copertina libroNIDO DI NOBILI

Un aristocratico possidente, Lavreckij Fȅdor Ivanyč, sposa Varvara Pavlovna, una donna dal carattere frivolo, cui piacciono il lusso, gli intrattenimenti mondani e flirtare con i numerosi corteggiatori. Il rapporto della donna col marito è di tipo utilitaristico e ben presto, da un bigliettino compromettente che l’uomo riesce ad intercettare, Lavreckij si avvede che la moglie lo tradisce. Deluso e in preda al dolore, egli si separa dalla donna:

“Lavreckij smise di occuparsi di lei, ma non riuscì a vincersi presto. A volte lo prendeva una tale nostalgia di sua moglie, che avrebbe dato tutto, le avrebbe perfino… perdonato, pur di udire di nuovo la sua voce affettuosa, pur di sentire di nuovo il contatto della sua mano. Ma il tempo non passava invano. [...] la sua natura sana si riappropriò dei suoi diritti. Molte cose gli divennero chiare; [...] comprese sua moglie; si comprende una persona a noi vicina, soltanto dopo esserci distaccati da lei”.

Il protagonista, che ha superato ormai la trentina, e si considera già un uomo anziano, riprende a studiare e a lavorare, pur coltivando una vena di scetticismo che gli fiacca le energie. Conosce una giovanissima fanciulla, Lizaveta Michajlovna (Liza). I due si innamorano. Liza ha un corteggiatore particolarmente assiduo, che piace molto alla madre Mar’ja Dmitrievna Kalitina, la quale lo vorrebbe come genero. Si chiama Vladimir Nikolaic Panšin ed è un individuo a suo modo socialmente brillante, un burocrate, un arrampicatore sociale, molto autocentrato, ma umanamente piuttosto inconsistente.

Lavreckij legge sul giornale la notizia che la propria moglie è morta e pertanto si sente finalmente un uomo libero, ma la notizia si rivela falsa. La moglie fa la sua ricomparsa e finge pentimento e amore nei confronti del marito. Lui, ormai disincantato, non le crede più e le assegna una tenuta signorile in cui vivere, oltre a una cospicua rendita, a patto di non dover ricongiungersi stabilmente con lei. La donna si consola in un breve volgere di tempo con giovani amanti, il primo dei quali è proprio lo spasimante di Liza, Panšin:

“Varvara Pavlovna possedeva l’arte di intendersi facilmente con chiunque”.

Essendo la moglie ancora in vita, la possibilità di Lavreckij di unirsi a Liza sfuma. La ragazza si ritira in convento e i due, pur nutrendo un autentico sentimento amoroso l’uno per l’altra, sono costretti a separarsi definitivamente.

Lavreckij avverte che la propria esistenza sta volgendo al tramonto. Un nuova generazione sta avanzando e soppiantando la vecchia. Triste, ma privo di invidia, l’uomo, che “non ha nulla da rimpiangere, nulla di cui vergognarsi”, così conclude:

“Salve, solitaria vecchiaia! Consúmati, vita inutile!”.

Un nido di nobili [Dvorjanskoe gnezdo], venne pubblicato nel 1859. Fȅdor Ivanovic Lavreckij è il protagonista del romanzo. Nato in una nobile famiglia russa, Lavreckij rappresenta un tipico uomo russo del XIX secolo, spesso considerato un "uomo superfluo", concetto presente anche in altri romanzi di Turgenev come Rudin.

La sua vita viene descritta nel romanzo in dettaglio, dall'infanzia fino alla maturità. Cresciuto sotto l'influenza di una zia autoritaria e di un padre eccentrico, Lavreckij si trova diviso tra diverse influenze, come l'idealismo del suo amico Michalevic e lo slavofilismo. La sua giovinezza è segnata da un senso di inquietudine e dal rimpianto di non aver fatto nulla di significativo nella sua vita. Nonostante non sia sciocco né malvagio, Lavreckij è tormentato dall'idea di aver sprecato la propria esistenza e si lascia trascinare passivamente dagli eventi, compreso un matrimonio infelice che termina con il tradimento della moglie.

La sua trasformazione avviene quando incontra e si innamora di Lisa, un amore puro e ideale che gli dà la forza di trovare un nuovo significato alla sua vita.

La figura di Lavreckij rappresenta non solo la complessità della personalità umana, ma anche l'importanza delle figure femminili nella società russa del tempo, destinate a completare e influenzare profondamente quelle maschili.

La figura femminile più significativa del romanzo è Lizaveta Michajlovna Kalitina. Considerata una delle figure femminili più rappresentative della letteratura russa del XIX secolo, Liza è stata paragonata a illustri personaggi come Tatjana di Puskin, Elena di Turgenev e Natasa e Maria Bolkonskaja di Tolstoj.

Ciò che distingue Liza è il suo profondo senso religioso, che guida ogni suo atto. La sua religiosità è caratterizzata da una sensibilità morale che regola i suoi rapporti con gli altri e con la vita stessa. La sua moralità è fondata sull'amore, inteso come eliminazione di ogni aspirazione egoistica.

L'arrivo di Lavreckij nella sua vita porta uno sconvolgimento nella sua serenità interiore. Nonostante ceda al sentimento dell'amore e speri in un futuro con lui, Liza vede nel ritorno della moglie di Lavreckij non una fatalità, ma un "castigo" divino. Decide quindi di entrare in un monastero, compiendo un atto di eroismo morale che dimostra la sua bellezza spirituale e la sua rinuncia alla felicità terrena.

Liza è un personaggio straordinario, permeato di eroismo morale e spiritualità, che la guida nella rinuncia alla felicità personale per il bene superiore. La sua figura contribuisce alla profondità e alla complessità del romanzo di Turgenev.

In sintesi, Un nido di nobili affronta una serie di temi universali e attuali, che vanno dalla vita sociale e culturale della Russia dell'Ottocento agli interrogativi più profondi sull'amore, il destino e la ricerca di significato nella vita.

FUMO

La vicenda è ambientata nel 1862 a Baden Baden, famosa località turistica alla moda frequentata da ricchi quanto grotteschi personaggi. Seduto al tavolino di un caffè troviamo il trentenne Grigorij Michailovic Litvinov.

Nella località termale Litvinov ritrova un suo antico amore: Irina. Egli, nonostante sia in procinto di sposare la fidanzata Tat’jana, incontra la ex fiamma, che non lo ha dimenticato. I due sembrano di nuovo innamorati l’uno dell'altra. Anzi, si dichiarano reciprocamente il loro ritrovato amore.

Irina è sposata con il generale Ratmirov, ma il loro sembra un matrimonio infelice. I due coniugi si rivolgono la parola con freddezza e sarcasmo. A Baden c'è una comunità di russi che si raccoglie intorno a un intellettuale di nome Gubarev. Uno dei temi fondamentali del romanzo è proprio la contrapposizione tra slavofili come Gubarev e occidentalisti come Potugin.

Durante la sua frequentazione con Irina, Litvinov ha modo di sperimentare la vacuità umana e culturale della società mondana.

“Quante vecchie, inutili stupidità, quante maligne sciocchezze occupavano quelle teste, quelle anime, non soltanto in occasione di una serata, non soltanto per mondanità, ma anche in casa, in ogni giorno e in ogni ora, in ogni momento della loro esistenza! Che ignoranza, infine! Quale incomprensione di tutto ciò su cui si fonda, che rende bella la vita umana.”

Litvinov è preso da dilanianti dilemmi: conservare l’impegno preso con Tanja o abbandonarsi al sentimento amoroso per Irina?

Tanja è una ragazza più semplice di Irina, ma dotata, oltre che di giovanile bellezza, di una ricca vita interiore, una ragazza priva di quella corruzione e di quegli artifici che sono il prodotto della mondanità.

Litvinov tuttavia non si sente più attratto da Tanja. Spasima per Irina. Dopo numerosi incontri, la passione divampa in modo tale che i due amanti progettano di lasciarsi alle spalle la vecchia vita e fuggire insieme.

Al momento però di attuare il progetto i due non sembrano più così convinti. Capiscono che non si tratta della decisione migliore per la vita di entrambi.
Deluso, Litvinov si ritira ad amministrare i possedimenti di famiglia, ottenendo risultati lusinghieri.
Tanja si ritira in campagna con la zia, conducendo una vita ritirata e virtuosa. Litvinov va a farle visita e le chiede in ginocchio di perdonarlo.
I giovani continuano a innamorarsi di Irina, che ha mantenuto intatto il suo fascino, ma le vicissitudini della vita l’hanno inasprita.

“Fumo, fumo” ripeté varie volte; e tutto all’ improvviso gli parve fumo, tutto, la propria vita, la vita russa, tutto ciò che era umano e in particolare tutto ciò che era russo. (...) fumo, fumo e nient’altro. E le sue aspirazioni, i suoi sentimenti, i suoi tentativi e i suoi sogni ? Si limitò a scrollare il capo”.

Fumo" [Dym] di Ivan Sergeeevic Turgenev è un romanzo, pubblicato nel 1867, che rappresenta in pieno lo stile caratteristico dell'autore, con la sua fresca descrizione della natura, la ricchezza dei dettagli ambientali e la caratterizzazione dei personaggi, osservati con un certo distacco.

Il protagonista, Grigorij Michajlovic Litvinov, dovrebbe rappresentare la nuova generazione russa dell'Ottocento, ma è intrappolato nella sua debolezza e mancanza di volontà, che si manifestano in un'incertezza e in un "fumo" che avvolge la sua mente e la sua vita. Litvinov è un personaggio amletico, incapace di prendere decisioni definitive sulla sua vita.

Potugin, d'altro canto, è in un certo senso il portavoce delle idee dell'autore. Sebbene descritto come "un occidentalista limitato", Potugin incarna le speranze di Turgenev per la Russia. Tuttavia, a differenza dell'autore, Potugin è ottimista riguardo al futuro del suo paese, mentre Turgenev è fondamentalmente scettico e pessimista.

Entrambi i personaggi, Litvinov e Potugin, sono stati oggetto di critica da parte della società russa del tempo. Litvinov è stato considerato una figura debole e incoerente, mentre Potugin è stato elogiato come una delle personalità più forti del romanzo, rappresentante dei contrasti tra occidentalisti e slavofili nella Russia dell'epoca.

In definitiva, Fumo offre un ritratto complesso della società russa del XIX secolo, attraverso la lente dei suoi personaggi e delle loro aspirazioni e conflitti. L'opera offre al lettore spunti di riflessione su temi universali come l'amore, la perdita, la disillusione e la ricerca di un senso nella vita. L'analisi critica della società russa dell'epoca e il contrasto tra Russia e Occidente rendono il romanzo ancora attuale e significativo. Secondo Vittorio Saltini, indimenticato critico letterario dell’"Espresso", Fumo, col suo dichiarato occidentalismo, è uno dei romanzi più significativi della letteratura russa e universale.

Sia in Fumo che in Un nido di nobili Turgenev si rivela un maestro nell'osservazione delle sfumature psicologiche dei suoi personaggi, riuscendo a rendere in modo realistico le loro motivazioni, le loro passioni e i loro conflitti interiori.

In epoca prefreudiana, attraverso una scrittura sottile e delicata, Turgenev è in grado di esplorare le complessità dell'animo umano, evidenziando le contraddizioni e le ambiguità dei suoi personaggi. La sua capacità di analisi psicologica si riflette nella profondità dei suoi ritratti letterari, che risultano ricchi di sfumature e sfaccettature.