copertina libroLa medicina scientifica, tecnologica, specialistica ha ottenuto grandi e innegabili risultati. Tuttavia qualcosa nel corso degli anni si è perso. L'aver incentrato tutta l'attenzione sul corpo-macchina ha implicato un atteggiamento riduzionista nei confronti dell'essere umano, della sua salute o malattia. La salute è uno stato individuale che dipende da numerose varabili, non soltanto molecolari, fisiologiche, biologiche, ma anche psichiche, culturali e sociali.

La malattia si manifesta in modi diversi in individui diversi e la stessa patologia si esprime in differenti pazienti con presentazioni e sintomi che non di rado si discostano dalle descrizioni contenute nei manuali. Le malattie sono complesse, hanno origini multifattoriali, sono determinate da meccanismi ancora parzialmente sconosciuti e imprevedibili. La terapia farmacologica è essa stessa soggetta alla variabilità individuale: gli stessi farmaci agiscono in maniera dissimile quando assunti da persone diverse. Da tempo, anche in campo scientifico, il concetto di causa ha ceduto il campo a quelli di probabilità e di rischio.

Si consideri in aggiunta che l'80 per cento dei pazienti che si rivolgono ad un ambulatorio medico non soffrono di nessuna malattia in particolare, ma esprimono un disagio che troppo spesso viene medicalizzato, con il ricorso a terapie ed esami diagnostici prescritti irrazionalmente..
Quello che si è perso è la dimensione relazionale della cura: la comunicazione, l'ascolto, l'attenzione, il rispetto, l'accoglienza, il dialogo, il conforto, l'empatia, la partecipazione.  Al paziente si dedica sempre meno tempo, affidandosi completamente ai dati di laboratorio e alle immagini radiologiche. Tutto ciò ha portato ad un aumento della conflittualità tra medico e paziente e a un calo della fiducia che le persone nutrono nei confronti dei propri curanti. Per tali motivi si sta riconsiderando la struttura stessa degli studi di medicina e si discute sull'opportunità di reintrodurre le discipline umanistiche nel piano di studi. E si parla con sempre maggiore frequenza di medicina narrativa, una medicina che conceda spazio al racconto del paziente, al suo vissuto ed esperienza di malattia. In opposizione al riduzionismo va recuperata una concezione olistica della medicina e della cura.

"Il medico che esce dalle nostre università, diversamente da quanto auspicato, è portato all'esercizio di una medicina spersonalizzata e tecnologizzata, orientata verso la malattia e non verso il paziente"

La medicina è allo stesso tempo scienza e assistenza. I luoghi dove si esercita la sanità devono essere luoghi aperti alla cultura, alla ricerca e all'aggiornamento continuo. È giunto il tempo di abbandonare una visione onnipotente della medicina, così diffusa dai media e cogliere i limiti della scienza, come anche le opportunità che un approccio più umanizzante può generare.

L'aumento della speranza di vita, la longevità della nostra epoca sono stati raggiunti non soltanto in virtù delle conquiste della medicina tecnologica, ma a fronte di un miglioramento dell'istruzione, del reddito, dell'igiene, delle condizioni di vita, di lavoro, di nutrizione e abitative.

La medicina contemporanea è anche un business, legato all'industria, in particolare a quella farmaceutica e di apparecchiature elettromedicali. Alcuni medici, per inseguire il profitto prescrivono interventi, terapie e indagini diagnostiche sovrabbondanti quando non inutili. In parte le prescrizioni inutili sono dovute all'affermarsi della cosiddetta medicina difensiva. Sono in aumento i contenziosi tra operatori sanitari e pazienti. E per non subire una denuncia molti dottori tendono a cautelarsi moltiplicando terapie ed esami.

Secondo il medico radiologo e storico della medicina Giorgio Cosmacini "La medicina non è una scienza, è una pratica basata su scienze e che opera in un mondo di valori". Le condizioni economiche e sociali condizionano l'esordio e la manifestazione delle malattie. La povertà produce malattia.
Anche avere un sistema sanitario nazionale pubblico è un fattore importante nella promozione e protezione della salute. Laddove, come negli Stati Uniti, le cure sanitarie, sono affidate prevalentemente ad assicurazioni private, gli outcome sono peggiori: di fronte a una spesa sanitaria di molto superiore alla media europea, i cittadini statunitensi presentano risultati di salute inferiori.

Oltre a ciò molta importanza riveste non soltanto la cura delle malattie, ma la loro prevenzione. Ci sono fattori di rischio che espongono la popolazione a gravi complicazioni nel tempo: il fumo di sigaretta, l'obesità, la sedentarietà, l'iperalimentazione, alcune condizioni di lavoro che sottopongono l'organismo ad eccessivo stress o al contatto con sostanze cancerogene.

Il determinismo e il meccanicismo sono concezioni che la medicina contemporanea deve superare, sulla scorta degli insegnamenti dei grandi clinici del passato, che attribuivano al fattore umano una grande importanza, anche quando essi stessi propugnavano una medicina scientifica e sperimentale.  Forse è giunto il momento di rivalutare la figura del medico di famiglia, che conosce tutto del suo assistito e che ha modo di intrattenere con lui un rapporto continuativo e durevole nel tempo. Comunque è necessario che il medico e chi opera nella sanità non siano esclusivamente dei tecnici deputati alla riparazione di un corpo-macchina difettoso, ma professionisti capaci "non soltanto di sapere e di fare, ma pure di comprendere e condividere".

Naturalmente il libro che Domenico Ribatti (1956), professore ordinario di Anatomia umana all'Università degli Studi di Bari, dedica allo stato attuale della medicina, contiene molte più informazioni e riferimenti storici di quanto esposto nella mia frettolosa sintesi. Tocca inoltre argomenti importanti come le medicine alternative, la psichiatria, la bioetica, la malpractice e l'errore in medicina. Lettura utile non soltanto per chi opera nel campo della salute, ma ugualmente per tutti quei cittadini che vogliono tenersi aggiornati sulle questioni più importanti del nostro tempo.

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