copertina libroInternet è il nostro nuovo ecosistema. Un numero impressionante di device (PC, smartphone, tablet, e-reader, console per giochi, webcam, smart tv, ecc.)  e di applicazioni digitali ci permettono di vivere quotidianamente in un ambiente, la rete, che ci sommerge di dati e informazioni.  Il modo stesso della fruizione culturale ha subito un rivoluzionamento negli ultimi anni: una panoplia di libri, e-book, film, serie tv, musica, fumetti, videogiochi  invade quotidianamente i nostri spazi e tempi. Un fenomeno che si rivela esponenziale se riferito al mondo giovanile.

Ciò non ha mancato di produrre ripercussioni sulle nostre strutture cognitive e sui modi in cui esperiamo noi stessi e il mondo. Sono cadute gran parte delle mediazioni culturali, forti fino a qualche decennio fa. Si è ridotta l'influenza che esercitavano sulle nostre menti e sulle nostre scelte, sino a qualche decennio fa,  insegnanti, editori, giornalisti, opinion maker. Viviamo un'epoca di secolarizzazione e frammentazione della cultura. Non ci si forma più prevalentemente a scuola e sulla stampa specializzata, ma altri luoghi hanno ora assunto una rilevante importanza: siti, blog, piattaforme video, social media. Infleuncer eletti dall'audience popolare della rete, senza essere investiti di nessuna autorità istituzionale, orientano opinioni, gusti, consumi. Gerarchie e principio di autorità sono messi in discussione da una nuova cultura orizzontale, che sembra sostituire la vecchia cultura verticale, fatta di esperti e specialisti certificati.

Nelle nuova cultura le immagini e i suoni sembrano prevalere sulla parola scritta, e la nostra capacità di attenzione, piegata dal multitasking, sembra diminuire ogni giorno di più. Si oppone allo studio organizzato, teorico, lineare, frazionato in discipline, una forma di apprendimento che sembra procedere per salti, motivata dalla passione, basata su tentativi ed errori e sull'imparare facendo. L'ipertesto prevale sul testo. Ci si abbevera non più prevalentemente sui manuali, ma si consultano le fonti più disparate, in un caleidoscopico, inarrestabile, continuo rinvio di immagini e documenti. Cultura alta e cultura bassa si mescolano. Romanzi classici, ma anche serie tv, musica classica e musica leggera. Fruitori e produttori di materiale culturale spesso coincidono, dando vita al fenomeno dei cosiddetti prosumer. Il filosofo francese Pierre Levy parla dell'emergere di una sorta di intelligenza collettiva. Di fronte al nuovo che avanza si stagliano le solite divisioni: apocalittici e integrati, tecnoentusiasti e tardo umanisti,  tradizionalisti e nuovi barbari.

Solimine e Zanchini, rappresentanti di una cultura ufficiale e istituzionale (Solimine è il coltissimo direttore del Dipartimento di Lettere e Culture Moderne alla Sapienza di Roma, Zanchini è un giornalista e conduttore di programmi culturali alla Rai), ci mettono in guardia dai pericoli che un'adesione acritica alla nuova cultura può comportare. Esprimono dubbi sulla radicale disintermediazione che sembra caratterizzare oggi la sfera culturale, in particolar modo quella legata al mondo giovanile.  Il saggio si apprezza per la agilità e profondità di analisi. Certo, l'impressione del lettore è che sia scritto più da pompieri che da incendiari.