copertina libro

“È il numero che portano i più talentuosi, quelli che uniscono fantasia e genialità, dribbling e visione di gioco. Il 10 è un modo di concepire il calcio”.
(Alessandro Del Piero)

Veltroni si è sempre interessato di calcio, fin da quando era il brillante direttore del quotidiano l'Unità. Ancora prima, ricordo di aver acquistato, da ragazzo, un volumetto intitolato Il calcio è una scienza da amare, firmato dall'allora giovane dirigente del Partito Comunista e pubblicato da Savelli. Questo editore, inizialmente noto per le sue pubblicazioni di ultrasinistra, divenne poi parlamentare della Lega e rinnegò gran parte della sua produzione editoriale, nonostante avesse pubblicato alcune opere di grande impatto e qualità. Ma questa è un'altra storia. Torniamo al libro di Veltroni.

La materia è piuttosto abusata, ma sempre capace di suscitare l'appassionato interesse degli sportivi: i campioni che hanno vestito la maglia numero 10, i fantasisti, i registi, i costruttori di gioco, i pensatori coi piedi, i creativi, i piedi buoni, le fonti della manovra, quelli capaci della giocata risolutiva, quelli ricchi di fosforo, quelli che fanno la differenza, i fuoriclasse, l’immaginazione al potere. Oggi, già dalle scuole calcio, si insegnano ai ragazzini la posizione in campo e i sincronismi dei movimenti, privilegiando la complessione fisica. L’estro è negletto e i numeri 10, che hanno fatto sognare generazioni di tifosi, vanno scomparendo, sono una specie in estinzione.

A dir la verità, non ci sono soltanto numeri 10 nelle pagine-intervista di Veltroni: c'è un portiere come Zoff, punte come Vialli e Paolo Rossi, allenatori come Spalletti e Prandelli, un difensore come Chiellini, un mediano come Gattuso, e un jolly: Cuccureddu, sardo di Alghero, trapiantato a Torino.

La palma di migliore, secondo me, la merita Fabio Capello, sempre competente e autorevole, una sorta di Vecchio Saggio che in realtà non invecchia mai e che è in grado di pontificare di calcio come nessuno. Estimatore di Gianni Rivera, Capello lamenta la prevalenza della tattica sulla tecnica e la scomparsa del dribbling. Ergo, sono tempi grami per i numeri 10. Parlando delle sue esperienze in Cina e Russia, Capello, persona serissima, dimostra di possedere anche il registro comico. Riferisce di aver avuto bisogno, in quelle terre lontane, di plotoni di traduttori per comunicare coi giocatori, con esiti sempre incerti. Infine, ironizza sul fatto di non essere mai stato invitato a tenere lezioni nei corsi per allenatori a Coverciano, lui, campione in campo, in panchina e nella vita.

Platini ricorda le origini italiane, il profumatissimo sugo al pomodoro della nonna, il gol annullato a Tokyo in una finale intercontinentale, con Michel che, incredulo, si sdraia sardonico sull’erba, in un fermo-immagine indimenticabile. Platini si lamenta di essere stato fatto fuori come dirigente da una congiura dei burocrati della FIFA. Il formidabile 10 francese fa soprattutto una magnifica distinzione, ripresa poi da molta stampa: mentre gli europei sono numeri 10, i sudamericani sono dei 9 e ½. Nel senso che i 10 europei operano più arretrati, organizzando il gioco, mentre i sudamericani si posizionano più avanzati, quasi come seconde punte.

Spalletti ricorda i pomeriggi spensierati trascorsi a rincorrere un pallone. Totti parla della difficoltà di appendere gli scarpini al chiodo e della nostalgia per la routine di calciatore-idolo delle folle. Baggio ricorda il rigore sbagliato nella finale contro il Brasile a Pasadena e i terribili infortuni patiti, che tuttavia non ne hanno offuscato la carriera. Per Gianfranco Zola, l’eclissi del numero 10 è una responsabilità di Arrigo Sacchi, il cui rigido 4-4-2, comprensivo di pressing e partecipazione collettiva alla manovra, esigeva il sacrificio del fantasista.

Gli imperativi categorici e l’integrità morale di Zoff, la grinta da combattente di Gattuso, che è tale anche fuori dal campo, l’intelligenza di Chiellini, la composta amarezza di Prandelli, il sorriso di Rossi e la saggezza di Vialli, l’ammirato ricordo di Pelé e Maradona, completano un volume destinato a quegli sportivi che apprezzano, oltre agli aspetti tecnico-tattici, anche il 'fattore umano' del gioco del calcio.