copertina libroSpinto dalla mia consueta curiosità dispersiva, acquistai in giovinezza una copia degli Esercizi spirìtuali di Ignazio di Loyola, della quale sono tuttora in possesso, custodita in qualche andito recondito della libreria domestica. Ne sfogliai a malapena poche pagine, leggendone qualche brano a caso. Confesso che il testo non riuscì, allora, a catturare la mia attenzione.
A distanza di decenni ho perciò colto con favore l'occasione dell'uscita del volume Einaudi di Adriano Prosperi, professore emerito di Storia Moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e collaboratore del quotidiano la Repubblica, per colmare (o perlomeno tamponare) una delle mie tante lacune cognitive nel campo della Storia.

La Compagnia di Gesù si costituisce al tempo della Riforma e della Controriforma. Il suo fine è quello di creare dei combattenti della cristianità, destinati alla conquista di nuove anime alla causa del Cristo e al contrasto delle eresie.

I Gesuiti hanno avuto alterna fortuna attraverso i secoli: respinti dal Settecento illuminista, furono invece riabilitati nell'Ottocento romantico e reazionario e giocarono un ruolo importante persino nei principali drammi globali del Ventesimo secolo.

Nonostante tra i Gesuiti si annoverino personalità in contrasto tra loro, oggi il termine "gesuita" è usato sovente per evocare "sofisticati maestri di finzione e doppiezza".

L'autore richiama, nel suo discorsivo saggio, alcuni concetti chiave che contraddistinguono il processo di formazione del gesuita: la "vocazione", una sorta di individuazione, di evoluzione interiore, che porta alla scelta di aderire alla Compagnia, illustrata in accurate "autobiografie", che documentano e testimoniano la scelta cruciale, l'esecuzione di un compito, la vocazione appunto, maturata in ciascuno di loro.
Spesso la vocazione dei giovani - moltissime le menti brillanti - viene contrastata dalla famiglia d'origine, che sperava per il proprio discendente una diversa carriera. Più ancora dalle madri che dai padri.

Ci sono dunque, dietro le vicissitudini della Compagnia di Gesù e dei suoi affiliati, elementi che richiamano la nostra attualità: "vocazione", "autobiografia", "conflitto con il progetto familiare", sono tutte espressioni chiave anche del nostro tempo e contribuiscono non poco a mantenere viva l'attenzione del lettore.
Vivi sono anche i ritratti di gesuiti illustri che Prosperi ci restituisce nel suo saggio: oltre al fondatore Ignazio di Loyola, facciamo la conoscenza di Francesco Saverio, Roberto Bellarmino, Antonio Possevino, René Ayrault, Matteo Ricci.

Apprendiamo che l'autentico gesuita deve coltivare la perfezione e l'umiltà e perciò rifuggire dalla vanagloria e dal culto della propria personalità, dall'inseguimento dei beni materiali e del successo mondano, ma deve unicamente operare per la gloria di Dio ("ad Maiorem Dei Gloriam").
Un ultimo carattere distintivo del gesuita è il dovere di obbedienza assoluto, perinde ac cadaver, che rimanda ad una rigida disciplina militare.

Come noi oggi ricorriamo allo psicoterapeuta o al life coach, ogni gesuita era seguito da un "padre spirituale". E - mi viene da pensare - chissà che non fosse meglio allora?!
Sul piano educativo i gesuiti fondarono delle istituzioni formative, i collegi, scuole gratuite aperte a studenti di ogni estrazione sociale. E istituirono le missioni, spedizioni in ogni angolo del mondo (principalmente in Asia, famose quelle in India e in Cina) allo scopo di convertire i popoli estranei alla dottrina cristiana.

Chiaro, scritto usando un linguaggio accessibile anche al profano, ma con uno stile di grande piacevolezza, il saggio di Adriano Prosperi ci permette di evadere dalla nostra quotidianità, immergendoci nei secoli scorsi, e tuttavia di capire nel contempo qualcosa di più, non soltanto della nostra realtà esteriore, ma soprattutto della nostra vita interiore.