copertina libroDi ritorno dalle vacanze al mare, Luca, un adolescente quindicenne, avverte una profonda insofferenza all’idea di riprendere la scuola. Si tratta di una sensazione oscura, poiché l’età gli impedisce ancora la piena consapevolezza. L’adolescente romano percepisce tutto il mondo esterno, compresi i genitori, come una materia a lui ostile. Luca è un ribelle, preda di un nichilismo autodistruttivo. È un ragazzo in rivolta, alla ricerca di una propria identità, sopraffatto dalla rabbia. Quest’ultima emozione si esprime in un torpore profondo, cui egli non si oppone, cominciando così a rifiutare di impegnarsi nello studio. Studente liceale con un rendimento elevato, ora è schiacciato dai cattivi voti.

“Luca pensò che il mondo, nelle persone della madre, del padre, dei professori, dei compagni, lo voleva buon figlio, buon scolaro, buon amico, buon ragazzo; ma lui non amava il mondo né queste parti che gli si volevano imporre e doveva disubbidire”.
"[La scuola] era la parte più pesante e assurda della sua vita".

Luca smette di idealizzare i genitori, anzi smette proprio di amarli. Li vede troppo attaccati al denaro, mentre lui va liberandosi di tutti i suoi possessi e del suo attaccamento alle cose: la collezione di francobolli, i libri, un pallone, i guantoni da boxe. Si disfa anche del denaro così ricavato. Luca non vuole più vivere, se vivere significa obbedire, piegarsi alle richieste e alle aspettative del mondo esterno. Smette progressivamente di mangiare.

Un giorno arrivano in casa tre cuginetti, figli di una sorella della madre, accompagnati da una governante, una donna matura, tozza, ma semplice e allegra. Osservandola nei suoi rumorosi giochi coi bambini, Luca scopre di desiderarla, paradossalmente proprio in virtù della scarsa avvenenza della donna. I due si baciano e Luca è combattuto all'idea di intrecciare una relazione intima con la governante, la quale, a causa di un imperscrutabile destino, si ammala e muore prematuramente. Luca continua a percepire la vita dolorosamente come una coercizione ininterrotta, una tirannide insopportabile.

“[...] se non si accettava di essere ciò che gli altri volevano o credevano che si fosse, si veniva puniti o considerati malati”.

Continua a covare pensieri di morte. Cade in preda a un delirio febbrile, da cui si risveglia come rinato, grazie alle cure amorevoli e amorose di una matura infermiera. Smette di odiare sé stesso e sviluppa un sentimento oceanico di gratitudine verso tutti gli aspetti della vita,

“un sentimento affettuoso e comprensivo e disinteressato che ormai era diventato il suo atteggiamento costante verso tutte le persone e tutte le cose”.
Dalla crisi emerge un Luca rinnovato, che accetta la sua passività e soprattutto il fatto che esistono forze misteriose e positive nella vita in cui confidare e a cui sottomettersi.

Pubblicato nel 1948, La disubbidienza può essere considerato un romanzo di formazione, apparentato ad Agostino dello stesso Moravia. Risente dell’influenza culturale esercitata sullo scrittore romano dalla psicoanalisi, dall’esistenzialismo e dal marxismo. Il romanzo, infatti, si concentra sull'introspezione e sull’analisi delle motivazioni consce e inconsce dei personaggi, nonché sulla critica alla società borghese e alle sue sovrastrutture, scuola e famiglia in primo luogo, generatrici di alienazione. L’esplorazione della sessualità del protagonista appare in primo piano, assumendo spesso un significato simbolico di iniziazione e di trasformazione. Attraverso la malattia e il dolore, il protagonista giunge a una più alta coscienza di sé.

Lo stile di Moravia è caratterizzato da asciuttezza e da un’“esattezza lessicale, da una purezza sintattica di tono che rinnova la prosa classica italiana”, come osserva l’amico scrittore e critico Enzo Siciliano.
La disubbidienza contiene elementi autobiografici, poiché lo stesso Moravia visse la drammatica esperienza di una grave malattia in età adolescenziale, che lo costrinse a una lunga immobilità.
Un romanzo breve, quello di Moravia, che assurge a piccolo classico della letteratura italiana del Novecento.