copertina libroAndre Agassi nasce a Las Vegas nell’aprile del 1970. La madre è una tranquilla dipendente statale con l’hobby della lettura e dei puzzle, il padre un armeno nato a Teheran, rissoso, con un passato da boxeur e il pallino per il tennis. Uno sport che impone ad Andre fin dalla culla.

Comprata casa ai limiti del deserto, per disporre di uno spazio sufficiente su cui costruire un campo da tennis, papà Mike vuole fare di Andre un campione ad ogni costo. Ad Agassi jr. il tennis non piace, lo odia addirittura, ma è costretto a sottostare al volere dispotico del padre, che gli costruisce una sorta di drago lanciapalle per obbligarlo a colpire tutto il giorno con la racchetta, con la massima precisione possibile, migliaia di  palline pelose.

A dire il vero, Andre possiede molto talento, tanto da finire nella prestigiosa Accademia di Nick Bollettieri, un’istituzione che si rivela ben presto caratterizzata da riti e ritmi infernali e da cui Andre tenta invano di fuggire. Impossibilitato a decidere sulla propria vita e sul proprio destino, Agassi diventa un adolescente ribelle: si acconcia i capelli con una cresta rosa da moicano, gioca in jeans. si mette gli orecchini, si tinge gli occhi, si fa crescere le unghie, compie vari atti di vandalismo. E’ il suo modo di sfidare l’autorità e di riprendere un minimo di controllo sulla propria esistenza. I libri gli piacciono, scrive correttamente, ma in genere a scuola non ingrana, detesta le aule scolastiche, lo mandano in ansia.

Giovanissimo, Agassi passa al professionismo e inizia a guadagnare denaro che divide con l’amato fratello Philly, che gli funge da manager e da factotum. Arrivano le grandi sponsorizzazioni pubblicitarie, la Nike in primo luogo. Ancora ragazzo, perde un match contro McEnroe, il numero uno del mondo, che però si profonde in elogi su quel tennista precoce che lo ha messo in difficoltà. Oltre al denaro arrivano la fama e i titoli sui giornali. I fan gli scrivono. Agassi è timido, ma attirare l’attenzione della gente gli piace.
Inizia la girandola dei tornei internazionali: Roma, Parigi, Wimbledon. Andre conosce numerose sconfitte, si sente prostrato dallo stress degli impegni e dei viaggi continui. Medita di abbandonare il tennis. Alcuni match vittoriosi o ben giocati, come la sconfitta rimediata contro Ivan Lendl, star assoluta del tennis cui Andre dà filo da torcere, gli restituiscono fiducia e voglia di continuare.

I capelli mechati corti davanti e lunghi dietro, ma soprattutto i pantaloncini jeans diventano intanto la cifra del suo stile, la sua firma.

"Mi definiscono un ribelle, ma non ci tengo a essere un ribelle, sto solo cercando di portare avanti una normale, quotidiana ribellione adolescenziale. Distinzioni sottili, ma importanti. In sostanza, non faccio altro che essere me stesso e poiché non so chi sono, i miei tentativi di scoprirlo sono maldestri e fatti a casaccio - e, ovviamente contraddittori. Non faccio niente di più di quello che facevo alla Bollettieri Academy - resistere all’autorità, fare esperimenti con la mia identità, mandare un messaggio a mio padre, agitarmi contro la mancanza di scelta nella mia vita. Ma lo faccio su un palcoscenico più vasto".
Agassi costruisce negli anni attorno a sé un entourage di uomini di fiducia: J.P., John Parenti un ex pastore protestante con la passione di scrivere e cantare canzoni, una sorta di padre spirituale, l’amico Perry che l’aiuta a fare chiarezza dentro se stesso, Nick Bollettieri che lo consiglia sulla tecnica tennistica, Gil, il suo preparatore atletico, il fratello Philly, che gli fa da manager. La stampa lo critica aspramente considerandolo un bluff, un impostore, un personaggio tutto immagine, senza nessuno spessore umano e sportivo. Per nascondere la calvizie precoce, un tratto genetico-familiare, Agassi indossa un parrucchino.

Al Roland Garros del 1990 l’eccentrico Agassi stupisce il pubblico indossando dei sottopantaloni elasticizzati rosa. Vince il suo primo grande torneo a Wimbledon nel 1992. Ha ventun anni. E’ diventato definitivamente famoso, gira su macchinoni sportivi, frequenta il jet set, Barbra Streisand e Kevin Costner, ma non è appagato. Dopo una storia con Wendi, una studentessa indecisa sul proprio futuro, che lo abbandona per cercare la propria identità ancora confusa, Andre conosce la bellissima attrice Brooke Shields.

Nick Bollettieri lo abbandona per accasarsi con Boris Becker; Agassi trova un nuovo coach, Brad Gilbert, autore di un celebre manuale sul tennis, che lo convince a liberarsi dell’eccessivo perfezionismo. Nel frattempo, la Shields lo persuade a rinunciare al parrucchino e a rasarsi la residua capigliatura.

L’antipatia verso l’altero e scostante Jimmy Connors e le rivalità, furiosa quella col tedesco Boris Becker e, almeno in parte più tranquilla e perfino amichevole, quella con Pete Sampras, caratterizzano la carriera agonistica di Agassi .Nel 1996 vince l’oro alle Olimpiadi di Atlanta.

Nel 1997, al culmine di una crisi sportiva e personale, Andre sposa, quasi controvoglia, Brooke Shields. La carriera tennistica di Agassi ha subito un arresto. Non trova più motivazioni sufficienti che lo spingano a giocare e ad impegnarsi. Si sente svuotato. Flirta con la droga. Rischia una pesante squalifica e un marchio di infamia.

Il suo rapporto con Brooke precipita; troppe incomprensioni, due caratteri che non hanno affinità. Si separano. Sportivamente Agassi tenta di risorgere e di rinnovare gli antichi fasti. Torna a vincere un torneo importante, a Parigi, al Roland Garros. Cambia anche la sua personalità. Incontra Nelson Mandela. Sente che gli è necessario aiutare gli altri per aiutare se stesso, che il significato della vita in questo consiste: nel coltivare la solidarietà con gli altri uomini nel dolore e nella sofferenza. Progetta una scuola per ragazzi in difficoltà, una charter school che porti il suo nome, finanziata in gran parte da privati cittadini. Lui, che ha sempre disprezzato la scuola e che si è fermato alla primo anno delle superiori.

Dimenticata velocemente l’attrice Brooke Shiels, Andre prende a corteggiare la sua ossessione erotica di sempre, la campionessa tedesca Stefanie (Steffi) Graf, forse la più grande tennista di tutti i tempi. Nel 1999, dopo un’autentica resurrezione, Agassi torna ad essere il numero uno del ranking mondiale. Sposata la Graf, Agassi diventa padre e questo gli dà una motivazione in più per continuare a giocare e a vincere, malgrado l’età che avanza. Fa in tempo a giocare contro il nuovo astro nascente del tennis mondiale, lo svizzero Roger Federer. All’avvicinarsi dei 35 anni  i guai fisici, in particolare alla colonna, si fanno sentire pesantemente. Agassi deve ricorrere a iniezioni di cortisone. Dirada i suoi impegni, si ritira da alcuni grandi tornei. A Montreal, nel 2005, perde in finale contro un altro nuovo ragazzino terribile, un prossimo grande campione, lo spagnolo Rafael Nadal.

Nel 2006, proprio quando ha trovato il proprio equilibrio e la felicità domestica, all’età di trentasei anni, troppi per un campione, oberato da un fisico che non lo sostiene più come un tempo, Agassi lascia il grande circuito del tennis professionistico e abbandona per sempre le iniezioni di cortisone per lenire i dolori ai muscoli e alle ossa, gli allenamenti massacranti e le odiose camere d’albergo impersonali, il non- luogo dove esistono gli atleti.

Il ritratto di Agassi è quello di un atleta umorale, anticonformista, scapigliato, che emana un fascino quasi “maledetto”. Insicuro e talvolta smarrito, perché alla perenne ricerca di se stesso e del suo sé più autentico, il tennista statunitense viene spesso frainteso dalla stampa che ne stigmatizza i comportamenti più bizzarri, interpretandoli come superficiali e arroganti. In realtà Agassi si rivela un uomo che ha bisogno di un buon rapporto con gli altri, per dare il massimo. Una persona cui preme moltissimo il benessere dei propri cari, della comunità in cui vive e del mondo intero, come dimostra la convinta iniziativa filantropica di fine carriera.

Scritta in collaborazione con J.R. Moehringer, giornalista e scrittore premio Pulitzer 2000, Open si rivela un’autobiografia appassionante come un romanzo di formazione, una narrazione che sa restituire gli alti e bassi, il procedere spesso caotico, doloroso e contraddittorio dell’esistenza di ognuno di noi.

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