copertina libroLeïla Slimani è nata nel 1981 a Rabat, e vive a Parigi. Nel giardino dell'orco è il suo primo romanzo, con il quale ha vinto il prstigioso Prix Mamounia, il più importante premio letterario marocchino.

Adele è una trentacinquenne giornalista sposata a un medico gastroenterologo dedito al lavoro e al guadagno. Nonostante il marito Richard le garantisca ogni agio, Adele, una donna ancora bella, sente la necessità di unirsi carnalmente con altri uomini. Così l’autrice presenta il suo personaggio:

“Adele non ama il suo mestiere. Detesta l’idea di dover lavorare per vivere. La sua unica ambizione è sempre stata quella di mettersi in mostra [...] Le sarebbe piaciuto moltissimo sposare un uomo ricco e assente”.

Adele possiede talento nell’intrattenere gli uomini. Il lavoro che svolge, scarsamente retribuito, le permette di viaggiare e quindi di sottrarsi al controllo del coniuge. Pur amandolo, avverte la presenza del figlioletto Lucien quasi come un peso. Apprezza il suo ruolo di moglie e madre, che diventa però l’alibi dietro cui nascondere le sue condotte disordinate:

“Diventando moglie e madre, si è circondata di un' aura di rispettabilità che nessuno le può portare via”.

La donna avverte un’inquietudine, un malessere esistenziale, la voglia di fuggire. Per lenire il suo senso di vuoto interiore, Adele fuma e beve. Tra lei e il marito non c'è ormai più una vera intimità fisica ed emotiva. La giornalista ha un’amica, Lauren, che copre le sue scappatelle e con la quale intrattiene qualche contatto saffico.
Adele detesta annoiarsi, perdere le serate soltanto a conversare. La entusiasma invece il corteggiamento maschile:

“Quel rito di corteggiamento, tenero e banale, le restituisce la voglia di vivere”.

Vive il marito come una figura protettiva.

“Gli racconterà come è andata la giornata. Farà progetti per il weekend. Sarà conciliante, dolce, servizievole. Dirà sempre di sì”.

La protagonista detesta l'ingenuità del marito, perché la fa sentire più spregevole:

“Eppure lo ama. Ha solo lui al mondo”.

L’autrice esplora con grande precisione le emozioni e i sentimenti associati all'infedeltà:

“È euforica come un impostore che è riuscito un'altra volta a farla franca. Si sente amata, piena di gratitudine e terrorizzata all'idea di perdere tutto”.

L'unica aspirazione della tentacinquenne giornalista è tuttavia quella di essere desiderata. A questo punto della narrazione l’autrice introduce una perfetta fenomenologia dei comportamenti di una moglie infedele:

“Quella vita di menzogne richiede un'organizzazione estenuante, che le occupa completamente la mente. E la logora. Pianificare un finto viaggio, inventare una scusa, affittare una camera d’albergo. Trovare l’albergo giusto. [...] Mentire, ma senza giustificarsi troppo. Le giustificazioni destano sospetti. Scegliere l’abbigliamento adatto per un appuntamento, pensarci ininterrottamente [...] Rovinarsi per della biancheria intima raffinata. [...] Farsi bella, essere pronta. E inevitabilmente confondere le priorità. Perdere un appuntamento dal pediatra per una scopata durata più del previsto”.

Richard, il marito, ha un incidente con lo scooter. Durante l’attesa in ospedale, la giovane moglie accarezza persino l’idea di rimanere vedova: finalmente sarebbe libera di fare le conquiste maschili che desidera. Poi capisce che Richard le è indispensabile. Se morisse, la giovane donna avrebbe delle difficoltà economiche, dovrebbe lavorare duramente. Costretta ad assistere il marito, scopre che il suo corpo non le suscita alcuna emozione. Lo percepisce come l’uomo anziano con cui sarà costretta a trascorrere il resto della sua vita.

Non è il desiderio, tuttavia, che spinge Adele a incontrare gli uomini. Ama letteralmente vedere gli uomini godere, trasformarsi nella loro geisha, fuggire in questo modo singolare la banalità e la mediocrità della vita. L’idea di abbandonare la casa di Parigi per trasferirsi in campagna la atterrisce, la distrugge. Un giorno, la moglie di Xavier, un chirurgo con cui Adele intrattiene una tresca, mette al corrente Richard dei tradimenti della consorte. Richard scopre i messaggi compromettenti della moglie sul suo cellulare segreto e sulla rubrica “scorre l’interminabile lista di nomi maschili”. Il mondo di Richard all’improvviso crolla. Tutta la sua vita matrimoniale gli sembra una bugia. Non un ricordo si salva. L’uomo, tradito e manipolato dalla persona a lui più vicina, è vinto dallo shock, dallo sconforto, dalla rabbia, dall’apatia e dall’umiliazione. Dapprima finge con la moglie di non sapere. Poi affronta Adele e le inveisce contro, la insulta, minaccia di cacciarla di casa. Ma, alle suppliche lacrimevoli di lei, desiste dai suoi propositi.

La coppia si ritira in campagna. Richard lascia l'ospedale che gli richiedeva un impegno orario insostenibile per impiegarsi in una clinica privata. L’uomo è convinto che la moglie sia malata: ma tutti gli esami clinici risultano negativi. In un primo tempo controlla assiduamente gli spostamenti della moglie, poi abbandona progressivamente la presa. Nella casa di campagna Adele si sente sola, svuotata, senza lavoro e senza amici. Richard le impone una sorta di regime salutistico: jogging, giardinaggio, cura della casa. La protagonista si sente in gabbia e Richard si è trasformato nel suo carceriere. Adele viene seguita da uno psichiatra. La donna ha un rapporto conflittuale con la madre, che ammira il genero e va dicendo che la figlia non lo merita. L'infedele intanto ricade nell’antico vizio, ma Richard la ama, se la immagina vecchia e finalmente tranquilla. Pensa:

“L’amore non è altro che pazienza. Una pazienza devota, accanita, tirannica. Una pazienza irrazionalmente ottimista. Non abbiamo ancora finito”.

Romanzo inquietante, addirittura angoscioso, che esplora gli aspetti inferi e distruttivi del desiderio femminile. Un caso che la moderna psicologia catalogherebbe come “sex addiction”. Le relazioni, specialmente quelle a lungo termine, sono un terreno insidioso, dove il disamore spesso distrugge ogni legame e fa strame di ogni valore morale. Un libro poco politically correct che ci mostra come le donne possano essere tutt’altro che creature dolci, tenere e accomodanti. Forse una ribellione - quella di Adele - alla morale borghese, un tentativo di individuazione fuori dagli schemi convenzionali, che tuttavia crea dolore alle persone a lei più vicine. Un anelito di libertà. La libertà di desiderare come, quando e quanto si vuole. La necessità di sviluppare alcune parti della propria personalità solitamente negate, represse, ignorate. Attraverso le fantasie e i comportamenti della protagonista scopriamo la dimensione trasgressiva del femminile, estrema, dionisiaca, incontenibile.