copertina libroSempre alla ricerca di letture che contribuiscano alla “liberazione” personale, mi sono imbattuto in questo libretto vergato dallo scrittore napoletano Raffaele La Capria. I due testi principali, La mosca nella bottiglia e Lo stile dell’anatra, risalgono rispettivamente al 1966 e al 2001.

Il libro in edizione Oscar Mondadori contiene una raccolta di “annotazioni, elzeviri, brevi apologhi”, che hanno come filo conduttore una vivace polemica contro l’eccessivo concettualismo della nostra epoca, la sovrabbondante ideologizzazione dell’esistenza, l'incapacità di arrivare a una concezione della vita più semplice, spontanea e veritiera, invece di avvitarsi in teorie tanto oscure quanto irrilevanti. La Capria fa un appello al recupero del senso comune, da non scambiarsi con il buon senso piccolo borghese e con il qualunquismo, il conformismo, i pregiudizi, i luoghi comuni, le opinioni condivise del cittadino medio. Lo scrittore e saggista napoletano richiama invece, come antidoto, a un sano empirismo di matrice anglosassone.

Va bene dunque lo studio dei grandi maestri del sospetto: Marx, Nietzsche, Freud, ma le loro teorie vanno elaborate e assimilate cum grano salis. Bisogna tornare ad accostarsi alle cose della vita senza che troppi schemi predeterminati condizionino le nostre percezioni.

Uno degli scritti più stimolanti che compongono il volume verte sul “risentimento” (Il risentimento e i risentiti), uno stato d’animo diffuso ed estremamente rappresentativo della nostra epoca. Partendo dagli scritti di Nietzsche, che fece del risentimento uno dei pilastri della sua filosofia, La Capria compie un'articolata disamina del fenomeno, che va assumendo dimensioni di massa, e ne espone gli aspetti negativi, non mancando di sottolinearne per la verità, anche se non con sufficiente forza, quelli talvolta positivi.

Le maschere e lo stile dell’anatra è un breve saggio letterario che perora la causa di uno stile semplice, chiaro, spontaneo, che non significa necessariamente ingenuo e superficiale. Anzi si tratta di uno stile che lo scrittore professionista sviluppa dopo un lungo lavoro di riflessione e purificazione e che si contrappone allo stile oscuro, difficile, inutilmente complicato e iperletterario di tanta narrativa contemporanea. Come l’anatra scivola con apparente leggerezza sull’acqua, occultando il lavorio delle zampe sotto la superficie, così lo scrittore deve consegnare al lettore una pagina fluida, frutto tuttavia di una laboriosa messa a punto preliminare.

“[...] se dovessi proprio dire qual è lo stile che preferisco, dirò che è quello dell’anatra, che senza sforzo apparente fila via tranquilla e impassibile sulla corrente del fiume, mentre sott’acqua le zampette palmate tumultuosamente e faticosamente si agitano: ma non si vedono”.

Come modello aureo di scrittura soltanto in apparenza semplice e fluida, La Capria ci indica i Sillabari di Goffredo Parise.

Sono tanti i temi che La Capria sviluppa in questo affascinante libro, che spaziano praticamente sull’intera storia della letteratura universale, toccando in particolare l’evoluzione del romanzo. Suggestive le pagine in cui esamina la letteratura russa dell’Ottocento (sempre nel saggio Il risentimento e i risentiti). In un altro mirabile testo, La Capria si interroga su cosa sia la bellezza (La nostalgia della bellezza), in cosa consista, persuadendo e seducendo il lettore con le sue avvincenti osservazioni.

A volte, tuttavia, La Capria in alcuni passaggi mi è sembrato ossequiare quegli stessi pensatori che sottopone a critica, come nelle pagine in cui espone, nel modo più freudianamente ortodosso, la teoria della rimozione, forse una delle teorie psicologiche più sopravvalutate degli ultimi secoli. Il brano in questione si intitola La storia e l’identità. Infine, a mio avviso, nelle pagine sul risentimento, l’estrazione alto borghese dell’autore gli impedisce di cogliere appieno tutte le valenze positive di tale espressione psichica, liquidandola forse troppo frettolosamente, - invocando in questo l’autorità dell'economista austriaco von Mises - , come fenomeno di invidia sociale.