copertina libroLa scuola, in Italia, ma probabilmente anche altrove, viene caricata di molte responsabilità. Tutti i vizi, le storture, le deviazioni in seno a una società sembra che debbano essere emendate dalla scuola. Secondo l'opinione della scrittrice Dacia Maraini (Fiesole, 1936) la scuola ha addirittura il compito di salvarci. Rappresenta il nostro futuro.

Eppure è la stessa scrittrice a descrivere la scuola come un'istituzione in crisi, per colpa, certo, dell'incuria dei politici, ma anche per alcuni meccanismi interni che la inceppano: un eccesso di burocratismi, una parte, pur minoritaria, di insegnanti demotivati, il processo di aziendalizzazione, ecc. La scuola resiste, secondo la Maraini, soltanto per la presenza di un nutrito gruppo di insegnanti fieri della propria missione.

"Gli insegnanti che creano vita e futuro sono coloro che credono in ciò che fanno, che hanno il coraggio di rischiare, che si sacrificano per dare il meglio di sé in un ambiente ostile e precario, che praticano la maieutica socratica indagando e scovando i talenti nascosti e le energie segrete dei giovanissimi".

Ultimamente è un fiorire editoriale di testi che inneggiano alle virtù "terapeutiche" della scuola, dalla Valerio alla Tamaro. Extra ecclesiam nulla salus appare il motto degli zelatori dell'istituzione scolastica.
In verità la scuola si sta rivelando un'istituzione vetusta, un Moloch che pretende di avere il monopolio della conoscenza. Centrata più sull'insegnamento che sull'apprendimento, più sui docenti ("docente" lo trovo personalmente un termine pomposo) che sugli studenti. Forse la crisi della scuola non ha e non avrà mai rimedio perché riguarda le sue stesse fondamenta. La Maraini medesima confessa nel suo libro - contraddicendo così la sua tesi di fondo - di aver imparato molto di più fuori della scuola che all'interno delle mura scolastiche, di essersi formata grazie a letture personali e non perché ha incontrato insegnanti che abbiano lasciato il "segno".

"Per quanto mi riguarda ho imparato molto di più dai libri letti per conto mio, fuori dalla scuola che dai libri di testo. [...] dovrei dire che il rapporto [con gli insegnanti, ndr] è stato per me catastrofico. In tanti anni e in tante scuole solo due, forse tre professori da ricordare, davvero poco. A me sono rimasti dei ricordi sgradevoli e la sensazione che l'apprendimento fosse qualcosa che riguardava soprattutto il doposcuola".

Appunto. Forse è giunto il momento di prendere atto che esistono molteplici percorsi di apprendimento, di cui la scuola rappresenta soltanto un segmento. Durante l'esistenza di ognuno si apprende continuamente, in vari contesti, non soltanto negli spazi claustrofobici delle aule scolastiche. Esistono le biblioteche, lo studio personale, l'incontro con maestri significativi, la grande offerta di corsi e occasioni di approfondimento che mette a disposizione la Rete. Non si tratta di abolire la scuola e del resto nessuno riuscirebbe ad abbattere un'istituzione, per quanto conservatrice e in declino, che muove tanti interessi economici. Si tratta, a mio avviso, di contrastarne il monopolio.

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