copertina libroGiorgio Zanchini (1967), nel suo ultimo lavoro La libreria degli indecisi. Letture, che ci insegnano il coraggio di non scegliere, ci invita a un affascinante viaggio attraverso la sua vita e le sue letture. Pubblicato da Mondadori nel 2024, questo libro si rivela una coinvolgente autobiografia letteraria che non si limita a raccontare esperienze personali, ma intreccia la narrazione della vita dell'autore con una ricca esplorazione di libri, film e canzoni che lo hanno accompagnato lungo il cammino.

Il tema centrale del libro è l'indecisione, una qualità che Zanchini, volto noto del giornalismo culturale RAI, sente profondamente sua. In questo contesto, gli scrittori del dubbio e dell'incertezza diventano i suoi compagni ideali. Attraverso le pagine, incontriamo figure emblematiche come il Karl Rossmann dell’America di Kafka e gli “inetti” di Svevo, addizionate alle riflessioni poetiche di Montale, con la sua vita vissuta al 5%. Non mancano icone come lo Swann della Recherche proustiana, l’indifferente Meursault dello Straniero di Camus, e il nichilista Bardamu di Céline. Sfilano davanti a noi i vagabondi di Kerouac e di London, i marinai di Conrad, gli “altri libertini” di Tondelli, la trasvalutazione di tutti i valori di Stavrogin, il protagonista dei Demoni di Dostoevskij, la ribellione adolescenziale del giovane Holden, l’oscura rivolta protofemminista di Anna Karenina e Madame Bovary, l’opposizione nonviolenta dello scrivano Bartleby dell’omonimo racconto di Melville, l’abulico Ulrich de L’uomo senza qualità di Musil, la contemplativa accidia dell’Oblomov di Goncarov. Andando a ritroso, fino a prendere in esame le vicende di Amleto, l’uomo moderno per eccellenza che “non sa più decifrare la realtà che lo circonda”, e di Don Chisciotte che fatica a distinguere tra reale e irreale.

Insomma, sfilano nel libro di Zanchini tutti i personaggi più significativi della letteratura universale, quelli più problematici, critici (ma non si è sempre detto che la letteratura è critica della vita?), non integrati. Quelli che piacciono a me. D’altronde la letteratura, la migliore almeno, parte sempre da un disagio, da uno scarto tra la propria sensibilità e la risposta spesso fredda e deludente del mondo, da aspettative disattese, dalla crisi esistenziale di un individuo che non riesce ad adattarsi a strutture sociali alienanti. Suggestivi e ben scelti sono gli aggettivi che Zanchini associa ai suoi eroi: incerti, non risolti, immaturi, inetti, timidi, prudenti, confusi, insoddisfatti, ondivaghi, frustrati. In contrapposizione agli altri, i vincenti, gli integrati, i sicuri di sé.

Zanchini suggerisce che l'indecisione non sia necessariamente una patologia mentale, come sembrano considerarla psicologi e psicoterapeuti, ma piuttosto una postura filosofica, un modo autentico di affrontare la vita. Gli indecisi, a suo avviso, sono spesso più sensibili e intelligenti della controparte competitiva e vincente. Sono capaci di cogliere la complessità del reale e di rimanere sospesi nelle decisioni di vita proprio perché non persuasi dalle realizzazioni che vedono attorno a loro.

Infine l'indecisione si accompagna alla mitezza, alla sospensione del giudizio, alla comprensione degli errori, al rifiuto del fanatismo, all'apertura mentale, alla curiosità per tutto il creato. In una parola l’indecisione si affratella alla tolleranza:

“Voglio dire che l’indecisione, l’incertezza, la sospensione del giudizio possono anche essere ignavia, ma spesso sono alla base della tolleranza, che è l’architrave del pluralismo, di una convivenza pacifica e quindi della democrazia, a maggior ragione in società multiculturali come le nostre. La prudenza, la mitezza, il capire le ragioni degli altri, il non pensare di essere detentori della verità”.

Stranamente, Montaigne, che potrebbe essere eletto a “principe degli indecisi”, riceve solo un accenno nel libro. Questo potrebbe sorprendere molti lettori, dato che il pensatore francese è noto per la sua capacità di fluttuare tra diverse opinioni senza mai essere del tutto persuaso da alcuna. Tuttavia, questa omissione non toglie valore all'analisi di Zanchini, che arricchisce il suo racconto con riferimenti a numerosi altri autori e personaggi significativi.

Oltre ai libri, Zanchini ci parla di film e canzoni che hanno lasciato un segno nella sua vita, completando il quadro delle sue influenze culturali. Alla fine del libro, l'autore offre un elenco dettagliato di questi titoli, un vero e proprio tesoro per i lettori appassionati che desiderino esplorare ulteriormente l'argomento.

Un aspetto particolarmente affascinante del libro è il modo in cui Zanchini valorizza le conversazioni con esperti e colleghi illustri come Piero Dorfles e Marino Sinibaldi. Questi dialoghi non solo arricchiscono la sua comprensione della letteratura, ma confermano anche che le discussioni con persone di grande levatura culturale possono formare quanto la lettura stessa.

La libreria degli indecisi è un libro garbato, elegante e colloquiale, scritto con eccellente qualità e piacevolezza. Zanchini ci offre non solo uno sguardo intimo sulla sua vita e sulle sue letture, ma anche un potente messaggio sull'importanza dell'indecisione e della riflessione critica. Un'opera che conforta e ispira, ricordandoci che i libri, i film e le canzoni possono essere un rifugio dall'infelicità e un mezzo per sentirci meno soli e più compresi.