbe annotare in un foglio (meglio ancora una tabella) tutti i farmaci con il relativo dosaggio e orario di somministrazione. Per aiutarsi si può costruire e salvare un file apposito sul computer.

Un ulteriore compito del caregiver è la gestione delle finanze.

Essenziale è altresì raccogliere informazioni circa le prestazioni assistenziali e previdenziali cui l'anziano ha diritto (invalidità civile, accertamento dell'handicap, supporti economici diretti tipo assegno sociale o indennità di accompagnamento).

Il caregiver deve diventare conscio dei sentimenti, delle emozioni e degli stati d'animo, spesso contrastanti, che l'espletazione del suo ruolo gli suscita. Per tentare di fare ordine nella sfera affettivo-emotiva, tenere un diario personale può risultare una soluzione efficace.

Il deterioramento cognitivo può ad un certo punto compromettere le capacità dell'assistito di prendere decisioni consapevoli. Allora può rendersi necessario nominare un amministratore di sostegno. La nomina spetta a un giudice. Talvolta può essere nominato amministratore una persona estranea alla famiglia, il più delle volte un avvocato resosi disponibile, ad esempio nei casi che contemplino dissidi familiari tali da pregiudicare il benessere dell'assistito.

Fondamentale, nel caso di un anziano fragile, è chiedersi dove possa vivere. In caso di peggioramento delle condizioni del proprio caro, che rendono impossibile la sua permanenza in autonomia al domicilio, si possono prendere in considerazione varie soluzioni, la più estrema delle quali è il suo inserimento in una struttura residenziale ("casa di riposo"). Alcuni servizi vengono in aiuto per consentire all'anziano di vivere nella propria casa: il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD), l'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), il Servizio pasti, Ausili (carrozzine, spondine per il letto, materassi antidecubito, deambulatori, sollevatori, pannoloni, ecc.), teleassistenza, Centro Diurno o Centro Diurno Integrato, l'assistente familiare ("badante").
Qualora l'anziano, per l'aggravarsi dei problemi di salute, non sia più in grado di permanere al proprio domicilio, può essere ricoverato in una RSA (Residenza Assistenziale Sanitaria), che si farà carico sia degli aspetti sanitari (e riabilitativi) che di quelli alberghieri dell'assistenza.

Esistono anche i cosiddetti Ricoveri di sollievo: l'anziano viene inserito in una struttura per un tempo limitato, per consentire ai familiari di rifiatare o all'anziano medesimo di superare temporanei problemi di salute.

Una tra le varie opzioni che si possono prendere in considerazione nel pianificare l'assistenza di un anziano non autosufficiente è quella di prenderlo a vivere a casa propria. Si tratta di una scelta delicata. In taluni casi la migliore possibile, in altre fonte di dolorosi conflitti. La presenza di una nuova persona, all'interno di un nucleo familiare già costituito, mette quasi sempre in crisi equilibri consolidati. All'anziano comunque va lasciata la libertà di scegliere dove stabilirsi, ovviamente nel rispetto dei bisogni del caregiver stesso. L'assistenza non dovrebbe mai trasformarsi in una reciproca prigione.

L'autrice di questo prezioso libretto, Giulia Avancini, dottore di ricerca in Sociologia, organizzazioni, culture, è assistente sociale con esperienza nell'ambito comunale e ospedaliero. È docente a contratto nel corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. svolge attività di ricerca e formazione con il centro di ricerca Relational Social Work.

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