copertina libroIl Pronto soccorso rappresenta il servizio tramite il quale un complesso ospedale si apre al territorio. Gestisce le urgenze e le emergenze e smista nei vari reparti quei cittadini che, dopo una visita, necessitano di un ricovero.

Si tratta di un presidio estremamente importante, dove si pratica una medicina d’urgenza irta di rischi e di difficoltà. Una sorta di linea sanitaria di frontiera, un posto che richiede a chi ci lavora competenza, destrezza e rapidità. Un luogo, per intenderci, dove spesso ci si trova a trattare casi clinici critici e dove, quando ci si riesce, si salvano vite.

Pierdante Piccioni (Cremona, 1959) ha diretto per anni il Pronto soccorso, prima a Lodi poi a Codogno. In queste pagine, attraverso le storie narrate, ci offre un quadro della vita quotidiana di un servizio ospedaliero così cruciale. Sfilano storie cliniche e umane complicate e drammatiche, oppure singolari, medici dediti al lavoro ed altri meno coscienziosi, infermieri che "non si sentono rispettati", donne picchiate dai mariti, burocrati che creano intoppi, avvocati procacciatori di possibili cause legali per malpractice.
Il clima è spesso adrenalinico, la paura di commettere errori è tanta. L’enorme responsabilità sulla vita dei cittadini condiziona scelte e azioni.

Il dottor Piccioni è noto per essere il “dottor Amnesia”. Vittima nel 2013 di un incidente automobilistico, riporta delle lesioni cerebrali che cancellano totalmente dalla sua memoria i ricordi di dodici anni di vita. Con grande sforzo di volontà, il dottore recupera le cognizioni mediche che gli si erano cancellate e riesce nel suo obiettivo di ritornare a dirigere un Pronto soccorso.

"Eppure io ho studiato di nuovo tutto, come un perfetto secchione. Ho affrontato nuovi esami, colloqui, test. Sono stato trattato come una cavia, un matto, un mendicante. Ma ce l’ho fatta, e sono qui".
Piccioni lavora in modo scrupoloso ed efficiente, ma tutti dicono che sembra un’altra persona rispetto al medico dai modi talvolta sbrigativi di prima dell’incidente.
L’esperienza fatta da paziente ha migliorato infatti la sua capacità di relazionarsi con i malati e lo staff. E’ diventato più tollerante ed empatico e questo aggiunge qualità alle sue prestazioni professionali. Prima di giudicare uomini e situazioni cerca di comprendere e la sua condotta è ispirata a pietà per l’imperfezione umana.

Tuttavia, pur orgoglioso degli obiettivi raggiunti, il dottor Piccioni non si sente più a suo agio nel ruolo di primario di un reparto di medicina d’urgenza. Si sente in qualche modo un “disabile”, uno che ha "perso dopo aver vinto", troppo diverso dai colleghi.

"Il dottor Amnesia uscirà da questa stanza con il suo fardello inutile. Vorrei farlo in silenzio, ma so che non è possibile. Vorrei andarmene come fa l’estate, in una spiaggia vuota in cui si chiudono gli ombrelloni".
[...]"Io non sono un medico normale" ho risposto a Tommaso e Filippo. "Io non sono come tutti gli altri. Io sono un paziente medico. Sono un medico amnesico".
Si accorda perciò con i dirigenti dell’ospedale in cui lavora per un cambio di ruolo: diventare il responsabile di una nuova rete di servizi che portino la medicina specialistica al domicilio del paziente. Assumerà l’incarico di coordinatore del Servizio «Integrazione ospedale - strutture sanitarie territoriali e appropriatezza della cronicità».

Pur ricorrendo talvolta ad un linguaggio crudo, il libro del dottor Piccioni si fa apprezzare per la grande umanità che traspare dalle pagine.

Ricordiamo che le vicende e i libri del dottor Piccioni hanno ispirato la fortunata serie televisiva Doc - Nelle tue mani, in particolare il personaggio del protagonista del medical drama italiano, il dottor Andrea Fanti, interpretato da Luca Argentero.

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