copertina libroPenelope Spada (Penny per gli amici) è un ex pubblico ministero, allontanata dalla magistratura per aver commesso imperdonabili, quanto per il lettore oscuri, sbagli.

Sportiva, disinibita, anticonformista, giovane e attraente, tormentata dai sensi di colpa, dipendente da alcol, sigarette e psicofarmaci, la dottoressa si è improvvisata detective privato. Il cronista di un noto quotidiano, tale Filippo Zanardi, le indirizza un possibile cliente, Mario Rossi, un bell’uomo, titolare di una piccola agenzia immobiliare, cui hanno ucciso in circostanze misteriose la moglie, Giuliana Baldi, istruttrice di fitness e personal trainer.

Rossi, che conduce una vita metodica, grigia, monotona, noiosa, causa di frequenti e violenti alterchi con la moglie, viene accusato di essere l’omicida. La pratica viene tuttavia archiviata, perché gli inquirenti non hanno trovato sufficienti prove di colpevolezza a suo carico. Il delitto rimane perciò ancora irrisolto.

Mario Rossi non si accontenta di essere stato, almeno in parte, scagionato. L'archiviazione continua a gettare degli inaccettabili ("inquietanti") sospetti sul suo conto ed egli teme il futuro possibile giudizio della figlia, la piccola Sofia.
Inoltre vuole conoscere la verità sulla moglie e sulla sua morte. Vuole che venga individuato il responsabile.

Penelope non ha mezzi, non ha licenze che gli permettano di condurre legalmente le indagini. Dapprima recalcitra, poi accetta l’incarico di far luce sulla torbida vicenda. Chiama in aiuto un poliziotto della squadra mobile, di sua conoscenza, Rocco Barbagallo detto Mano di Pietra.

Il racconto prosegue con le indagini. Viene interrogata un'amica della moglie, vengono sentiti piccoli criminali informatori della polizia, eseguiti sopralluoghi, fa la sua comparsa un misterioso cane bianco. Si fa strada, nella mente di Penelope, l’ipotesi che l’assassino potrebbe essere - perché no? - una donna.

Gianrico Carofiglio (Bari, 1962) avvince il lettore perché lo introduce con realismo nel mondo giudiziario, nei riti, procedure e gerghi che lo contraddistinguono. Un mondo che egli conosce di prima mano, essendo un ex magistrato con la vocazione letteraria.
Colpiscono le acute osservazioni dell'autore sui bias cognitivi che portano una persona a compiere scelte e a prendere decisioni sbagliate. Talvolta catastrofiche. A mio avviso l'indagine sui meccanismi mentali che ci portano a compiere delle scelte, non di rado fallaci, costituisce il tema dominante del libro, il filo conduttore della narrazione.

“La nonna diceva che le cose più stupide le fanno le persone più intelligenti. Le persone molto intelligenti fanno errori catastrofici non nonostante la loro intelligenza, ma proprio a causa della loro intelligenza. Quando sei molto dotata in un campo specifico, molto veloce per esempio a risolvere problemi matematici, sei incline a pensare che questa velocità valga per tutto. Sei propensa a formulare giudizi immediati e definitivi, a non cogliere la complessità delle situazioni”.

La vicenda, ambientata in una Milano “livida, attraversata da luci impure”, è narrata in prima persona dalla protagonista, Penelope, una figura complessa, forte e fragile allo stesso tempo, che si imprime in modo indelebile nell’immaginario del lettore.

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