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Gianni Mura, Non gioco più, me ne vado. Gregari e campioni, coppe e bidoni, Il Saggiatore, 2013

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copertina libroTanti ritratti di sportivi, praticamente ci sono tutti i maggiori protagonisti della storia del calcio e del ciclismo degli ultimi cinquant’anni. Cronache di sport che sono apparse già sui giornali sotto forma di articoli. Eppure il libro possiede una sua struttura unitaria, organica. Garantite probabilmente, oltre che dall’argomento, dallo stile della prosa e dalla sua qualità, che trascende la cronaca e l’attualità per farsi letteratura.

C’è nel libro di Mura un buon sapore di provincia e di vita quotidiana, ci sono seducenti atmosfere di periferia e di piccola città descritte con l’abilità di un Simenon o del nostro Piero Chiara. Piccoli e grandi sogni che si infrangono nello scontro con la durezza della realtà (Benfatto), rancori campanilistici che non perdonano al campione di essersi stabilito altrove (Gimondi), il benestante rappresentante di scarpe che diventa uno dei tecnici più innovativi del mondo del calcio (Sacchi)

Una sorta di Spoon River dello sport, piccole storie quotidiane, personalità forse comuni, a parte il curriculum sportivo, ma con un tratto precipuo, una caratteristica di temperamento o comportamentale, che le rende uniche e memorabili. Ritratti che nascono quasi sempre da una conoscenza diretta del proprio oggetto in cui Mura riesce a renderci gli sportivi autentici, veri, reali, umani, fatti di carne e anima (“Un ciclista è un impasto spesso indecifrabile di muscoli e di sogni”, p. 169), qualcosa che va al di là delle nude statistiche, dei primati, delle vittorie, dei risultati.

Con qualche campione o impresa sportiva Mura non si sottrae al registro epico e tragico. Come quando ci parla delle imprese e della morte di Pantani. Talvolta, ma raramente, scivola persino sul retorico, ma è un vezzo quasi impossibile da evitare quando ci si occupa di letteratura “sportiva”.

Gianni Mura si rivela, insomma, in questa sua raccolta di prove giornalistiche uno scrittore autentico, non solo perché le sue cronache sportive contengono riferimenti letterari impliciti ed espliciti, ma soprattutto perché ci sa restituire, attraverso la scrittura, il respiro della vita.

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Pagina aggiornata il 22.08.15
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