Harold Bloom, Come si legge un libro. E perchŔ, BUR Rizzoli, 2001

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copertinaDubito che tutte le premesse iniziali del saggio di Bloom, concernenti le motivazioni alla lettura, mi trovino d'accordo, soprattutto quella che dice Non cercare di migliorare chi ti circonda tramite ci˛ che leggi o il modo in cui lo leggi.
Per la veritÓ, io credo che la lettura aiuti a migliorare noi stessi e, di riflesso, gli altri, che contribuisca, la lettura, a cambiare e rendere migliore, tramite gli individui, il mondo. Illusioni progressiste, le mie, rimasugli dell'ottocentesco entusiasmo positivista.

Detto questo, ho trovato il libro di Bloom molto bello.
Le sue preferenze letterarie sono anche le mie. Le sue postille ai grandi libri (Don Chisciotte, La Certosa di Parma, Delitto e castigo, Ritratto di signora, Alla ricerca del tempo perduto, La montagna incantata, i racconti di Turgenev, Cechov, Hemingway, Borges e Calvino) mi hanno aiutato ad ampliarne la comprensione.

E questo mi sembra il compito principale della grande critica letteraria: farci scoprire di un testo quelle sfumature e quei significati che ci erano sfuggiti, che avevamo trascurato a causa dei nostri limiti culturali e della nostra sensibilitÓ imperfetta.

Il libro del critico americano, infine, prende in considerazione non solo i testi narrativi, ma dedica opportunamente, con la medesima, sconfinata competenza e con il medesimo profitto per il lettore, una sezione ciascuno del libro alla poesia e al teatro, dove la parte del leone, come di consueto, la fa l'amatissimo Shakespeare.

I libri di Harold Bloom

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