copertina libroUno psichiatra sessantacinquenne, Julius Hertzfeld, scoperto di avere un melanoma maligno che gli consentirà di vivere ancora pochi mesi, decide di reincontrare i propri pazienti, nella speranza di avere una conferma della validità del lavoro svolto durante tutta la vita. Troppo facile sarebbe però riservare l'attenzione ai casi risoltisi in un successo terapeutico. Egli decide invece di concentrarsi su quelli che gli parvero all'epoca i suoi più dolorosi insuccessi. La memoria lo conduce a un paziente che dopo tre anni di sedute psicoterapiche non aveva dato segni evidenti di miglioramento. Si tratta di Philip Slate, un chimico molto brillante, ossessionato dal sesso, che si sentiva particolarmente a disagio nella sua condizione.
I due si rivedono. Philip, nel frattempo, ha abbandonato il suo lavoro di chimico, dedito alla ricerca di nuovi pesticidi, per assecondare la sua vera passione: lo studio della filosofia e dei suoi testi fondamentali. Al punto da essere diventato un "consulente filosofico", uno di coloro che di professione dispensano consigli a pagamento alle persone che si trovano di fronte a penosi dilemmi esistenziali, basandosi sulla saggezza e sugli insegnamenti dei grandi filosofi.

Per Julius, Philip non può esercitare la propria professione in aiuto degli altri se non si apre di più alle relazioni e non fa di queste il centro del lavoro terapeutico. Stringono perciò un patto: Julius farà da supervisore per un certo periodo a Philip, purché questi partecipi ad un ciclo di sedute di psicoterapia di gruppo. Philip è un individuo solitario, insocievole, misantropo, seducente, ma nello tesso tempo incapace di contatto e calore umani (tecnicamente gli psichiatri lo definirebbero una "personalità schizoide"). Ciononostante, proprio grazie allo studio della filosofia, in particolare attraverso la lettura e la meditazione delle opere del filosofo tedesco Arthur Schopenhauer (1788-1860), che predicava il distacco dai desideri e dalle tentazioni mondane, riesce a guarire dal suo comportamento sessuale compulsivo, laddove la psicoterapia tradizionale aveva fallito. Non rivelo il finale per non rovinare la lettura ad alcuni particolarmente interessati alla trama di un romanzo.

La prova narrativa di Irvin D. Yalom, uno degli psicoterapeuti più originali e apprezzati della nostra epoca, tocca vari temi: la conduzione di un gruppo di terapia, l'importanza delle relazioni per la nostra salute mentale, il contributo positivo che possono dare alla terapia dei problemi esistenziali contemporanei la riflessione sui testi più importanti della filosofia, della letteratura e della religione. Yalom non fa mistero del proprio eclettismo e di attingere a piene mani nella propria pratica terapeutica agli insegnamenti di Socrate, Platone, Aristotele, Gesù, Buddha, Epitteto, Epicuro, Montaigne, Spinoza, Kant, Kierkegaard, Schopenhauer, Nietzsche, Heiddeger, Sartre, Camus, Jaspers e via elencando. Sebbene sottolinei continuamente l'importanza della relazione terapeutica ai fini della guarigione dei disturbi psichici, Yalom lascia la porta spalancata a una disciplina, la biblioterapia, spesso negletta dalle accademie psichiatriche. Eppure i migliori psicologi si rivelano, non a caso, coloro che sanno superare il perimetro ristretto della loro disciplina specialistica per addentrarsi nei meandri più ampi della cultura (si vedano i casi di Freud, Jung, Fromm, Hillman e tutta la psicologia esistenziale e umanistica).

Infine il libro, particolarmente coinvolgente e ben scritto, si segnala per la ricostruzione della biografia e del pensiero di Schopenhauer, che fa da contrappunto alle vicende dei personaggi. Raramente capita di leggere una esposizione così chiara, vivida ed entusiasmante delle traversie esistenziali e del pensiero di un eminente filosofo. Un tributo degno del grande Arthur, il cui pensiero sembra sedurre sempre più i contemporanei (si veda lo scrittore francese Houellebecq), a riprova della imperitura attualità dei grandi classici.

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I libri di Irvin D. Yalom