copertina libroVolevo sconsigliare la lettura di questo romanzo, il primo che leggo di Richler (Montreal 1931 - ivi 2001). Non riuscivo ad immergermi nella storia, mi annoiavo, faticavo a concentrarmi. Poi, ogni tot numero di pagine, la narrazione aveva degli improvvisi guizzi, delle impennate che mi convincevano a riprendere la lettura.

La trama in sintesi:
Un uomo, il protagonista, Mortimer Griffin appunto, lavora per una piccola ma importante casa editrice, la Oriole Press, che è controllata in realtà da un carismatico personaggio, simile al megadirettore galattico dei film di Fantozzi, sul quale aleggia un’aura di impalpabile mistero: il Creatore di Stelle. Siamo ai tempi della Swinging London.
Quarantenne alto e bello, Mortimer viene tradito dalla moglie Joyce, la quale gli preferisce uno disgustoso scrittore, amico del protagonista, Ziggy Spicehandler, “basso, irsuto, col torso a barilotto”, “il naso a uncino”, il collo “taurino”, “unticcio” e con le “orecchie a sventola”. Malgrado tali caratteristiche “le donne trovavano Ziggy Spicehandler eccitante”.
In seguito all’infedeltà della moglie, Mr. Griffin inizia a mettere in discussione le sue scelte di vita, le sue relazioni e la sua stessa identità.
La coppia ha un figlio, di nome Doug, di otto anni, che alla recita scolastica deve interpretare, al cospetto di una severa insegnante, nientemeno che un personaggio del marchese de Sade. Nuovi paradigmi educativi, dunque, preparano nuovi conformismi.

La figura di Mortimer risulta intrigante per il lettore di sesso maschile perché anticipa tematiche che riguardano il maschio contemporaneo e che Richler, col suo radar sensibile, riesce ad individuare: l’insicurezza circa la propria identità sessuale e i modelli di virilità proposti dalla cultura dominante e le ansie riguardanti le proprie prestazioni a letto, in epoca di femminismo radicale.
Temi caldi, ma spesso colpevolmente ignorati anche oggi dalla narrativa contemporanea.

Inoltre il romanzo contiene un’implicita critica al mondo del cinema. Confida il Creatore di Stelle:

“Vede, allora noi, un gruppetto di ebrei, italiani e latinoamericani, controllavamo le immagini venerate dall’America protestante. Vi insegnavamo che parlare per frasi smozzicate, in effetti essere piuttosto stupidi, come Gary Cooper, era virile”.

E ancora:

“Non c’era niente di più vacuo - decisi -, nessun guscio più vuoto di un attore cinematografico. Gli attori dicono le parole che gli sceneggiatori gli mettono in bocca. Qualunque sceneggiatore".

Un altro tema affrontato da Richler, in anticipo sui tempi, è la fissa del mondo produttivo per l’efficienza: alla Oriole Press viene inviata direttamente in volo dalla Germania “una squadra di specialisti dell’efficienza”, con richiami parodistici dell’autore ai campi di sterminio nazisti.

Altri temi trattati dal romanzo: la crisi di mezza età, il mito del successo, le ortodossie alla moda fintamente liberatorie, l’antisemitismo.

Il romanzo risale al 1968. A tratti una narrazione kafkiana, per altri versi una comicità alla Woody Allen. Distopia o romanzo satirico?

Nonostante la trama poco avvincente e non lineare, e la complessità che rende la lettura ostica, tuttavia il romanzo offre ancor oggi al lettore comune spunti di critica sociale umoristici e dissacranti.