copertina libroSi dice che le opere migliori di Simenon non siano i suoi famosissimi racconti polizieschi, pur ricchi di indimenticabili atmosfere, - i famosi romanzi che hanno per protagonista il commissario Maigret, per intenderci -, ma i racconti e i romanzi che scavano nella psicologia di esistenze "normali". E, a giudicare da questo notevole Le campane di Bicêtre, le cose potrebbero stare  davvero così.

René Maugras, affermato direttore di giornale, nel corso di una cena con il gruppo di professionisti ed accademici, che abitualmente frequenta e che ogni martedì si riunisce in un raffinato locale parigino, ha un improvviso ictus. Viene ricoverato in una camera privata a Bicêtre, in un ospizio che funge anche da ospedale psichiatrico.

La malattia, con l’incapacità di parlare e di muovere metà parte del corpo, invece di precipitarlo nell’angoscia, lo porta a riflettere sulla vita fino ad allora condotta.

Intorno a lui ruotano tutta una serie di personaggi ben tratteggiati: la moglie Lina ormai alcolizzata e rosa dall’angoscia; la figlia Colette affetta da una malformazione congenita, che la fa zoppicare; due giovani e belle infermiere private, Blanche e Josefa; il compagno di bagordi, l'ambizioso dottor Besson d Argoulet, avido di riconoscimenti; il primario della clinica, Audoire; l'avvocato Clabaud; il suo più stretto collaboratore al giornale, il mite Colere; l'ex amante, l'indipendente signorina Helen.

Invece di ascoltare le dettagliate informazioni mediche sulla sua malattia che l’amico Besson gli comunica premurosamente, Maugras si chiede se l'esistenza condotta sino ad allora sia stata per lui soddisfacente. All’improvviso l'attività frenetica che ha prodigato nell'esercitare la sua importante professione e che così tanti onori gli ha procurato, così come d'altronde quella dei suoi brillanti amici, gli appare futile, una sorta di fuga e di tradimento.
Egli perciò appare indifferente alle sollecitazioni dei medici, alle loro esortazioni ad uscire dall’isolamento e da quella che scambiano per depressione.

Confinato dentro un letto di ospedale, Maugras rievoca alcuni episodi significativi della sua vita, quelli che gli ritornano in modo un po' caotico alla mente, con gli stati d’animo e gli ambienti di allora.
Le giornate si susseguono contrassegnate da una routine rassicurante: le visite mediche, le infermiere, il termometro, gli esami diagnostici, la misurazione della pressione, i prelievi, le flebo, i pasti monotoni. E il suono delle campane della vicina chiesa.
Dopo alcuni giorni il malato migliora, le sue condizioni cliniche si sono stabilizzate, ha riacquistato, almeno parzialmente, l’uso della parola e lo costringono, controvoglia, a fare qualche passo, sorretto dal personale, e a sedersi su di una carrozzina. Qualche tempo dopo raggiungerà la palestra per la rieducazione. Scopre di avere finalmente tempo di osservare con attenzione gli altri e scopre intorno a sé tutta un'umanità sofferente ma viva, per lo più anziani soli, ripudiati dal mondo, che se ne stanno rinchiusi nell'ospizio. Un’umanità che ha condotto una vita normale, quella vita da cui lui si è distaccato e di cui prova nostalgia.
Osserva per la prima volta la natura, le gemme che si schiudono.
Nelle ultime settimane il tempo è stato eccezionalmente bello. Per la prima volta in vita sua ha visto le gemme gonfiarsi sugli alberi del cortile. Ha seguito il loro lavorio interno, lo sforzo delle foglie ancora fragili per liberarsi dall’involucro scuro. Ha passato così tante ore a osservarle che ne conserva un’immagine animata, come quei filmati che mostrano lo sbocciare di un fiore.

In Le campane di Bicêtre l’esperienza della malattia, lungi dall’essere soltanto una parentesi disgraziata nella propria esistenza, si trasforma per il protagonista in un’opportunità per riflettere sulla propria vita, prima imbrigliata nella concitazione del lavoro e degli obblighi mondani, in un'occasione per tentare di rispondere a quegli interrogativi che quando era in salute aveva sempre evitato. Ricordi e immagini sepolte nei meandri della memoria riaffiorano alla coscienza e gli tengono compagnia.

Il pregio del libro, oltre alla interessante materia trattata (la malattia, la vanità del successo, ecc.) e al consueto stile asciutto, consiste nella presenza di personaggi, anche i minori, autentici, vivi, tutti caratterizzati da una loro unica e contraddittoria umanità.

Commentando Le campane di Bicêtre lo scrittore Carlo Fruttero ha detto: "Non so chi potesse mettere insieme un ritratto, un libro, con uguale limpidezza e vigore".