copertina libroIl cittadino medio, così come il giornalista medio, ritengono che la medicina sia una scienza esatta. Non è così. Non ha il medesimo grado di certezza della matematica e della fisica, nemmeno quello della chimica. Man mano che ci si avvicina alle scienze che studiano la vita, come la biologia, le granitiche certezze vacillano e i pronostici si fanno più aleatori. La medicina è scientifica, ma mantiene ampi margini di dubbio, di incertezza e di approssimazione.

Le ipotesi diagnostiche, che il medico avanza su uno stato morboso, possono essere formulate soltanto su una base probabilistica. Per esercitare in modo eccellente l'arte medica occorre che il sapere scientifico e libresco ("fisso, concreto e compiuto") si integri necessariamente con l'intuizione, l'intelligenza clinica, "che è incerta, fluida, imperfetta e astratta". Nemmeno gli studi clinici randomizzati controllati sono perfettamente oggettivi, perché quando si studia un essere umano entrano in gioco la variabilità e la soggettività.

Siddartha Mukherjee, l'autore di questo libro di poche pagine, ma denso di riflessioni importanti, che spiazzano il lettore, tenta di individuare tre leggi fondamentali della medicina, che egli così formula:

Legge numero uno: un'intuizione forte è molto più potente di un esame debole.
Legge numero due: la normalità ci insegna le regole, le anomalie ci rivelano le leggi.
Legge numero tre: per ogni perfetto esperimento medico c'è una perfetta parzialità umana
.

L'autore è scettico circa la possibilità che una medicina del futuro, ancora più tecnologica di quella odierna, arrivi all'esattezza e diffida degli algoritmi.
Siddartha Mukherjee (Nuova Delhi, 1970), Assistant Professor of Medicine alla Columbia University e oncologo del Columbia University Medical Center, conclude la sua disamina, che si avvale di una lunga esperienza sul campo, affermando che:

La disciplina chiamata medicina riguarda l'impiego del sapere in condizioni di incertezza. La più giovane delle scienze è anche la più umana. E, forse, la più incredibile e fragile delle nostre imprese.

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