Thomas Mann, La montagna incantata, dall'Oglio, 1984

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copertinaQuesta concezione della malattia e della morte come passaggio obbligato al sapere, alla salute e alla vita fa della"Montagna incantata" un romanzo di iniziazione.
(T. Mann, "Lezione per gli studenti dell'UniversitÓ di Princeton")

Pubblicato nel 1924, Der Zauberberg Ŕ un romanzo tradizionale, lungo, forse a volte noioso per il lettore contemporaneo, poichŔ il tempo vi scorre lento e la narrazione procede senza incalzanti colpi di scena.
E' stato definito un romanzo-saggio, un romanzo filosofico.

E' un romanzo, tuttavia, questo che narra le vicende e l'individuazione del protagonista Hans Castorp, pieno di cose, narrate con la consueta maestria da Mann: l'amore, l'amicizia, la malattia, la morte, la cultura, la discussione filosofica, il razionalismo contro l'irrazionalismo (incarnati, il primo dall'italiano illuminista e liberalborghese Settembrini, il secondo dal gesuita Naphta).

Nel sanatorio, nelle clinica del Berghof del dottor Krokowski, ordinata, linda, la malattia non Ŕ soltanto un disordine organico, non si cura semplicemente con terapie medico-chirurgiche, ma vi hanno spazio il dialogo, le conferenze, lo stile di vita, le emozioni. Vi prevale una visione dell'uomo nella sua unitÓ di corpo e di anima, una concezione olistica, psicosomatica della medicina, sul cui ottimismo, l'autore a volte ironizza garbatamente.

Al di lÓ, quindi, delle profonditÓ indagate da Mann, dei molteplici significati veicolati dal romanzo, vi Ŕ questa clinica per tubercolotici, che pu˛ costituire ancora un modello per i nostri ospedali moderni, un ambiente non completamente spersonalizzante, dove poter tentare di dare significato alla propria malattia e alla propria sofferenza e dove sia possibile, come al protagonista, ritrovare se stessi.

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