copertina libroViviamo in un’epoca in cui l’autorità degli esperti viene contestata e il loro potere messo in discussione. È tutto un lamento da parte dell'élite dominante su quanto i nuovi mezzi di comunicazione basati sul digitale antepongano l’ignoranza alla competenza certificata. Su come le persone comuni mettano naso in delicate questioni (che drammaticamente le riguardano!) senza avere i titoli giusti per farlo.

Eppure uno dei momenti storici più importanti e fecondi della storia dell’umanità, l’Illuminismo, proprio su questo si basava: sul dubbio sistematico, sull’esame libero e individuale della realtà, contro i dogmi, senza alcuna deferenza verso l'autorità riconosciuta.

Attirato dal titolo ho pertanto affrontato con favore la lettura del saggio di William Easterly, La tirannia degli esperti. Le sue analisi vertono soprattutto sull’ambito economico, sono un elogio delle teorie dell'economista austriaco Friedrich von Hayek (1899-1992) e dimostrano, basandosi su esempi storici anche recenti, come una vita economica pianificata dagli esperti si risolva sempre in un fallimento. E come invece le scelte in apparenza caotiche di miliardi di singoli individui produca, al contrario, progresso, ricchezza e benessere.

William Easterly è professore di economia alla New York University e si occupa principalmente di sviluppo economico. È convinto che la tecnocrazia, il potere degli esperti, laddove venga esercitato per combattere la povertà, si trasformi in una tirannide che nega i diritti dei cittadini poveri. La povertà, secondo Easterly, si sconfigge principalmente ridando potere e diritti politici ed economici ai singoli cittadini.

Si produce sviluppo, non quando le scelte vengono calate in modo paternalistico dall’alto da presunti esperti, ma quando si rinforzano i diritti delle persone e la democrazia. Nascono allora “nuovi scambi commerciali, nuove tecnologie, nuovi servizi pubblici”. L’economia pianificata centralmente da “coloro che sanno” conduce alla miseria. Mentre garantire a tutti i cittadini i diritti politici ed economici porta allo sviluppo e al benessere.

Easterly parte da Hayek, principalmente dal suo saggio La via della schiavitù. Secondo Easterly, Hayek non è, come si crede, un pensatore-economista di “destra”. Diffidente verso il potere e chi lo rappresenta, Hayek era contrario sia ai “liberisti” che agli “statalisti”, si opponeva insomma a tutti coloro che erano di fatto favorevoli a un potere statale vessatorio nei confronti delle libere scelte dei cittadini. Era avverso a individui e gruppi che esibissero una “passione per l’autorità”, metteva in guardia verso chi difendeva gli interessi di qualche piccola elite, a scapito della comunità. Detestava chiunque si sentisse autorizzato ad imporre agli altri i propri valori e la propria scala di preferenze.

Nel dibattito “Stato o mercato", Hayek era per la libera iniziativa dei cittadini, ma riconosceva allo Stato una funzione insostituibile in aree strategiche che il mercato non copre: “la costruzione e manutenzione delle strade, la lotta all'inquinamento, la fornitura di servizi igienico-sanitari, la costruzione di un quadro giuridico, la prevenzione delle frodi e i servizi sociali”. Era favorevole a un reddito statale garantito.

Hayek non considerava l’economia una scienza. Era consapevole delle lacune di questa disciplina e perciò diffidava degli economisti, quando volevano trattare problemi sociali come problemi esclusivamente tecnici e imporre le proprie decisioni dall’alto, in virtù di una supposta superiore conoscenza. Il sapere dei tecnocrati, nonostante la loro supponenza, è inficiato - secondo l’economista austriaco - da grandi limiti. Molto meglio ai fini della prosperità l’azione informale di milioni di persone, ciascuno con il proprio sapere e saper fare specifici.

Importante, infine, è che nella società si tenga vivo il dibattito, il contrasto anche acceso delle opinioni, il dissenso. Nessuno può arrogarsi il privilegio di detenere la verità assoluta. Hayek condannava coloro che volevano reprimere il dibattito, detestava “la presunzione che possa esserci un qualsiasi gruppo di persone a pretendere il diritto di decidere cosa la gente debba pensare o credere”.

Chissà cosa penserebbe della società attuale dove non solo economisti, ma statistici, medici, broker ed altri “esperti” vorrebbero imporci senza consultarci quali fini perseguire e come vivere la nostra esistenza individuale?

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