copertina libroNel panorama dei libri che si occupano di saggistica psicologica, La felicità (non) è un mito di Michele Mezzanotte si distingue come un'opera intrigante e complessa, che promette di offrire una riflessione profonda sul concetto di felicità e sulla sua ricerca nell'odierna società. Mezzanotte, analista junghiano, esplora con competenza e passione le varie sfaccettature della felicità, tracciando un percorso che oscilla tra la leggerezza della prima parte e la profondità analitica delle sezioni successive.

Un inizio spumeggiante

Il libro si apre in maniera vivace e coinvolgente, con un tono che cattura immediatamente l'attenzione del lettore. Mezzanotte ci guida attraverso un viaggio iniziale che pone la felicità come un sentimento da inseguire, un'emozione fluttuante che sfugge e si nasconde, sempre pronta a essere rincorsa nuovamente. La felicità, secondo l'autore, non è un obiettivo finale ma un mezzo, un processo continuo di ricerca e scoperta. È come giocare a nascondino con la vita stessa, un cammino personale e irripetibile che ciascuno deve percorrere.

L'appesantimento analitico

La seconda parte del libro, tuttavia, si appesantisce quando Mezzanotte affronta le varie psicopatologie. La trattazione di depressione, ansia, panico, ossessività, disturbo borderline e bipolarismo diventa dettagliata e tecnica, rischiando di smarrire quei lettori meno avvezzi al linguaggio specialistico della psicologia. Questa sezione, pur preziosa per chi desidera una comprensione approfondita delle dinamiche psicologiche, potrebbe risultare ostica e rallentare la fluidità della lettura.

Una guida preziosa alla realizzazione personale

Nonostante questo, La felicità (non) è un mito rimane un libro prezioso per chi intenda dare una svolta alla propria vita, sviluppando il proprio Sé più profondo. Mezzanotte sostiene che la felicità è una condizione transitoria e che chi la cerca come stato permanente è destinato a inevitabili delusioni. Egli invita i lettori a vedere la felicità come un'opportunità, un dono da afferrare attraverso un percorso di crescita personale e di confronto con i propri demoni interiori.

L'Arte della Felicità

"La felicità [...] esiste. Può essere costruita e raggiunta," scrive Mezzanotte, ma avverte che, come ogni sentimento complesso, richiede cura costante e attenzione. La ricerca della felicità è un'esperienza profondamente personale, che varia in base alle fasi della vita e alle caratteristiche individuali. Cambia con l'alternanza di colpa e volontà, e si manifesta in modi diversi per ciascuno di noi, nel lavoro, nelle relazioni, nei piaceri della vita, e persino nell'introspezione.

Conclusione e domande aperte

La felicità (non) è un mito si rivela quindi un libro divulgativo e accessibile, che può diventare uno strumento prezioso di liberazione e realizzazione personale. Tuttavia, lascia aperte alcune domande che meritano di essere poste all'autore: perché Mezzanotte è contrario alle terapie brevi, ritenendo che la consapevolezza possa essere raggiunta soltanto attraverso una sorta di "analisi interminabile"? Eppure, James Hillman, uno dei numi tutelari di Mezzanotte, sosteneva che persino uno sceneggiato (oggi serie tv), un film, un libro possono essere terapia.
Inoltre, giudicare alcuni sintomi inguaribili, come fa l’autore nell’ultima parte del libro, non rischia di produrre profezie che si autoavverano?

In definitiva, l'opera di Mezzanotte è un invito a intraprendere un viaggio personale verso la felicità, accettando la sua natura effimera e impegnandosi nella continua ricerca del proprio mito personale.